mercoledì 8 febbraio 2017

Come un Don Lurio

Tutto è successo in un giorno qualunque di gennaio, io accompagnavo ed assistito ad una visita fisiatrica di mia moglie e alla fine il fisiatra come spesso accade, ha detto a mia moglie che non aveva niente di particolare, niente che valesse la pena di curare con i farmaci, sarebbe bastato solo fare un po’ di movimento, magari una camminata veloce.
Io che i fatti miei non li faccio mai, parlando con il Dottore gli dissi che nel giro di qualche giorno avevo una visita anch’io, ho aggiunto che fino ad una decina di anni fa correvo e poi mi hanno detto di smettere per via dell’ernia cervicale, ho tante volte invitato mia moglie ad andare a camminare, ma lei niente.
Era un modo per pungolare mia moglie e farmi seguire nella camminata, lui invece mi ha risposto che non era vero che con l’ernia cervicale non si può correre, una volta noi medici eravamo per le medicine e per evitare ai pazienti di fare qualsiasi cosa, ore le cose sono cambiate, certo fermo da dieci anni e alla sua età correre la vedo dura, ma in palestra ci può andare.
Voi avete presente quando nei cartoni animati gli spunta in testa la lampadina e così visto che c’era una palestra convenzionata, lui ce l’ha prescritta e siamo andati, ma io non mi sono fermato lì e siccome Ambra va in palestra, gli ho pure chiesto com’era da lei ed abbiamo cominciato a provare.
La prima era per gli over 62, io ho pensato che lì avrei trovato gente della mia età, magari una ginnastica non molto vivace ma adatta a noi, invece ho pensato che avevano sbagliato, ma quale over 62 erano tutti over 82, praticamente si facevano esercizi da fermo, giravi piano le braccia e alzavi piano le gambe e basta, io sembravo un ballerino di danza classica in pensione, sembravo don Lurio, bocciata.
Così siamo andati in un’altra palestra quella convenzionata, mentre aspettavamo (con noi c’era pure mia cognata Daniela), tutte le vecchiette ci guardavano con curiosità, dentro di loro pensavano: saranno nuovi istruttori o anche loro pazienti e se sono pazienti devono essere ridotti male per fare ginnastica con noi.
A proposito mi viene in mente quando ero giovane per davvero, allora facevo l’alluminista povero e un giorno il mio principale mi portò con lui a prendere le misure di alcune vetrate in un istituto per “down”, mongoloidi insomma, senza volerli disprezzare e tre di loro ci seguivano passo, passo, interessati e curiosi.
Ogni tanto parlavano tra di loro e ci venivano dietro, io facevo finta di non guardarli per non metterli in difficoltà e loro continuavano a venirci dietro, ad un tratto uno di loro con voce un po’ più alta e con fare compiaciuto dice ad un altro: hai visto ! …. c’è ne sono altri due nuovi, ci avevano preso per mongoloidi e sicuramente lo stesso avevano fatto quelle vecchiette.
In questa seconda palestra si lavorava addirittura seduti, addirittura una faceva palestra con il girello, questo dovrebbe darvi la dimensione del tipo di sforzo fisico che si faceva, era in pratica una ginnastica riabilitativa, ora ho capito che mi devo rendere conto che sono vecchio, ma no decrepito però, bocciata pure questa e via per un’altra prova, più veloce della luce.
La terza prova finalmente mi soddisfa, qua si suda un po’ e poi anche se sono tutte donne, l’età varia dai quaranta ai cinquanta anni, già mi sento più giovane e poi viene il cuore a guardare tutta quella vivacità onestamente, ora non è per screditare “la vecchiaia”, ma mio padre mi diceva sempre “iunciti sempri cu chiddi meghiu i tia” e io lo prendo alla lettera, le cinquantenni sono meglio di me …. volete la traduzione di quello che ho detto prima ?  va bene: “ tu devi stare sempre con quelli migliori di te e mai con quelli peggiori.
Comunque, mia moglie sta facendo un ciclo di terapie e la “terapeuta” poverina è ipovedente, ma in realtà non ci vede per niente perché si appoggia ovunque, come sapete queste persone sono bravissime con le mani e nella terapia è incluso il massaggio, ora quando ha finito ha detto mia moglie: “va bene signora, ci vediamo domani”, ve lo immaginate una cieca che ti dice ci vediamo domani.
Questo mi ha fatto pensare a quando mio padre aveva il bar dove ci lavorava Cettina, mio padre  un giorno decise di fare i cannoli espressi e ogni momento veniva a guardare se qualcuno aveva preso il cannolo per sapere come gli era sembrato, ad un certo punto entrò e si accorse che ne mancava uno.

