domenica 15 aprile 2018

Godetevi queste sei pagine


onde le bagnavano i piedi. 
Io ero accanto a lei, mi ha preso la mano e l’ha tenuta dolcemente nella sua per qualche minuto, lasciandomi in un imbarazzo pazzesco, poi l’ha lasciata ha aperto gli occhi e siamo andati via tornando indietro.
Abbiamo fatto una lunga passeggiata sul lungo costa, verso Rocher de la Vierge, arrivando fino alla Grand Plage, abbiamo parlando piacevolmente tra il rumore e l’odore dell’oceano, senza un minimo riferimento a quella stretta di mano.
Ci siamo seduti su una panchina per riposarci un poco, oramai si era fatta sera e dietro di noi brillavano le luci della città, così siamo andati a cenare al L’èquinoxe un locale che era vicino al nostro albergo.
Il ristorante ha dei tavolini con vista sull’oceano, abbiamo preso un quarto di vino ciascuno e poi ci siamo divisi un piatto di cozze alla basca, una porzione di frittura di totani e una paella basca fatta in casa, tutte porzioni abbondanti e per finire il dolce e il caffè.
Biarritz è una località marittima francese, presa d’assalto anche da turisti spagnoli e inglesi, è piccolina e la sera si anima di localini dove puoi bere, ballare, ascoltare musica dal vivo, fare karaoke e Ula è voluta andare.
Oramai eravamo entrati in sintonia, no, non credo si
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fosse innamorata, o forse, non lo so, però quella sera abbiamo ballato, bevuto e ci siamo divertiti un sacco.
La mattina siamo usciti per il nostro …. veramente il suo servizio fotografico, io ero solo assistente, ci siamo fermati per una crèpes in un chioschetto sulla strada verso la Grand Plage, mentre andavamo a fotografare la spiaggia rocciosa la vicino.
Giunti a destinazione abbiamo visto i famosi ombrelloni caratteristici di Biarritz che si vedono in molti dipinti e fotografie, in pratica erano lo scopo del nostro lavoro.
Lì il vento, così come le correnti cambiano sempre e succede spesso che dove poco prima c’era un pezzo di spiaggia, rapidamente poi diventa oceano.
Anche stavolta finito il servizio, abbiamo messo tutto da parte e Ula mi ha quasi scongiurato di fare il bagno con lei, non avevamo il costume e fermamente gli ho detto di no, lei invece come una ragazzina capricciosa ha fatto il bagno vestita.
L’acqua dell’oceano non è calda e Ula è tornata subito, mi veniva incontro ed era stupenda, meravigliosa con quel suo corpo da ventenne fasciato dagli abiti inzuppati, una fantastica ed emozionante visione, in poche parole era bellissima, nonostante l’età.
No! non mi stavo innamorando, tu hai proprio una
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fissa, ricordati sempre che siamo degli animali e anche se pensanti la natura ti attrae sempre verso l’altro sesso.
Si è sdraiata accanto a me su di una roccia ad asciugarsi, per fortuna era una giornata di pieno sole, ci saranno stati 25/26 gradi, nell’oceano non puoi fare il bagno classico, puoi solo giocare con le onde o fare il bagno o nuotare ma con la muta o con maglie termiche.
Appena si è asciugata e non ti nascondo di avere avuto una certa l’attrazione per lei in quei momenti, siamo tornati in albergo e dopo aver pranzato e fatto un riposino, siamo tornati vicino alla Còte des Basques a fare il nostro lavoro.
Li vicino a quella piccola spiaggia formata tra le due coste, c’è una casa che domina il promontorio, da dove affacciandoti dalla finestra, sembra ci si possa lanciare in mare, dicono che sia stregata, ma Ula voleva impressionare nelle sue foto, proprio l’emozione che si provava a vedere l’oceano e Biarritz da quelle finestre.
Quando siamo tornati, abbiamo sistemato tutta l’attrezzatura in albergo, abbiamo fatto una doccia e siamo usciti a passeggiare per le vie di Biarritz gustandoci un fantastico gelato in cerca di un posto dove mangiare.
Uffa! non passeggiavamo come due innamorati, amico! Tu hai voglia di prendermi per il naso, andavamo in
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giro come due vecchi amici, dici che non esiste l’amicizia tra un uomo e una donna? Forse è così, ma devi credermi, il desiderio mi prendeva in determinate e particolari occasioni, poi finiva lì, niente di più.
