mercoledì 7 giugno 2017

lunedì 5 giugno 2017

Finalmente

Avete visto che scrivo più spesso !? perchè vuol dire che mi capitano più cose da raccontare e quando mi capitano più cose da raccontare ? quando con la bella stagione (insomma quasi quasi meglio in inverno) mi muovo in giro per il mondo e posso raccontare cose nuove.
Finalmente ! finalmente dopo tanti tentativi sono stato a Trieste, era un mio obiettivo di viaggio e l'ho vista, niente di particolare anche per via della giornata uggiosa, ma ho arricchito il mio bagaglio di conoscenze, mia moglie mi dice di non allargarlo assai questo bagaglio, perchè la casa è piccola e non abbiamo dove metterlo.
Trieste comunque è graziosa, stile "borbonica" per intenderci, sa molto di Austria solo che c'è il mare ed è un pò sporchina, in questo somiglia tanto alle città dell'Est, devo dirvi che abituato al foro italico a Palermo, la strada principale che costeggia il golfo può impressionare qualche altro e anche dalla piazza Italia mi aspettavo di più, bella indubbiamente ma non mi ha riempito il cuore.
Al ritorno e non era previsto, ci siamo fermati a "Redipuglia", che non è un rinomato ristorante pugliese, ma uno di quei luoghi al confine dove morirono migliaia di italiani e anche stranieri nella guerra, difatti c'è un sacrario enorme che raccoglie le tombe di tutti i caduti, un grande sarcofago in marmo ai piedi della collina dove giace il generale Lamarmora e dietro di lui tutte le tombe in ordine alfabetico dei soldati.
A Trieste sono andato con mia nipote Carmen e di conseguenza sono stato due giorni da loro a Poredenone, due giorni piacevoli, in compagnia e con gli affetti di sempre che la vita a seminato al nord, soli noi (si fa per dire), solo loro, soli Cettina, sola la zia Anna, sola Rossana, Raffaele no, lui è sempre circondato di belle e tante "jolande".
A proposito di Carmen e di finalmente, finalmente il 2 giugno sono andato in Croazia, qualche 5 o 6 anni fa quando ero ancora un cittadino della repubblica della "munnizza" (quello che c'è a Palermo non lo vedo in nessun posto), mia cognata Nunzia mi disse: appena salgo a trovare mia figlia in estate e voi siete da Ambra, con Daniela ce ne andiamo a passare una settimana in Croazia.
Mia cognata qua d'estate non c'è mai venuta perchè è sua figlia che in estate va a Palermo, così mi misi u pucciu ntiesta e voi lo sapete, io la notte non ci dormo e non appena mi è capitata l'occasione via in Croazia.
Lo scorso anno a causa del matrimonio di Ambra (ve ne parlo del nuovo arrivo, ve ne parlo ....) e del mio trasferimento, il nostro 35° anniversario di nozze e per la prima volta lo abbiamo passato distanti e da soli, così per rifarci a natale i miei figli ci avevano regalato dei soldi per un anticipo per la crociera, in inverno mia moglie lavora sempre, in estate siamo a Palermo e nei ponti primaverili non si poteva fare e allora ?
In un primo momento avevamo pensato di posticipare i festeggiamenti del 35° andando a Cannes a trovare mio nipote Domenico, era una vacanza ben articolata che passava pure per Torino, per questioni logistiche l'abbiamo rimandata ad un'altra volta e così per Pasqua un mio amico mi ha detto di essere stato a Rovigno (Croazia) e mi sono fatto venire l'idea, se aspetto a Nunzia ...... ora ci vado da solo e così è stato.
E' stata una breve e bella vacanza, rilassante tranne il viaggio perchè mi perdo sempre, ma la mia "anziana" si è riposata un poco, sempre lavare e stirare e spolverare e spazzare, anche qua ha voluto lasciare tutto pulito, ma meno male che erano solo 16 metri quadri.
Rovigno è bello, un posto frequentatissimo e rilassante allo stesso tempo, per darvi un'idea sembrava La Zise, Sirmione, Scopello, per certi versi spiaggia esclusa naturalmente, anche Balestrate con la sua pineta a ridosso del mare, piena piena di isolette tutte la davanti, piccole e più grandi un bel posto, ma per chi ha casa a Palermo preferisce venire in Sicilia.