Felice si rivolse a Cettina dicendo: allora ne abbiamo venduto uno ? e Cettina ha risposto: si e mio padre incalza : e che ha detto ? serafica Cettina risponde : niente e mio padre : come niente ? non gli hai chiesto com’era, giusto per sapere se piacciono o no e Cettina : non ha detto niente perché era muto.

sabato 7 gennaio 2017

Sul filo della nebbia.

In questi miei primi 122 giorni in pianta stabile nel veneto, in questi ultimi 122 giorni del 2016, non mi ero ancora imbattuto nella nebbia vera, quella per intenderci come si dice dalle mie parti, che si taglia con il coltello, fin qui avevo visto solo” nebbioline” che magari spaventavano mia moglie, ma io la nebbia la conosco dai tempi di Brescia ed è tutta un’altra cosa.
La neve, il freddo quello con 3 “d” e la nebbia, li avevo conosciuti nel periodo del militare, è vero che al C.A.R. (centro addestramento reclute) sono stato poco, ma a dicembre a Casale Monferrato facevamo le esercitazioni  e la fila per il rancio sulla neve, li ho scoperto che le temperature erano così basse che ghiacciava l’acqua nelle grondaie e la neve per terra.
L’esperienza della nebbia e sempre del freddo l’ho fatta appena mi sono trasferito a Brescia in reggimento, qui al contrario di Casale le camerate non erano riscaldate, l’acqua usciva gelida dai rubinetti, tanto che mi sono fatto crescere la barba e mi lavavo di notte di straforo nelle docce, visto che la doccia ci spettava due volte a settimana e a giorni prestabiliti.
La nebbia ? …. ora ci arriviamo. Di giorno ma non tutti i giorni la nebbia si alternava con visibilità che andava dai 20 ai 50 metri e comunque non molto bassa, era la sera che calava di più e si faceva fitta, ricordo che si vedeva a 50 centimetri da terra e a non più di 7/8 metri di distanza e a pensarci bene era l’incoscienza della gioventù che ci faceva uscire dalla caserma.
L’incoscienza della gioventù ma anche la “fame”, perché la sera grazie al maresciallo addetto alla cucina che stornava parte delle provviste nella cantina di casa sua, si beveva da schifo, no, ho detto giusto si beveva, perché di solido non c’era niente, solo una brodaglia insulsa e insignificante, come diciamo da noi: spremuta i cannavazzu.
Quindi a quel punto diventava anche una necessità uscire, sé poi conoscevi come si mangiava bene nella “bettola” di nonna Leda, avresti scavalcato qualsiasi muro, inventato qualsiasi cosa e non sarebbe stata sicuramente la nebbia a fermati.
Ma torniamo alla nebbia dei nostri giorni, che volete …. io vengo dalla scuola di Walter Chiari, lo so che non lo conoscete, era un comico che su una questione piccolissima, lui ci costruiva sopra ore di discussioni, all’ora non c’era il televoto, la votazione immediata, per riempire il vuoto d’attesa chiamavano lui, gli dicevi “A” e lui ci costruiva sopra una situazione comica che durava 20 minuti, mezz’ora.
Si, si, torno alla nebbia, ma dovreste pagarmi per le lezioni di storia contemporanea che vi impartisco, quindi partiamo alle quattro del pomeriggio da Tombolo per Legnago, c’è circa un ora e un quarto di strada, a Tombolo c’era il sole e andiamo a prendere la “Valdastico” e da lì la Rovigo-Piovene.
Appena percorsi un po’ di chilometri, all’altezza di Torri di Quartesolo, cominciamo ad incontrare una nebbia non molto intensa che si intensificava sempre più già nei pressi di Abbettone. Dai 130 all’ora siamo passati agli 80 e poi ai 50, si vedeva a 30/40 metri ma più faceva buio e più ci addentravamo nella bassa padana e meno si vedeva.
Io avevo avuto la felice idea di approfittare degli sconti di Media word, dove i miei colleghi avevano aperto un deposito di 600 euro regalo della pensione e del fatto che Ambra mi doveva consigliare l’acquisto e poi partiva, per cambiare il cellulare e in quello nuovo avevo un navigatore muto, pertanto….
Pertanto mi accorgevo delle uscite quando le passavo e comunque dovevo sempre fare un pezzo di strada provinciale, spesso con le linee sulla carreggiata che non si vedevano, insomma siamo arrivati dopo due ore e qualcosa, con gli occhi di fuori e stanchi come se fossi andati in macchina sulla luna e ritorno.
Rifocillati, acqua, pipì e caffè, siamo ripartiti per la pizzeria di Nogara che ci aspettava, stavolta guidava Toni io non me la sentivo di guidare ancora con la nebbia, ci sono stati tratti in cui la visibilità era di tre metri, ma l’incoscienza della vecchiaia stavolta e la voglia di andare in culo alla nebbia, imperterriti e sicuramente anche un po’ “cacati”, siamo andati lo stesso in pizzeria e poi a vedere i giuochi d’artificio a Mantova, per poi tornare a casa da Cetty sempre rigorosamente “sul filo della nebbia”, anzi sul filo dei burroni.
A parte i cavusi cacati e la lunga ed estenuante ricerca di un posteggio a Mantova, ci siamo divertiti, abbiamo fatto una cosa diversa, alla fine siamo arrivati sul prato che lambisce il fiume Mincio che davanti al castello di Mantova si allarga e sembra un lago alle 12 e 10, abbiamo stappato lo spumante e come per incanto, come succede nelle favole (ma li non c’è nebbia), lo scoppio del tappo ha dato il via ai giochi d’artificio.