Quella sera abbiamo cenato in un ristorantino con vista sulla Grand Plage, la cena non ci ha entusiasmato per nulla, la qualità e la quantità di cibo era scarsa e il prezzo esorbitante.
Però, forse perché non avevamo argomenti di discussione sul cibo, quella sera a tavola al ristorante Ula mi ha parlato di lei, ha cominciato dicendo: Non voglio conoscere la tua storia, la so già e il tuo triste sguardo perso nel nulla mi ha confermato tutto, voglio parlarti di me, così sappiamo qualcosa uno dell’altro.
Così mi ha raccontato che da giovane faceva la modella, poi con gli anni non ha più sfilato ed ha cominciato a posare per alcune in foto di copertina per le riviste, spot e calendari, poi si è innamorata di Ralph il suo fotografo, che l’ha iniziata a questo lavoro e che dopo qualche anno è morto.
Niente altro tutto qua, io non mi sono sentito di aggiungere altro ed abbiamo continuato come prima, credo che sia stato Javier a raccontargli tutto, lui conosceva la mia storia e Ula si sarà voluta mettere in pari con me.
Siamo tornati in albergo. Il giorno dopo dovevamo andare ad Arcachon e alla Duna du Pilat, prima di tornare a San
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Sebastian a Donestia, Arcachon è una piccola cittadina che si affaccia all’interno di una grande baia sull’oceano Atlantico, grandi spiagge e dune altissime tra i 100 e i 120 metri, le isolette di sabbia che appaiono con la bassa marea, ti danno l’impressione di essere ai tropici, la riserva ornitologica è il fascino esclusivo di Cap Ferret, con i suoi 26 porti dove si degustano le ostriche migliori del mondo.
Al centro del bacino si trova l’isola degli uccelli che non ha corrente elettrica, ci sono soltanto alcune palafitte e case in legno usate dagli ostricoltori, l'estensione dell'isola aumenta considerevolmente con la bassa marea.
Nel centro di Arcachon c’è un mercato coperto con prodotti tutti rigorosamente della zona, con un immancabile spazio per degustare ostriche e tapas.
Ci siamo rilassati per un poco sulla Plage de l’Horizon, prima di raggiungere il Faro per fare le foto e poi con un trenino che parte dal faro abbiamo raggiunto Cap Ferret e da lì le Dune de Pilat, un posto veramente pazzesco.
Si può salire facilmente in cima con una scalinata attrezzata e godere così di una vista spettacolare, con davanti un oceano d’acqua e alle spalle una distesa di verde incredibile.
Ula ha scattato tante foto, ma nessuna potrà mai rappresentare l’emozione che si prova in questo punto, finto il nostro lavoro siamo tornati a Cap Ferret, il lato che si affaccia sul bacino è disseminato di piccoli villaggi “ostricoli”, viuzze accoglienti di sabbia e gusci d’ostriche tra le “cabane” di legno.
Si era già fatto tardi e ci siamo fermati nel piccolo Port de
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Pirallan per una bella degustazione di ostriche assieme a pane di segale, burro, gamberi e patè, sorseggiando dell’ottimo vino e ammirando il tramonto sulla baia, con i piedi quasi nell’acqua e seduti sui minuscoli tavolini di legno.
Eravamo stanchi e non avevamo ancora un posto dove dormire, così chiediamo ad una ragazza dove potevamo trovare un posto per dormire e lei stessa ci ha accompagnato dal proprietario di una delle casette gialle, rosse, azzurre del villaggio di Le Canon.
Prima di andare a letto, abbiamo passeggiato tra le viuzze e in riva al mare, il giorno dopo appena svegli abbiamo fatto colazione con delle piccole tapas.
Al porto abbiamo noleggiato una piccola imbarcazione per raggiungere l’Isola degli uccelli, riserva ornitologica visitabile, che dà la possibilità di osservare da vicino e per noi di fotografarli nel loro habitat naturale, una grande quantità di uccelli marini e non, stanziali e migratori.
Tornati al villaggio di Le Canon, abbiamo preso i bagagli e fatto un frugale pasto ci siamo diretti alla stazione per tornare a San Sebastian - Donestia, che era la nostra ultima tappa.
A San Sebastian siamo stati accolti da un temporale ed abbiamo trovato Ortiz il vicino di Ula ad aspettarci con la sua jeep per portarci a casa, il clima era veramente freddo e non smetteva di piovere, facendoci rimpiangere le giornate di Bordeaux, Biarritz e Arcachon.
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martedì 3 aprile 2018