Era pieno zeppo di veneti e friulani, un pò meno milanesi e tedeschi e poi piccolissime percentuali di altre razze, era pieno come l'uovo ma era rilassante, il mare bello, pulito e poco salato, peccato non c'era la spiaggia, ma almeno tornavi a casa pulito, c'erano gli scogli e come Scopello le pietre e poi la sabbia, poi c'erano un paio forse tre moli che con la scaletta ti facevano superare le pietre e scendevi direttamente sulla sabbia.
Perfetto direte voi, insomma niente è perfetto, c'è sempre qualcosina che non va, il mare era pulitissimo, c'erano dei pesci belli grossi che non ti davano fastidio e c'era la paura delle meduse, sulle pietre se ne erano "spiaggiate" alcune belle grosse, ma il pericolo maggiore erano le lappane, no, non è il pesce lappana, è quell'ammasso di carne morta che penzola tra le gambe dei vecchi (per fortuna io ancora no).
Esatto nel posto migliore dove fare il bagno c'erano un sacco di nudisti, tutti vecchi guerrieri con le "scimitarre" morte "legate" in mezzo alle gambe, quando scendevano la scaletta sembrava calassero prima l'ancora, un penoso spettacolo di "walter" uccelli morti come li chiama la Litizetto.
Per non dirvi del vasto assortimento di "Jolande", jolande arrivitticati tri e quattru vuoti, con e senza barba, tutte disposte sulla "spiaggia" come sul banco di un mercatino dell'usato, ma no di seconda mano, proprio cose da rottamazione, peccato, perchè non ce ne era una bella da vedere, a parte lo stupore di mia moglie che in un primo momento non ne aveva capito niente.
Una mattinata poi sono stato a Pola, anche qui sono rimasto deluso mi aspettavo di più, forse sto diventando vecchio, oppure ho già visto tante cose belle (jolande escluse) che ora mi lasciano un pò così, ma è la seconda volta che mi capita, forse è arrivato il momento di smettere di viaggiare, anche perchè sbaglio sempre strada.
Ora vediamo, intanto vado a Palermo, poi al ritorno se ho tempo passo da Arezzo e Livorno, prima o poi vado a Cannes e poi voglio vedere La Zise di giorno (l'ho vista solo di sera) e chi lo sa anche Riva del Garda, a Lugano ci voglio andare e anche a Hinsbruch e poi Cortina che è da un pezzo che ci voglio andare e in Sardegna a trovare Stefano e poi va bene, in Irlanda a Dublino che è il sogno di mia moglie e poi smetto e mi dedico al nipotino.
No non è maschio, ancora non si sa, però si conosce già il nome del baby sitter, io ncacerto, a settembre mi iscrivo a lezioni, Leonardo e Ambra sono d'accordo a condizione che la vizio, perchè io penso che sia femmina, come il film, "speriamo che sia femmina", volete sapere come me l'hanno detto ?
La sera del mio 63° compleanno sono andato da Ambra a mangiare e poi mi hanno detto, ora prima della torta andiamo giù in taverna per il regalo, scendo le scale e trovo appeso ad un palloncino una casetta con una specie di foto dentro, io senza occhiali non vedo bene e così loro mi guardavano sorridenti senza dire niente, mia moglie compreso, ma io non capivo che cosa fosse.
Ad un certo punto mi hanno tolto dall'impaccio è mi hanno detto auguri papà hai capito cos'è ? io a tutto pensavo tranne che si trattasse dell'ecografia e così poi: ..... è la prima fotografia del tuo o tua nipotina, voi sapete che io sono "glacialmente" inglese, ma dentro di me ho notato qualcosa, farfalle nelle stomaco !? non ve lo so spiegare, però ho realizzato il perchè vivevo a Tombolo e non a Palermo.
Ambra sta bene e Leonardo pure, tutto procede bene e appena conosco il sesso vi giuro che ve lo dico, a proposito molto probabilmente il 10 giugno festeggio i 36 anni di matrimonio con Cetty a Bologna e poi a luglio 4 giorni a Marina di Ragusa, detto tra noi spero che li le Jolande siano migliori.