Giochi d’artificio bellissimi, diversi da quelli che vedevo a Palermo (si viri ca cà c’è a pila), ripeto una cosa nuova, niente abbuffate, niente giocate interminabili a carte, personalmente l’avevo sempre sognato ma a Cortina però, forse non lo ripeteremo perché i prossimi fine anno li faremo a Palermo, ma mai dire mai, magari a settanta anni cu vastuneddu, una brindata a Cortina me la faccio, nel 2024 che entra il 2025, quando mia moglie andrà in pensione ed io avrò spento settanta candeline.

sabato 17 dicembre 2016

Concerto di natale

Cari lettori vicini e lontani buone feste, è da tanto tempo che non ci sentiamo, ma da quando sono al nord non ho più avuto quei momenti di relax, per “cercare” l’ispirazione giusta per continuare a raccontare, qui l’ispirazione è sostanzialmente diversa, non tanto perché è filtrata dalla nebbia, quanto per il tipo di frequentazione.
L’ispirazione altro non è che il verificarsi di una situazione, che ti riporta per attinenza a fatti, cose o personaggi del passato, che avevi sistemato nei famosi cassetti della memoria e che “l’evento” ha riportato in vita, quindi sé …. per 62 anni hai vissuto fatti, situazioni e personaggi meridionali, difficilmente qualcosa che succede al nord, con altri “profumi” con altri “colori”, può richiamare alla mente quelle stesse sensazioni.
Non voglio fare il professore, a tutti capita questo “rivivere”, poi devi avere il coraggio di scriverlo o l’umore giusto per trattarlo o la fantasia per renderlo “fruibile”, tutto questo è l’ispirazione, quello che ti permette poi di raccontare qualcosa, che deve essere coinvolgente e non  deve essere banale, cosa che mi pare sia riuscito a fare in questi anni.
L’ho capito, volete che vada al sodo, ma per esempio, ho appena aperto la finestra e c’è un bel banco di nebbia, quanti e quali episodi posso “riesumare” dai miei cassettoni della memoria ? magari qualcosa c’è, ma devo metterci accanto un po’ di fantasia, se no risulterà breve e monotono, senza vita.
Ma per Natale non potevo lasciarvi senza una storia e così ieri sera c’è stato il pretesto per provare raccontarvi qualcosa, l’istituto comprensivo di Tombolo, ha dato nella sala consiliare del municipio, un concerto di Natale con i piccoli musicisti della scuola elementare.
Io ho accompagnato una delle più alte cariche istituzionale del paese, la maestra elementare, che con il sindaco, il curato e il medico condotto, fin dai tempi di “non è mai troppo tardi” e della “scuola radioelettra, Torino”, hanno rappresentato il polo d’eccellenza delle migliaia di paesini italiani.
….. e fù proprio sull’asfalto per Damasco, no volevo dire che sulla strada per il municipio, che sono stato “folgorato” dall’ispirazione, quel concerto con tutti quei musicisti in erba, i bambini del coro e i suonatori di flauto, mi hanno riportato alla memoria, il rapporto della famiglia Crisà con la musica.
Chiaramente da questo rapporto escludo Ambra, diciamo che è fuori concorso, io attorno ai diciassette anni ho avuto l’idea di mettermi a suonare la chitarra, dopo avere cullato per anni il sogno di suonare la batteria, erano gli anni dei complessi e secondo me la batteria era l’unico strumento, dove potere improvvisare, senza dovere studiare solfeggi e spartiti.