Un tuffo a Palermo


E' stata così breve e intensa questa breve vacanza a Palermo, che la posso paragonare veramente ad un tuffo, un tuffo com'è? breve! tranne se non ti tuffi da 200 metri il tuffo è un attimo e poi c'è l'impatto, intenso, ti senti qualcosa di spessore che ti avvolge, che volete, oramai faccio lo scrittore pure per compilare la lista della spesa.
SENSAZIONI? Per certi versi c'è abitudine, per me anche un certo fastidio, la tensione di non scordarsi qualcosa, la paura di trovare al ritorno la multa sul parabrezza della macchina lasciata al parcheggio dell'aeroporto, i sediolini dell'aereo sempre più piccoli e stretti, bagagli a mano o da stiva, chi ti viene a prendere e chi ti viene a lasciare e poi ......
...... e poi, hai quattro giorni (di relax) e devi fare cose per una settimana, tutti pretendono di vederti ma devi andarci tu che sei senza macchina, quando arrivi hai: l'amministratore da vedere, l'IMU da pagare, le cose da comprare e poi non capisci come mai ..... che quando sei arrivato hai svuotato le valige e ora le cose che hai comprato non ci stanno.
Insomma vai via più stanco di quando sei arrivato, stressato, pentito e amareggiato, però forse tutto questo "copre" la malinconia di partire e andare via.

Ora vi beccate altre quattro pagine del mio IV° libro e leggetele se non no ne scrivo più, non è un consiglio, è proprio una minaccia.