venerdì 19 maggio 2017

Circuito training

Era un bel po' di tempo che non scrivevo, non l’ho fatto perché magari non c’erano molte cose che valessero la pena raccontare e poi diciamocelo chiaramente, pensionato a chi? Mi alzo tutte le mattine alle 6 e mezzo con mia moglie, faccio colazione e mi metto al computer per sbrigarmi la posta che mi arriva, mi leggo il giornale sportivo on-line, scrivo qualche opinione sportiva per una testata on-line per cui scrivo, guardo biglietti aerei ed itinerari di viaggio, a volte scrivo qualche ricetta e si fanno già le otto.
Mi accorgo che è quell’ora perché entra di fretta mia moglie nella stanzetta per salutarmi, mi dà un bacio e io come nella pubblicità della coop mentre va via gli dico “bis” e lei si incazza e torna indietro, ho fatto il mio primo dispetto quotidiano e già mi sento meglio.
Quello è il segnale che devo spegnere tutto e andarmi a lavare, ma non sempre è così perché magari mi trattengo ancora un po' per finire qualcosa, insomma sistemo qualcosa in camera da letto, barba, doccia e indosso la tuta arancio che avevo in dotazione antincendio della forestale e giù nel box per dargli una sistemata.
Lo so cosa state pensando: ma puru cà avi u box i sistimari !?, oh, vuol dire che è “stidda ca mi curri”, in realtà a parte il fatto che mia moglie e mia figlia infilavano tutto là dentro, poi sono arrivato io con le mie “truscie” e nel frattempo il comune ha rimodulato la differenziata e ci ha fornito dei bidoni alti un metro, che non avevo dove metterli e così ho smontato parte della scaffalatura e gli ho ricavato lo spazio.
A mezzo giorno smetto per andare a cucinare, quindi diciamo che passo nel box un paio d’orette, cucino, mangio, riposino e sono già le quattro, “bella vita si rurassi” lo so, ma …… nel pomeriggio poi una vota andiamo in farmacia, una volta a fare la spesa, una volta qui (all’otlet a Carmignano), una volta li (a Bassano per il telefono), una volta vado a vedere una partita e una volta vado in palestra e il tempo passa che è un piacere, fatevi il conto che sono in pensione da quasi nove mesi e non me ne sono accorto, perché non riesco ad annoiarmi.
Poi per il momento sono addirittura oberato, no che mi hanno operato, che non ho tempo per nulla, come sapete sto facendo le fioriere per i tenerumi e per l’orto, ma questo comporta: andare a prendere i bancali nelle ditte che me li regalano, smantellarli, assemblare i tabuti (sarcofago, cassone), impermeabilizzarli, riempirli di terriccio (andare a comprarlo quindi) e piantumare le piantine.
Senza parlare, potevo comprarli che facevo prima, ma un vascone di 1 metro e 20 x 50 di profondità x 25 d’altezza costa 200 euro e poi io chi fazzu tutta a irnata? e poi è un periodo di “soldout” (non è siciliano è inglese) in palestra, dovremmo andarci due volte a settimana, ma siccome dobbiamo recuperare qualche lunedì dell’angelo, qualche 25 aprile e così via, ci andiamo tre volte, poi io sto provando una nuova palestra da un’altra parte, una più intensa e così finisco per fare palestra quattro volte a settimana.
Non scalo un grammo e mi ritiro a casa con una fame che non vi dico, per questo sto provando un’altra cosa, a settembre cambio, anche perché la cardiologa (l’unica donna che non resiste al mio fascino), mi ha detto che se mi presento ancora una volta sopra i 76 chili non mi visita e mi denuncia pure per recidività in obesità, pena prevista 3 mesi di pane e acqua.
L’altro giorno facevamo in palestra il circuito trainig (neanche questo è siciliano) e mentre facevo skip (sempre inglese) pensavo a quando ero giovane, ai tempi del corso olivuzza, anche lì ogni tanto facevamo il “circuito training”, allora eravamo in 6 o 7 e andavamo alla “vucciria”, senza cuminciari a ririri, il circuito training è una specie di via crucis, ora vi spiego.
C’è una specie di cerchio e ad ogni due metri c’è un attrezzo per fare un esercizio, che so, due pesi per i bicipiti, due panche per lo step, due corde per saltare e via dicendo, saranno una decina d’esercizi e si chiude il circuito, che centra con la vucciria? anche la facevamo il circuito, ma no “training”, gastronomico.
In cosa consisteva: appena scendevi la scalinata della vucciria, c’era quello con il posto della frittula, una cartina l’uno e pagava il primo, due metri più avanti u purparu, un piatto i purpu per 7 e pagava il secondo, terza stazione, “gesù cadde in ginocchio”, no un minuto sto facendo confusione, terza stazione panino con la milza e pagava il terzo, quarta stazione: piatto di quarumi e pagava un altro, quinta stazione; mussu e carcagnolu e pagano un altro ancora, sesta stazione panino con le panelle e pagava il penultimo e infine bucali ri passitu e pagava l’ultimo.
Certo non lo facevamo ogni giorno, che so una volta al mese, diciamo quanto è bastato per farci venire l’ernia jatale, ma la cosa più bella era che la sera quando arrivavo a casa, mio padre pretendeva che mangiassi e io non sapevo come fare, perché sé non mangiavo si incazzava perché si mangiava tutti insieme a tavola e se mangiavo vomitavo.