Comprai o meglio forse me la regalò qualcuno la chitarra, insieme c’era un libretto delle istruzioni che ti spiegava il giro di do, io ho sempre avuto una soglia del dolore altissima, ma quella della pazienza era uguale a zero, ho provato per un paio d’ore questo estenuante e monotono giro di do, impiegavo 40/50 secondi per posizionare le dita e poi un colpo alle corde.
Un tram-tram che mi mandava il latte alle ginocchia, più provavo e più capivo che io ero portato solo per ascoltare la musica e non per farla, non vi nego che entro sera volevo riuscire a cominciare la canzone di Lucio Battisti, “Emozioni” e poi fare anche la parte finale di “Anna”, ma quando ho capito che le mie dita si erano dissociate e che come una sorta di sciopero, si rifiutavano di seguire con la stessa velocità la mia mente, ho deciso che poteva bastare così.
Presa coscienza della situazione, alzai bandiera bianca e cercai un angolo di casa dove mettere in bellavista la chitarra, per provare a fare almeno colpo con qualche ragazza che veniva a casa, veramente poche che rasentavano quasi il niente e meno male, se no poi mi avrebbero chiesto di suonarla.
Ma a casa mia c’erano artisti molto più affermati, vi ho già detto di mio padre che scendeva giù dal “cavaliere”, l’inquilino del piano terra a suonare il tamburello, anche quello come la batteria non aveva bisogno di studi particolari, anche perché mio padre e gli studi avevano litigato da bambini, una vecchia storia risalente addirittura dalla prima elementare e da allora tra di loro non c’era stato più nessun rapporto.
Il tamburello richiedeva solo di andare a tempo, ma si sa il tempo è denaro e mio padre che era sempre in cerca di soldi, scarseggiava pure con il tempo della musica, riusciva meglio ma a secondo dei punti di vista con il ballo della “fasuola” con mia sorella Cettina.
Ma la star di casa Crisà era mia sorella Mery, adesso non ricordo bene ma credo si trattasse in un periodo che si stava preparando alla prima comunione e stava studiando i canti ecclesiali o giù di lì, dico ….. prima comunione, Pasqua ….  insomma doveva cantare in coro qualche cosa in chiesa.
I provini a casa erano strazianti, non riuscivamo ad ascoltarla per intero, veramente neanche cominciava, perché dopo le prime due “ Avè, Avè”, scoppiavamo in una risata di massa e convulsiva, che interrompeva opportunamente l’interpretazione, una risata con le lacrime, anche se con il senno di poi a pensarci meglio era proprio un pianto di disperazione collettivo.
Ricordo che mio padre si rivolse al presidente della regione, che tutto il quartiere fece una petizione di firme, per evitare che questo coro potesse cantare, non ci si è rivolti ai poteri della chiesa, perché tra loro e mio padre non correva buon sangue, ma tutti gli uomini di buona volontà, si adoperarono per boicottare l’evento.
Comunque non ricordo dove e quando e se poi è andata in scena l’interpretazione, forse in chiesa saranno riusciti a chiedere al papa di abolire i festeggiamenti e per essere sicuri di non sentirla neanche per sbaglio, hanno abolito tutta la festa, per evitare a tutti quelli che sarebbero intervenuti, di rimanere segnasti profondamente per il resto della loro vita.
Come vedete, una cosa tira l’altra, i ricordi si inseguono e sono sicuro che alla prima occasione che sarò a Palermo, anche mia sorella Mery mi inseguirà con la scopa, è stato un modo per tirarci su il morale, per ricordare qualche persona cara e per farvi sapere che in un modo o nell’altro, vi penso sempre e auguro a tutti…..