La seconda tappa era la Basilica di San Michele, siamo passati e ci siamo persi in un mercato stagionale che si snodava per tutte le vie del centro, dove era possibile acquistare cibo, vestiario ed era anche un set fotografico naturale di primordine.
Qui ci siamo gustati un bel pranzo a base di tapas ma con i sapori della cucina francese, aquitania e basca, il tutto accompagnato da un bel calice di vino Bordeaux eccezionale, non per niente è la città del vino e li abbiamo comprato anche lenzuola e federe, prima di recarci a fotografare la Basilica.
Appena finito siamo tornati in albergo per una doccia e poi siamo usciti ancora per andare al le Miroir d’Eau, uno specchio d’acqua che si spiana davanti al Place de la Bourse e al Place du Parlement, dove nelle belle giornate non è insolito attraversarlo a piedi e giocare con i suoi getti d’acqua.
Ula si è persa nell’ammirare e fotografare la piazza creata dai due palazzi, intanto calava il buio e complice la stanchezza, alla fine non siamo riusciti a vedere le Miror d’Eau, così ci siamo accomodati in un bistrot al palazzo del parlamento e ci siamo gustati un tagliere misto di formaggi e salumi tipici francesi e bevuti stavolta un’immensa birra ghiacciata.
Il secondo giorno dopo avere fatto colazione, siamo tornati a le Miroir d’Eau a fare il servizio fotografico che non eravamo riusciti a fare il giorno prima, fermandoci ancora alla Gllm-Guillaume a prendere un caffè, quel
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posto ci aveva rapiti, aveva cibo fresco e di qualità, ottimi prezzi e la possibilità di mangiare dolce e salato, seduti comodamente e senza per questo pagare un sovrapprezzo, che è invece una cattiva abitudine delle pasticcerie francesi.
Arrivati al Miroir d’Eau che dire, è un posto che ti rimane nel cuore, una fontana che fontana non è, che riflette il cielo e la piazza, un luogo perfetto da fotografare, un luogo dove i bambini e gli adulti giocano e scorrazzano felici nell’acqua, li ti dimentichi di tutto e così dopo il servizio fotografico abbiamo riposto tutto in angolo ben sorvegliato, Ula mi ha afferrato la mano dopo essersi tolta le scarpe e nonostante fosse così esile mi trascino con lei.
Sono rimasto meravigliato dalla ragazzina che c’era in lei, mi ha tirato dentro e poi mi ha schizzato scalciando con i piedi l’acqua, ad un tratto è partita per impegnarsi in una corsa sfrenata e urlando tornò verso di me a tutta velocità per poi frenare di botto e ricoprirmi d’acqua.
Eravamo fracidi, lei ansimava e sorrideva, la camicia bagnata appiccicata addosso lasciava intravedere tutto, Ula aveva ancora un bel corpo e mi eccitava, mi sono girato e gli ho detto di andarci ad asciugare che avevamo ancora da lavorare.
Ci siamo seduti nell’angolo dove c’era l’attrezzatura, quasi distesi con la faccia verso il sole per asciugarci,
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era fine luglio e c’erano 26 gradi, io non riuscivo a togliere gli occhi dalla camicia di Ula spalmata sul seno piccolo ma ancora turgido.
Appena asciutti abbiamo raccolto tutto e prima di tornare in albergo, ci siamo diretti in stazione per controllare gli orari del treno per Biarritz e acquistare i biglietti, da lì siamo andati ancora a mangiare al Gllm-Guillaume, prima di tornare all’albergo per fare i bagagli e liberare la stanza.
In Francia muoversi in treno è comodo, veloce, poco costoso, puntuale e pulito, Ula ha pagato il conte e siamo tornati alla Gare Saint-Jean a prendere il treno per Biarritz in partenza nel tardo pomeriggio, un tragitto di 200 chilometri con treno ad alta velocità.
Dalla stazione abbiamo prenotato due stanze e abbiamo lasciato Bordeaux, stavolta con Ula abbiamo parlato del più e del meno, di tutto ciò che il paesaggio ci offriva, i vigneti dell’Aquitania, i campi e le tipiche casette rurali.
Io amo viaggiare in treno, per me è la maniera più bella di viaggiare, vedi il cambiare veloce e continuo dei paesaggi, dei colori, dei luoghi ed è anche il posto dove puoi intavolare delle belle conversazioni, rimorchiare!?
La stazione di Biarritz è un poco distante dal centro, il taxi è costoso e così noi abbiamo preso il bus, abbiamo impiegato meno di un’ora per arrivare in uno dei posti
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più belli al mondo.
Biarritz è un paese Basco, con l’architettura e la cucina tipicamente basca, si trova proprio dietro ai Pirenei e davanti l’Oceano Atlantico, un posto stupendo.
Il centro di Biarritz è quasi tutto pedonale e il nostro hotel era proprio in pieno centro, così ci siamo fatti un bel pezzo di strada a piedi e in salita, ma ne valsa la pena per quello che abbiamo visto, è stato bellissimo.
Davanti all’albergo c’è una grande spiaggia di sabbia dorata, in mare tanti ragazzi con il surf, erano già passate le sei del pomeriggio e c’era tanta gente che stava gustandosi un aperitivo davanti all’oceano, le famiglie facevano shopping e altri tornavano a casa con i costumi ancora bagnati.
Le nostre stanze erano all’Hotel le Saphir, posate le valige in camera e fatta una meravigliosa doccia, Ula ha voluto dirigersi verso la Còte des Basques perché voleva vedere l’oceano da quel punto.
Siamo passati da una piccola spiaggia che si forma fra le due coste, riparata dal vento e dalle prepotenti dell’oceano, la Còte des Basques è una spiaggia grandissima e Ula ha insistito per farmi arrivare con lei fino al bagnasciuga.
Adorava chiudere gli occhi e sentire il vento accarezzargli il viso e scompigliargli i capelli, mentre le
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martedì 27 marzo 2018