Ora lo so che vorreste sapere di mia figlia, del nipotino, ma se no la prossima volta che vi racconto, accontentatevi di questo che chi si contenta gode e poi devo andare ad apparecchiare, stiamo facendo il pane e panelle per domani, e sì, il pensionato perde la voglia di lavorare ma no quella per le cose buone.

mercoledì 8 febbraio 2017

Come un Don Lurio

Tutto è successo in un giorno qualunque di gennaio, io accompagnavo ed assistito ad una visita fisiatrica di mia moglie e alla fine il fisiatra come spesso accade, ha detto a mia moglie che non aveva niente di particolare, niente che valesse la pena di curare con i farmaci, sarebbe bastato solo fare un po’ di movimento, magari una camminata veloce.
Io che i fatti miei non li faccio mai, parlando con il Dottore gli dissi che nel giro di qualche giorno avevo una visita anch’io, ho aggiunto che fino ad una decina di anni fa correvo e poi mi hanno detto di smettere per via dell’ernia cervicale, ho tante volte invitato mia moglie ad andare a camminare, ma lei niente.
Era un modo per pungolare mia moglie e farmi seguire nella camminata, lui invece mi ha risposto che non era vero che con l’ernia cervicale non si può correre, una volta noi medici eravamo per le medicine e per evitare ai pazienti di fare qualsiasi cosa, ore le cose sono cambiate, certo fermo da dieci anni e alla sua età correre la vedo dura, ma in palestra ci può andare.
Voi avete presente quando nei cartoni animati gli spunta in testa la lampadina e così visto che c’era una palestra convenzionata, lui ce l’ha prescritta e siamo andati, ma io non mi sono fermato lì e siccome Ambra va in palestra, gli ho pure chiesto com’era da lei ed abbiamo cominciato a provare.
La prima era per gli over 62, io ho pensato che lì avrei trovato gente della mia età, magari una ginnastica non molto vivace ma adatta a noi, invece ho pensato che avevano sbagliato, ma quale over 62 erano tutti over 82, praticamente si facevano esercizi da fermo, giravi piano le braccia e alzavi piano le gambe e basta, io sembravo un ballerino di danza classica in pensione, sembravo don Lurio, bocciata.
Così siamo andati in un’altra palestra quella convenzionata, mentre aspettavamo (con noi c’era pure mia cognata Daniela), tutte le vecchiette ci guardavano con curiosità, dentro di loro pensavano: saranno nuovi istruttori o anche loro pazienti e se sono pazienti devono essere ridotti male per fare ginnastica con noi.
A proposito mi viene in mente quando ero giovane per davvero, allora facevo l’alluminista povero e un giorno il mio principale mi portò con lui a prendere le misure di alcune vetrate in un istituto per “down”, mongoloidi insomma, senza volerli disprezzare e tre di loro ci seguivano passo, passo, interessati e curiosi.
Ogni tanto parlavano tra di loro e ci venivano dietro, io facevo finta di non guardarli per non metterli in difficoltà e loro continuavano a venirci dietro, ad un tratto uno di loro con voce un po’ più alta e con fare compiaciuto dice ad un altro: hai visto ! …. c’è ne sono altri due nuovi, ci avevano preso per mongoloidi e sicuramente lo stesso avevano fatto quelle vecchiette.
In questa seconda palestra si lavorava addirittura seduti, addirittura una faceva palestra con il girello, questo dovrebbe darvi la dimensione del tipo di sforzo fisico che si faceva, era in pratica una ginnastica riabilitativa, ora ho capito che mi devo rendere conto che sono vecchio, ma no decrepito però, bocciata pure questa e via per un’altra prova, più veloce della luce.
La terza prova finalmente mi soddisfa, qua si suda un po’ e poi anche se sono tutte donne, l’età varia dai quaranta ai cinquanta anni, già mi sento più giovane e poi viene il cuore a guardare tutta quella vivacità onestamente, ora non è per screditare “la vecchiaia”, ma mio padre mi diceva sempre “iunciti sempri cu chiddi meghiu i tia” e io lo prendo alla lettera, le cinquantenni sono meglio di me …. volete la traduzione di quello che ho detto prima ?  va bene: “ tu devi stare sempre con quelli migliori di te e mai con quelli peggiori.
Comunque, mia moglie sta facendo un ciclo di terapie e la “terapeuta” poverina è ipovedente, ma in realtà non ci vede per niente perché si appoggia ovunque, come sapete queste persone sono bravissime con le mani e nella terapia è incluso il massaggio, ora quando ha finito ha detto mia moglie: “va bene signora, ci vediamo domani”, ve lo immaginate una cieca che ti dice ci vediamo domani.
Questo mi ha fatto pensare a quando mio padre aveva il bar dove ci lavorava Cettina, mio padre  un giorno decise di fare i cannoli espressi e ogni momento veniva a guardare se qualcuno aveva preso il cannolo per sapere come gli era sembrato, ad un certo punto entrò e si accorse che ne mancava uno.