…. Buon Natale.

venerdì 4 novembre 2016

Adesso si.

Adesso si, è ufficiale, da oggi non mi paga più il servizio economico del corpo forestale ma, quello del fondo pensioni, fino ad ieri ero un funzionario in ferie, oggi 4 novembre 2016 coincidente con la festa delle forze armate, sono un ex funzionario in pensione.
Dettagli, ma il passaggio è avvenuto, ora dovrò vedermela con la pensione che potrebbe non arrivare per qualche mese o arrivare in parte, ora dovrò presentare dei ricorsi per vedermi riconosciuti alcuni emolumenti, ora mi lamenterò di tutti e di tutto, come fanno i pensionati di ogni ordine e grado.
Non penso al lavoro, non mi piaceva più da tempo, anche se lo facevo sempre con passione e con soddisfazione, non c'erano più i presupposti per potere lavorare, sia all'interno dell'amministrazione, che all'esterno per il fatto che vivendo da solo, erano troppe le incombenze che mi distoglievano dal lavoro.
Avevo perso quella voglia di andare a lavorare, era diventato un peso, non riuscivo più ad alzarmi presto e mi pesava, mi pesava uscire tardi perchè dovendomi cucinare appena finivo di mangiare era finito pure il pomeriggio, mi pesava stare in ufficio sapendo di avere fuori un sacco di cose da sbrigare, mi consolava solo il fatto di trovare i miei colleghi.
I primi anni al servizio antincendio erano stati belli, ma poi pian piano gli interessi personali dei quei miei colleghi, avevano inquinato il rapporto e onestamente non pensavo di potere trovare qualcosa di meglio altrove e invece in questo gruppo di lavoro sono stato accolto meravigliosamente e sono stati cinque anni bellissimi,
Un gruppo di gente per bene, affiatata e rispettosa, questo è l'unico rimpianto per essere andato in pensione, è l'unica cosa che mi manca, che rende "reale" la pensione e poi alcuni di loro in particolare erano la mia "famiglia", quando sono andato via dall'antincendio, non pensavo che l'ultimo giorno di lavoro mi sarei intristito per questo.
Salutarli sapendo con certezza quasi scientifica che non avrei più rivisto nessuno di loro, mi faceva venire il groppo alla gola e pensare che uno glaciale come me, con il cuore di pietra e la pelle di coccodrillo si potesse emozionare, per dei colleghi di lavoro e per poi così poco tempo, non riesco ancora a crederci.
Ho fatto bene a non fare la festa con tutto l'ufficio, non era nel mio modo di essere, ma l'ultimo pranzo quello si, non mi sto toccando, sto sistemando il cavallo dei pantaloni, dicevo .... tutte le persone importanti ed io lo sono, fanne le cose in intimo, no in mutande ..... con poche persone.
Ma voi ve lo immaginate Gesù, che alla vigilia della sua discesa al cielo, invita tutta Betlemme o Nazareth a festeggiare con arancinette e facce di vecchia ? noi Salvatori abbiamo una certa eleganza e così lui ha fatto l'ultima cena, era in primavera e faceva buio più tardi, io l'ultimo pranzo perchè ad ottobre "scurava prima".
Anche lui lo ha fatto con pochi intimi, tredici apostoli (allora i colleghi-collaboratori si chiamavano apostoli), certo lui ha fatto un passaggio dal lavoro terreno a quello spirituale (poi una volta in cielo-pensione non ha fatto più niente, manco un miracolo), con un'uscita spettacolare, ricca di effetti speciali, io no ... mi sono limitato.
Comunque nell'ultima cena, alla fine non è morto nessuno, Gesù è ancora sanu e chinu i vita, e anche nell'ultimo pranzo non è morto nessuno, anch'io sono quasi sano e quasi pieno di vita, perchè allora dico che scientificamente non vedrò più i miei colleghi ? ma perchè abitando in veneto, non mi alzo una mattina e mi dico: quanto li vado a trovare.
Non ci incontreremo per caso al supermercato o all'agenzia dell'entrate o che sò ..... a Mondello, è vero che quando vado giù per le feste o per le ferie potrei vederli, ma quando vado giù il tempo è poco, devo vedere tanta gente e fare tante cose e poi ..... non voglio mettermi a piangere.


sabato 15 ottobre 2016

Dal parrucchiere