Un'altra tappa della mia corsa ai cent'anni


Solitamente si dice 64 anni e non sentirli, anche per me forse fino a qualche tempo fa era così, adesso più che nel fisico e moralmente che me li sento e spesso penso a quando da giovane si diceva: il lavoro nobilita l'uomo, oggi mi accorgo della grande verità e non è per una questione di soldi, fare qualcosa che non sia fine a se stesso, ti rende parte della società dove vivi e questo dolce far niente di importante che ti da l'impressione di esserti invecchiato, perchè poi alla fine sono impegnatissimo in cazzate varie, ma ti senti vecchio, sempre lì a parlare del passato.
Certo se solo potessi imitare il personaggio di questo mio nuovo libro, che non a caso incarna il mio stesso desiderio, se potessi andare in giro per il mondo come lui, questi 64 anni sono sicuro che non me li sentirei,
Anche stavolta al mio compleanno c'era Giulio, lo scorso anno in una foto dell'ecografia e nella pancia di mia figlia, quest'anno in braccio al nonno nel tentativo di rubarmi il cellulare.
Come promesso, pubblico altre 4 pagine del libro e ne approfitto per farvi gli auguri di Pasqua.
SECONDA PUNTATA
I churros e i porras sono due varianti con forme diverse di pasta lunga e fritta spolverati di cannella, quindi abbiamo finito la colazione e lei era già pronta per il viaggio, aveva ammucchiato zainetti e attrezzature tutto già in un angolo.
Era di una tranquillità disarmante e parimente tacita, io sono andato a fare una doccia e a mettere insieme le mie cose, mentre Ula è rimasta a dare l’acqua alle innumerevoli piante sulla veranda, che in sua assenza sia alle piante chee al giardino, così come alla casa ci avrebbe pensato il suo vicino.
Appena finito sono tornato giù con il mio zaino e Ula era seduta sui gradini della veranda e parlava pacatamente con quello che poi ho capito essere il vicino, un simpatico vecchio tondeggiante, con due baffoni alla messicana e che era lì per accompagnarci 
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al bus che doveva portarci alla stazione dei treni.
Abbiamo sistemato sulla jeep anche il mio zaino e siamo partiti per questo viaggio fotografico, all’arrivo c’era già ad attenderci la corriera, il tempo di trasbordare i bagagli e siamo partiti per Hendaye, dove siamo arrivati dopo una mezzoretta, abbiamo fatto i biglietti e siamo andati ad attendere il treno per Bordeaux in un bar davanti alla stazione.
Li abbiamo bevuto un caffè pessimo e poco dopo è arrivato il treno, ma abbiamo dovuto aspettare che lo lavassero e lo rimettessero in ordine, nel frattempo si erano quasi fatte le due del pomeriggio e prima di partite abbiamo mangiato delle baguette veramente eccellenti.
Il treno è partito alle 14 e 30 in perfetto orario e alle 17 e 30 precise siamo arrivati a Bordeaux, in tutto questo tempo sia in treno che al bar, con Ula non c’è stato un minimo di conversazione, solo convenevoli e a me sinceramente non dispiaceva, preferivo restare da solo con i miei pensieri e chissà forse anche lei.
Ula ha letto un libro svogliatamente, lo guardava tenendolo aperto quasi sempre sulla stessa pagina, io cercavo svago al di fuori del finestrino, cogliendo i continui cambi del paesaggio e pensando a Fiorella.
All’arrivo a Bordeaux, abbiamo aspettato il bus che ci doveva portare al S’Chool Hostel, una struttura nel
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Cuore di Bordeaux, in pratica era un dormitorio universitario che in estate diventava un ostello, noi non eravamo giovani e neanche universitari, fatto sta che siamo rimasti a dormire là.
La Francia non è a buon mercato e dormire in centro a Bordeaux non è per niente economico, appena arrivati il ragazzo alla reception ci diede le chiavi delle stanze e una cartina, Ula la passò a me e il ragazzo mi ha indicato i luoghi dove dovevamo andare, le line dei tram e dei bus e i posti dove andare a mangiare, ora ero ufficialmente in servizio.
Siamo saliti nelle nostre camere, sullo stesso corridoio ma distanti una dall’altra, la camera era spaziosa e pulita, solo che la biancheria da letto era di carta, lì per lì l’ho presa con filosofia, per una notte poteva andare più che bene, ma il giorno dopo ci siamo comprati lenzuola e federe.
Posate le valige in camera ci siamo rivisti alla reception e con la cartina in mano siamo partiti all’esplorazione della città, a piedi e ci siamo fermati subito in un delizioso localino, il Gllm-Guillaume.
Abbiamo preso posto in un tavolo nell’angolo più sperduto del locale e abbiamo ordinato i macarons più buoni che io abbia mai mangiato e come si sa, a tavola si diventa loquaci, così l’algida e riservata Ula ha manifestato la sua anima umana.
Non siamo mai entrati nei particolari delle nostre vite, anzi siamo stati ben attenti a restarci fuori, lei ad un tratto era diventata un’altra persona, loquace, allegra e divertente, sembravamo due vecchi amici che si ritrovano dopo tanto tempo.