Felice si rivolse a Cettina dicendo: allora ne abbiamo venduto uno ? e Cettina ha risposto: si e mio padre incalza : e che ha detto ? serafica Cettina risponde : niente e mio padre : come niente ? non gli hai chiesto com’era, giusto per sapere se piacciono o no e Cettina : non ha detto niente perché era muto.

sabato 7 gennaio 2017

Sul filo della nebbia.

In questi miei primi 122 giorni in pianta stabile nel veneto, in questi ultimi 122 giorni del 2016, non mi ero ancora imbattuto nella nebbia vera, quella per intenderci come si dice dalle mie parti, che si taglia con il coltello, fin qui avevo visto solo” nebbioline” che magari spaventavano mia moglie, ma io la nebbia la conosco dai tempi di Brescia ed è tutta un’altra cosa.
La neve, il freddo quello con 3 “d” e la nebbia, li avevo conosciuti nel periodo del militare, è vero che al C.A.R. (centro addestramento reclute) sono stato poco, ma a dicembre a Casale Monferrato facevamo le esercitazioni  e la fila per il rancio sulla neve, li ho scoperto che le temperature erano così basse che ghiacciava l’acqua nelle grondaie e la neve per terra.
L’esperienza della nebbia e sempre del freddo l’ho fatta appena mi sono trasferito a Brescia in reggimento, qui al contrario di Casale le camerate non erano riscaldate, l’acqua usciva gelida dai rubinetti, tanto che mi sono fatto crescere la barba e mi lavavo di notte di straforo nelle docce, visto che la doccia ci spettava due volte a settimana e a giorni prestabiliti.
La nebbia ? …. ora ci arriviamo. Di giorno ma non tutti i giorni la nebbia si alternava con visibilità che andava dai 20 ai 50 metri e comunque non molto bassa, era la sera che calava di più e si faceva fitta, ricordo che si vedeva a 50 centimetri da terra e a non più di 7/8 metri di distanza e a pensarci bene era l’incoscienza della gioventù che ci faceva uscire dalla caserma.
L’incoscienza della gioventù ma anche la “fame”, perché la sera grazie al maresciallo addetto alla cucina che stornava parte delle provviste nella cantina di casa sua, si beveva da schifo, no, ho detto giusto si beveva, perché di solido non c’era niente, solo una brodaglia insulsa e insignificante, come diciamo da noi: spremuta i cannavazzu.
Quindi a quel punto diventava anche una necessità uscire, sé poi conoscevi come si mangiava bene nella “bettola” di nonna Leda, avresti scavalcato qualsiasi muro, inventato qualsiasi cosa e non sarebbe stata sicuramente la nebbia a fermati.
Ma torniamo alla nebbia dei nostri giorni, che volete …. io vengo dalla scuola di Walter Chiari, lo so che non lo conoscete, era un comico che su una questione piccolissima, lui ci costruiva sopra ore di discussioni, all’ora non c’era il televoto, la votazione immediata, per riempire il vuoto d’attesa chiamavano lui, gli dicevi “A” e lui ci costruiva sopra una situazione comica che durava 20 minuti, mezz’ora.
Si, si, torno alla nebbia, ma dovreste pagarmi per le lezioni di storia contemporanea che vi impartisco, quindi partiamo alle quattro del pomeriggio da Tombolo per Legnago, c’è circa un ora e un quarto di strada, a Tombolo c’era il sole e andiamo a prendere la “Valdastico” e da lì la Rovigo-Piovene.
Appena percorsi un po’ di chilometri, all’altezza di Torri di Quartesolo, cominciamo ad incontrare una nebbia non molto intensa che si intensificava sempre più già nei pressi di Abbettone. Dai 130 all’ora siamo passati agli 80 e poi ai 50, si vedeva a 30/40 metri ma più faceva buio e più ci addentravamo nella bassa padana e meno si vedeva.
Io avevo avuto la felice idea di approfittare degli sconti di Media word, dove i miei colleghi avevano aperto un deposito di 600 euro regalo della pensione e del fatto che Ambra mi doveva consigliare l’acquisto e poi partiva, per cambiare il cellulare e in quello nuovo avevo un navigatore muto, pertanto….
Pertanto mi accorgevo delle uscite quando le passavo e comunque dovevo sempre fare un pezzo di strada provinciale, spesso con le linee sulla carreggiata che non si vedevano, insomma siamo arrivati dopo due ore e qualcosa, con gli occhi di fuori e stanchi come se fossi andati in macchina sulla luna e ritorno.
Rifocillati, acqua, pipì e caffè, siamo ripartiti per la pizzeria di Nogara che ci aspettava, stavolta guidava Toni io non me la sentivo di guidare ancora con la nebbia, ci sono stati tratti in cui la visibilità era di tre metri, ma l’incoscienza della vecchiaia stavolta e la voglia di andare in culo alla nebbia, imperterriti e sicuramente anche un po’ “cacati”, siamo andati lo stesso in pizzeria e poi a vedere i giuochi d’artificio a Mantova, per poi tornare a casa da Cetty sempre rigorosamente “sul filo della nebbia”, anzi sul filo dei burroni.
A parte i cavusi cacati e la lunga ed estenuante ricerca di un posteggio a Mantova, ci siamo divertiti, abbiamo fatto una cosa diversa, alla fine siamo arrivati sul prato che lambisce il fiume Mincio che davanti al castello di Mantova si allarga e sembra un lago alle 12 e 10, abbiamo stappato lo spumante e come per incanto, come succede nelle favole (ma li non c’è nebbia), lo scoppio del tappo ha dato il via ai giochi d’artificio.