Piccole gioie quotidiane, il mio definiamolo diario ironico di tutto quello che di particolare mi accade, oggi tratta di parrucchiere, attenzione non è che una volta sistematomi al nord ho cambiato "gusti", ma da queste parti pur essendovi il barbiere classico, la parrucchiera lavora sia con le donne che con gli uomini, quindi adesso non vado più dal barbiere, ma dal parrucchiere.
Ma chi me lo doveva dire che a quasi 63 anni, un siciliano verace come me sarebbe andato dal parrucchiere, certo la cosa non mi dispiace, aspettare il turno godendosi la compagnia di belle signore non è proprio una brutta cosa, ma tranquilli, ci vado con mia moglie e sono sorvegliatissimo.
Comunque io oggi sono preparato, posso intavolare discorsi sulla cucina, i mestieri, posso disquisire sui detersivi e sulle tecniche di lavaggio e per questo onestamente devo ringraziare mia moglie che mi ha progredito, certo mi mancheranno i pettegolezzi e gli "sparlamenti" dei barbieri del sud, sembra quasi il titolo di un film di pirati, ma sono sicuro che appena preso confidenza, di taglio e cucito (pettegolezzi) ne sentirò anche qui, del resto la donna in questo è maestra incontrastata.
Intanto, ci vado per appuntamento, pure dal medico si va per appuntamento, quindi non stò ore ad aspettare e non trovi così tutti quei perditempo, che non avendo nulla da fare li trovi a fare il turno già alle sei del mattino e poi ti fanno sfogliare le riviste .... anche maschili .... su quale taglio vuoi fare, hanno la macchinetta e ti offrono il caffè, insomma è palpabile una meravigliosa presenza femminile.
Voi sapete che per me la "donna" è quanto di più bello, più splendido possa esistere, ma non sono d'accordo con chi dice: .... se non ci fossero bisognerebbe inventarle, per carità c'è e nnì tiniemu (.... e c'è le teniamo con piacere), ma inventarla ...... i fissarii si fannu na vota sula, ( le fesserie si compiono solo una volta, non si replicano), si ma non lo fate sapere in parruccheria.
Quindi ...... mi perdo sempre, anche qui al nord e ancora non c'è nebbia, .... ah ! sì, buon giorno si accomodi, vuole dare uno sguardo alle riviste mentre attende, perchè al nord si attende non si aspetta, le preparo un caffè nel frattempo ... quello che non capisco è come mai nelle riviste le modelle sono sempre  bellissime, mentre i modelli non si possono guardare, tanto che quasi quasi, stavo rimpiangendo quel bel calendario pirelli del mio barbiere.
Finito di sfogliare le riviste con i tagli maschili e rivolgendomi alla ragazza che poi si sarebbe presa cura della mia folta capigliatura, tra il serio e il faceto gli dissi: avete anche riviste per pelati o vi siete attrezzati per i miracoli ? ma con questi quattro peli che mi ritrovo più che il taglio, servirebbe una bella piantumazione.
La ragazza per levarsi dall'impaccio dice alla sua collaboratrice: lava il signore e lì ho pensato ad una specie di parola in codice, come per dire fargli levare il vizio di parlare, non era un gavettone, mi doveva solo fare una lavata di capo, ma no come intendete voi, mi ha fatto lo sciampo in sostanza.
Però una cosa curiosa c'è stata, quando ha finito, di solito il mio barbiere mi asciugava i capelli con la tovaglietta, qui invece me li ha asciugati con il bidone aspiratutto e fineru puru di quattro capiddi .... ma perchè non imparate il siciliano che vi devo sempre tradurre, .... e così sono andati in fumo, anche quei quattro peli rimasti, così va bene ?
Qui bisogna studiare però, come dice il sindaco "Siruoru", sicilianu pi tutti, sarebbe veramente un 'altra cosa un pò osè ....comunque andiamo avanti, mi sono seduto e gli occhi si sono posati .... ma quale bella ragazza, la mia solita sfortuna, le uniche clienti erano due vecchie di novantanni l'una.
Dicevo i miei occhi si sono posati sul casco della messa in piega, ora, io nella vita ho provato un sacco di esperienze .... lo sò perchè sono vecchio, ma ricordati che sè vuoi campare, vecchio devi diventare, così tra le mie esperienze, non ho mai saputo cosa si prova a stare dentro il casco, anche per non ho mai avuto neanche la moto e quindi in fatto di casco sono deficiente .... tuo padre è deficiente .... voglio dire che sono carente in materia, comunque qualche volta mi faccio fare la permanente e provo anche questa ebrezza. 