Giochi d’artificio bellissimi, diversi da quelli che vedevo a Palermo (si viri ca cà c’è a pila), ripeto una cosa nuova, niente abbuffate, niente giocate interminabili a carte, personalmente l’avevo sempre sognato ma a Cortina però, forse non lo ripeteremo perché i prossimi fine anno li faremo a Palermo, ma mai dire mai, magari a settanta anni cu vastuneddu, una brindata a Cortina me la faccio, nel 2024 che entra il 2025, quando mia moglie andrà in pensione ed io avrò spento settanta candeline.

sabato 17 dicembre 2016

Concerto di natale

Cari lettori vicini e lontani buone feste, è da tanto tempo che non ci sentiamo, ma da quando sono al nord non ho più avuto quei momenti di relax, per “cercare” l’ispirazione giusta per continuare a raccontare, qui l’ispirazione è sostanzialmente diversa, non tanto perché è filtrata dalla nebbia, quanto per il tipo di frequentazione.
L’ispirazione altro non è che il verificarsi di una situazione, che ti riporta per attinenza a fatti, cose o personaggi del passato, che avevi sistemato nei famosi cassetti della memoria e che “l’evento” ha riportato in vita, quindi sé …. per 62 anni hai vissuto fatti, situazioni e personaggi meridionali, difficilmente qualcosa che succede al nord, con altri “profumi” con altri “colori”, può richiamare alla mente quelle stesse sensazioni.
Non voglio fare il professore, a tutti capita questo “rivivere”, poi devi avere il coraggio di scriverlo o l’umore giusto per trattarlo o la fantasia per renderlo “fruibile”, tutto questo è l’ispirazione, quello che ti permette poi di raccontare qualcosa, che deve essere coinvolgente e non  deve essere banale, cosa che mi pare sia riuscito a fare in questi anni.
L’ho capito, volete che vada al sodo, ma per esempio, ho appena aperto la finestra e c’è un bel banco di nebbia, quanti e quali episodi posso “riesumare” dai miei cassettoni della memoria ? magari qualcosa c’è, ma devo metterci accanto un po’ di fantasia, se no risulterà breve e monotono, senza vita.
Ma per Natale non potevo lasciarvi senza una storia e così ieri sera c’è stato il pretesto per provare raccontarvi qualcosa, l’istituto comprensivo di Tombolo, ha dato nella sala consiliare del municipio, un concerto di Natale con i piccoli musicisti della scuola elementare.
Io ho accompagnato una delle più alte cariche istituzionale del paese, la maestra elementare, che con il sindaco, il curato e il medico condotto, fin dai tempi di “non è mai troppo tardi” e della “scuola radioelettra, Torino”, hanno rappresentato il polo d’eccellenza delle migliaia di paesini italiani.
….. e fù proprio sull’asfalto per Damasco, no volevo dire che sulla strada per il municipio, che sono stato “folgorato” dall’ispirazione, quel concerto con tutti quei musicisti in erba, i bambini del coro e i suonatori di flauto, mi hanno riportato alla memoria, il rapporto della famiglia Crisà con la musica.
Chiaramente da questo rapporto escludo Ambra, diciamo che è fuori concorso, io attorno ai diciassette anni ho avuto l’idea di mettermi a suonare la chitarra, dopo avere cullato per anni il sogno di suonare la batteria, erano gli anni dei complessi e secondo me la batteria era l’unico strumento, dove potere improvvisare, senza dovere studiare solfeggi e spartiti.