lunedì 3 ottobre 2016

Dico 33.

Non sono dal dottore, almeno non non oggi, 33 sono gli anni di Cristo lo so, ma sono anche i miei primi 33 giorni veneti, di questi giorni vi parlerò e dei chilometri che ho fatto un mese fa, per arrivare da Napoli a Tombolo.
Credo comunque che questo post non lo inserirò in nessun libro, questo è parte di "quella strana leggerezza dell'essere .... " : meravigliosamente pensionato, marito, allenatore e padre della sposa, tutte cose che non ero fino a qualche mese fa.
Quindi sarà una di quelle "piccole gioie quotidiane", tenendo fede a quanto preventivato in occasione della trasformazione del mio blog, per il terzo libro .... certo che proverò a farlo, dicevo per il terzo libro vorrei inventarmi una storia, vorrei provare a fare un romanzo, ecco perchè vi dico che probabilmente questo post non andrà inserito in nessun libro.
Il secondo penso di averlo finito, devo correggere la bozza solo che fino ad adesso, ho impegnato il mio tempo nel disbrigo delle pratiche d'insediamento a Tombolo, nel tentativo di "rosicchiare" territorio casalingo a mia moglie, che a casa ha messo le bandierine di conquista in ogni centimetro quadrato della casa, il disbrigo delle solite pratiche giornaliere, sanità compresa.
A proposito di sanità vi dico che magari "sunnu chiù schiecchi ri mpaliermo" (sono più asini di quelli di Palermo), però le cose funzionano meglio ed è già qualcosa, gli uffici sono tutti nuovi e moderni e poi sono tutti così gentili, che anche se ti prendono in giro resti sempre sereno, non è come da noi che vai via con una bile così.
Qui sono tutti precisi e tecnologicamente avanzati, la prima volta che sono andato in farmacia, la dottoressa ha passato lo scanner sulla ricetta, lo ha posato e poi guardandomi con un sorriso a 36 denti, uno più uno meno, con la solita gentilezza e a bassa voce mi disse: stanno arrivando.
Io lì per lì da palermitano prevenuto (più che prevenuto sempre in tensione), ho subito pensato:
Ma chi ci talia chista e mi rirri puru, ma picchì ummi va pigghia i miricinali, (ma cosa guarda questa e ride pure, ma perchè invece di guardarmi non va a prendere i medicinali), ho avuto solo il tempo di pensare questa cosa, che da dietro di lei, da una feritoia orizzontale sono scesi i medicinali, lasciandomi come un "trunzu", questo non lo traduco.
Quindi avanti e precisi, in fatto di ordine e precisione ho visto cose .... quello che fa le strisce sull'asfalto per esempio, in mezzo alla strada con un trattorino, apriva e chiudeva la manopola del colore con una precisione millimetrica o quello che lascia la pubblicità, in bicicletta come in amarica lanciano il giornale, lui non lo lancia ma restando sempre in sella e pedalando, imbuca con una precisione di movimenti spaventosa la pubblicità nell'apposita buca.
Per non parlare di quello che sempre con uno trattorino, ha in mano una bottiglia di plastica con il tappo bucherellato, costeggia il marciapiedi e sempre con la stessa velocità, senza fermarsi in prossimità del tombino di scolo lancia uno spruzzo di una precisione disarmante.
I chilometri da Napoli a Tombolo tutto sommato sono stati buoni e scontati, di particolare c'è che mi hanno detto di prendere la Orte-Ravenna anzi chè la Firenze-Bologna e invece di fare prima, finisco per arrivare sempre almeno due ore dopo, stanco e nervoso, a questo punto ho deciso che non la faccio più.
Dio quando creò l'universo ha impiegato sei giorni e il settimo giorno si è riposato, che centra Dio adesso !? Dio c'entra sempre e comunque mi serve per introdurre il nuovo argomento, io per risistemarmi la nuova vita veneta, ho lavorato 32 giorni e il 33esimo giorno mi sono riposato andandomene a San Siro e in occasione della presentazione dell'abbigliamento ufficiale del Milan realizzato da "Diesel", sono andato a vedere la partita Milan-Sassuolo, come familiare della dipendente invita, in questo caso era mia figlia.
Ma qual'è la particolarità, intanto sono tornato a San Siro dopo 42 anni e per la prima volta ho visto il Milan in quello stadio, poi siamo stati alloggiati nella tribuna riservata alle rappresentanze, diciamo che in ordine di importanza ci sono: prima la tribuna VIP, poi la tribuna autorità e terzo la tribuna rappresentanza.
Ci siamo fatti un giro della madonna per arrivarci, perchè l'ingresso era all'opposto da dove abbiamo ricevuto gli accrediti, però siamo stati ricevuti da hostess e assistenti in giacca e cravatta e ci hanno accompagnati, prima all'ascensore e poi nel "box" assegnato, dove c'era un rinfresco a base di salumi e formaggi, bibite,vino e prosecco che ci aspettava.
Abbiamo degustato qualcosa prima che cominciasse la partita e poi ci siamo seduti a vederla su delle comodissime poltrone, in un'area riservata di due file di dieci posti, con una decina di monitor inseriti nella balaustra davanti e differiti di un paio di secondi dal vivo, proprio per rivedere qualche secondo dopo, quello che non avevi visto bene in diretta.
Tra il primo e il secondo tempo siamo andati di nuovo dentro il box alle nostre spalle a degustarci ancora qualcosa, all' interno dello stesso box c'era un bagno riservato ai 20 ospiti e poi siamo tornati a vedere la partita, alla fine prima di partire per un lungo viaggio, caffettino, acqua, mousse e ritorno a casa, soddisfatti della vittoria del Milan e della meraviglia che abbiamo vissuto.