Comprai o meglio forse me la regalò qualcuno la chitarra, insieme c’era un libretto delle istruzioni che ti spiegava il giro di do, io ho sempre avuto una soglia del dolore altissima, ma quella della pazienza era uguale a zero, ho provato per un paio d’ore questo estenuante e monotono giro di do, impiegavo 40/50 secondi per posizionare le dita e poi un colpo alle corde.
Un tram-tram che mi mandava il latte alle ginocchia, più provavo e più capivo che io ero portato solo per ascoltare la musica e non per farla, non vi nego che entro sera volevo riuscire a cominciare la canzone di Lucio Battisti, “Emozioni” e poi fare anche la parte finale di “Anna”, ma quando ho capito che le mie dita si erano dissociate e che come una sorta di sciopero, si rifiutavano di seguire con la stessa velocità la mia mente, ho deciso che poteva bastare così.
Presa coscienza della situazione, alzai bandiera bianca e cercai un angolo di casa dove mettere in bellavista la chitarra, per provare a fare almeno colpo con qualche ragazza che veniva a casa, veramente poche che rasentavano quasi il niente e meno male, se no poi mi avrebbero chiesto di suonarla.
Ma a casa mia c’erano artisti molto più affermati, vi ho già detto di mio padre che scendeva giù dal “cavaliere”, l’inquilino del piano terra a suonare il tamburello, anche quello come la batteria non aveva bisogno di studi particolari, anche perché mio padre e gli studi avevano litigato da bambini, una vecchia storia risalente addirittura dalla prima elementare e da allora tra di loro non c’era stato più nessun rapporto.
Il tamburello richiedeva solo di andare a tempo, ma si sa il tempo è denaro e mio padre che era sempre in cerca di soldi, scarseggiava pure con il tempo della musica, riusciva meglio ma a secondo dei punti di vista con il ballo della “fasuola” con mia sorella Cettina.
Ma la star di casa Crisà era mia sorella Mery, adesso non ricordo bene ma credo si trattasse in un periodo che si stava preparando alla prima comunione e stava studiando i canti ecclesiali o giù di lì, dico ….. prima comunione, Pasqua ….  insomma doveva cantare in coro qualche cosa in chiesa.
I provini a casa erano strazianti, non riuscivamo ad ascoltarla per intero, veramente neanche cominciava, perché dopo le prime due “ Avè, Avè”, scoppiavamo in una risata di massa e convulsiva, che interrompeva opportunamente l’interpretazione, una risata con le lacrime, anche se con il senno di poi a pensarci meglio era proprio un pianto di disperazione collettivo.
Ricordo che mio padre si rivolse al presidente della regione, che tutto il quartiere fece una petizione di firme, per evitare che questo coro potesse cantare, non ci si è rivolti ai poteri della chiesa, perché tra loro e mio padre non correva buon sangue, ma tutti gli uomini di buona volontà, si adoperarono per boicottare l’evento.
Comunque non ricordo dove e quando e se poi è andata in scena l’interpretazione, forse in chiesa saranno riusciti a chiedere al papa di abolire i festeggiamenti e per essere sicuri di non sentirla neanche per sbaglio, hanno abolito tutta la festa, per evitare a tutti quelli che sarebbero intervenuti, di rimanere segnasti profondamente per il resto della loro vita.
Come vedete, una cosa tira l’altra, i ricordi si inseguono e sono sicuro che alla prima occasione che sarò a Palermo, anche mia sorella Mery mi inseguirà con la scopa, è stato un modo per tirarci su il morale, per ricordare qualche persona cara e per farvi sapere che in un modo o nell’altro, vi penso sempre e auguro a tutti…..