mercoledì 14 settembre 2016

Dall’Oreto al Brenta

La storia e la letteratura sono pieni di viaggi e imprese che spaziano da una parte all’altra del mondo, Edmondo De Amicis scrisse del viaggio di “Marco”, che per questioni di salute andò da Genova a Buenos Aires, quel famoso dagli Appennini alle Ande, mentre Alessandro Manzoni nella sua “ il cinque maggio”, mise in risalto le battaglie e le imprese dell'ex imperatore Napoleone Buonaparte, imprese che andarono come dice il poeta, dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno.
Anch’io nel mio piccolo faccio parte della storia e della letteratura …. come quale storia  ? …. quelle che vi sto raccontando come storia non vi basta ? …. e il libro che ho scritto ? …. quella non è letteratura, per ora è solo letteratura italiana, poi magari chissà, potrebbe anche diventare mondiale, non mettete limiti alla provvidenza, ai posteri l’ardua sentenza.
 “fu vera gloria ?” …. senza tanto sfottere, certo che sarà vera gloria, voi non capite niente e scemo io che perdo il mio tempo con voi …. comunque …. vi devo raccontare dei viaggi e quello vi deve interessare, solo quello …. come quale viaggio, quello mio dall’Oreto al Brenta, da Palermo a Tombolo, da lavoratore a pensionato.
Ora se la finite di fracassare i cabbasisi, come dice il medico legale di Montalbano vado avanti, quindi …. come diceva un vecchio proverbio, “si sa dove si nasce e non si sa dove si muore”, io in verità devo dirvi che per il spirito di viaggiatore, ho sempre immaginato che la mia vita potesse svolgere anche in un altro posto lontano dalla mia Palermo.
Ricordo che ancora prima di essere assunto nella forestale e “u pitittu mi faceva acitu”, traduco e spiego, “la fame mi dava acidità di stomaco”, diciamo che era un bruttissimo periodo economico della mia vita, solo economico però, perché non è vero niente che i soldi non fanno la felicità, purtroppo servono e come e quando una cosa serve e non ce l’hai, ti fa stare male.
Ci stai male non per te, per gli altri a cui vuoi un mondo di bene e a cui non puoi dare alcune volte neanche il minimo, quelle persone a cui tu devi garantire un’esistenza dignitosa e per cui ti sei impegnato con il matrimonio e quando hai deciso di metterli al mondo.
Ora sé ho spostato la mia vita al di là dell’Arno, addirittura al di là del Po’, è proprio per continuare a prendermi cura della donna che ho sposato, di dare seguito a quanto ci siamo “promessi” all’altare, “avrai cura di lei per tutta la vita, finché morte non ci separi”, ora no né che mi potevo fare separare dal ministro Giannini, fosse stata almeno la Boschi ….
Vero è che il prete ha detto “la moglie segue il marito”, ma ora con tutta questa modernità le cose si sono invertite, non è scritto da nessuna parte, ma ora “il marito segue la moglie”, pare addirittura che dopo il caso, Papa Francesco si stia adoperando per fare cambiare la frase nel rito del matrimonio.
Come dici ? …. stavo parlando di non si sa dove si muore ? …. ti vedo troppo interessato alla mia morte, intanto mi tocco e poi continuo, quindi dicevo che era un brutto periodo, gli ultimi tempi passavo le giornate ad aspettare che il telefono squillasse, giusto almeno per fare qualche riparazione e riuscire a sbarcare il lunario, questo è italiano e non ve lo traduco.
Così preso spesso dallo sconforto, supplicavo mia moglie di andarcene via, via lontano, ma quale Milano o Torino, sé andavo via non sarebbe stato per fare l’operaio (povero) all’Alfa Romeo, per vivere in una grigia e squallida capitale del nord, volevo andare lontano, “rinascere” in un posto “selvaggio e incontaminato” proprio come me, l’Australia.
Mia moglie legatissima a sua madre e per certi versi anche a Palermo, mi prendeva sempre tempo e così alla fine pur senza saperlo ha avuto ragione lei, ma io non gli e lo dico ed ho continuato a vivere per altri venticinque anni a Palermo.
Una decina d’anni fa invece, quando i miei figli hanno cominciato a lavorare e il lavoro li ha portati un po’ qua e un po’ là, dissi a mia moglie tra il serio (perché io avrei voluto farlo davvero) e il faceto (perché lei non l’avrebbe fatto davvero), che appena mi sarei messo in pensione, me ne volevo andare a vivere nella verde, fredda e ridente Svizzera.
A proposito di viaggiare, non sono mai stato in Svizzera, …. è vero nemmeno in Australia, ma ora la Svizzera è a due passi, vediamo che cosa si può fare, così, quando sono io che voglio andarmene, cambiare vita, mia moglie sempre a dire di no, quando lo ha deciso lei, presto fatto e a sessantadue anni suonati, ho mollato tutto e sono andato via.
Sono andato via però in maniera trionfale, in coincidenza del mio trasferimento in veneto, mia figlia Ambra mi ha dato una delle gioie più grandi che può ricevere un padre, quella di vedere i propri figli che si creano una loro famiglia, quello di sapere che adesso sono grandi e possono badare a loro e ai propri figli, poi se sei il padre della sposa è ancora meglio.
E’ stata una grande festa, meravigliosa e resa ancora più bella dalla gente che vi ha partecipato e dal posto incantevole, io sono stato attore protagonista ne: “Il padre della sposa”, che come nelle tradizioni di noi Gattopardi, nobili di sangue blu, di noi Leoni, sono arrivato in chiesa accanto ad una meravigliosa sposa, su di un variopinto e tradizionale carretto siciliano.
Ho motivo di credere, che in pochi, pochissimi forse, possono vantare una così sfarzosa passeggiata tra un nugolo di persone ammirate, un modo e un’occasione particolare per salutare Palermo e trasferirmi al nord, dove andrò a ricostituire i trequarti della famiglia, perché oltre a mia moglie, lì, ci sarà anche mia figlia.

…. E il calcio ? bene grazie, ho già trovato squadra e mi appresto a sciorinare tutto il mio scibile calcistico, per un allenatore che va via dal veneto (Guidolin in Inghilterra), un allenatore che arriva in veneto, io dalla Sicilia, dico: un trasferimento di quasi mille e ottocento chilometri, dovrebbe bastare come viaggio, poi se volete vi racconto gli ottocento chilometri fatti in macchina.