…. Buon Natale.

venerdì 4 novembre 2016

Adesso si.

Adesso si, è ufficiale, da oggi non mi paga più il servizio economico del corpo forestale ma, quello del fondo pensioni, fino ad ieri ero un funzionario in ferie, oggi 4 novembre 2016 coincidente con la festa delle forze armate, sono un ex funzionario in pensione.
Dettagli, ma il passaggio è avvenuto, ora dovrò vedermela con la pensione che potrebbe non arrivare per qualche mese o arrivare in parte, ora dovrò presentare dei ricorsi per vedermi riconosciuti alcuni emolumenti, ora mi lamenterò di tutti e di tutto, come fanno i pensionati di ogni ordine e grado.
Non penso al lavoro, non mi piaceva più da tempo, anche se lo facevo sempre con passione e con soddisfazione, non c'erano più i presupposti per potere lavorare, sia all'interno dell'amministrazione, che all'esterno per il fatto che vivendo da solo, erano troppe le incombenze che mi distoglievano dal lavoro.
Avevo perso quella voglia di andare a lavorare, era diventato un peso, non riuscivo più ad alzarmi presto e mi pesava, mi pesava uscire tardi perchè dovendomi cucinare appena finivo di mangiare era finito pure il pomeriggio, mi pesava stare in ufficio sapendo di avere fuori un sacco di cose da sbrigare, mi consolava solo il fatto di trovare i miei colleghi.
I primi anni al servizio antincendio erano stati belli, ma poi pian piano gli interessi personali dei quei miei colleghi, avevano inquinato il rapporto e onestamente non pensavo di potere trovare qualcosa di meglio altrove e invece in questo gruppo di lavoro sono stato accolto meravigliosamente e sono stati cinque anni bellissimi,
Un gruppo di gente per bene, affiatata e rispettosa, questo è l'unico rimpianto per essere andato in pensione, è l'unica cosa che mi manca, che rende "reale" la pensione e poi alcuni di loro in particolare erano la mia "famiglia", quando sono andato via dall'antincendio, non pensavo che l'ultimo giorno di lavoro mi sarei intristito per questo.
Salutarli sapendo con certezza quasi scientifica che non avrei più rivisto nessuno di loro, mi faceva venire il groppo alla gola e pensare che uno glaciale come me, con il cuore di pietra e la pelle di coccodrillo si potesse emozionare, per dei colleghi di lavoro e per poi così poco tempo, non riesco ancora a crederci.
Ho fatto bene a non fare la festa con tutto l'ufficio, non era nel mio modo di essere, ma l'ultimo pranzo quello si, non mi sto toccando, sto sistemando il cavallo dei pantaloni, dicevo .... tutte le persone importanti ed io lo sono, fanne le cose in intimo, no in mutande ..... con poche persone.
Ma voi ve lo immaginate Gesù, che alla vigilia della sua discesa al cielo, invita tutta Betlemme o Nazareth a festeggiare con arancinette e facce di vecchia ? noi Salvatori abbiamo una certa eleganza e così lui ha fatto l'ultima cena, era in primavera e faceva buio più tardi, io l'ultimo pranzo perchè ad ottobre "scurava prima".
Anche lui lo ha fatto con pochi intimi, tredici apostoli (allora i colleghi-collaboratori si chiamavano apostoli), certo lui ha fatto un passaggio dal lavoro terreno a quello spirituale (poi una volta in cielo-pensione non ha fatto più niente, manco un miracolo), con un'uscita spettacolare, ricca di effetti speciali, io no ... mi sono limitato.
Comunque nell'ultima cena, alla fine non è morto nessuno, Gesù è ancora sanu e chinu i vita, e anche nell'ultimo pranzo non è morto nessuno, anch'io sono quasi sano e quasi pieno di vita, perchè allora dico che scientificamente non vedrò più i miei colleghi ? ma perchè abitando in veneto, non mi alzo una mattina e mi dico: quanto li vado a trovare.
Non ci incontreremo per caso al supermercato o all'agenzia dell'entrate o che sò ..... a Mondello, è vero che quando vado giù per le feste o per le ferie potrei vederli, ma quando vado giù il tempo è poco, devo vedere tanta gente e fare tante cose e poi ..... non voglio mettermi a piangere.