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Abbiamo mangiato poco e chiacchierato molto, mi ha spiegato il lavoro che dovevamo fare, insomma alla fine è stata una bella serata e la fotografa mi era pure diventata simpatica.
Ula ha pagato e abbiamo fatto ritorno in albergo, nel patto di lavoro che avevamo concordato per questi cinque/sei giorni, le mie spese erano a carico suo e tornati a San Sebastian mi avrebbe dato duemila euro.
Durante il tragitto la conversazione continuò simpatica e leggera, mi è sembrato che ci conoscessimo da sempre e una volta arrivati in hotel al piano dove c’erano le stanze, ci siamo augurati cordialmente la buona notte e ci siamo dati appuntamento per l’indomani.
La mattina seguente dopo esserci rigenerati con una abbondante colazione, ci siamo avviati alla Cattedrale di Bordeaux che era la meta del nostro primo servizio fotografico, passando fra le ampie vie principali della città, durante il nostro passaggio Ula ha fotografato di tutto.
Arrivati alla cattedrale l’abbiamo fotografata di dentro e di fuori, lei sprizzava un’energia inconsueta per una donna di quasi settant’anni, mi dirigeva nelle mie operazioni di supporto con competenza ed autorevolezza, senza lasciarsi sfuggire un particolare, alla fine quello che all’inizio mi sembrava un antipatico modo per guadagnare dei soldi era diventato un piacere.
Stavo bene con lei, una donna forte, decisa, esperta e di classe, ma non me ne stavo innamorando, quel sentimento è tutto per Fiorella e per nessun’altro.

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sabato 17 marzo 2018

Sette anni in Tibet

In realtà i prossimi sette anni non saranno in Tibet ma in Veneto, la corte presieduta da mia moglie mi ha condannato ad altri sette anni in Veneto, qui tutto sommato sto bene a parte il freddo che non mi permette di fare alcune cose, però mi annoio da morire.
Per una persona iperattiva come me, che era al centro dell'attenzione tutto il giorno, al lavoro la mattina e agli allenamenti il pomeriggio, doversi inventare cosa fare per riempire le giornate è dura, credevo che una volta qua avessi trovato da fare qualche cosa, al mattino qualcosa tipo in un ufficio, in un sindacato, cose del genere e poi di pomeriggio mi sarei dedicato agli allenamenti.
Invece niente di tutto questo, qua non permettono a nessuno di entrare nelle loro cose, specie se sei bravo e meridionale e se non fai un lavoro o se no alleni una squadra, fare amicizia diventa difficile, così tra palestra e camioncini di legno non mi resta che scrivere.
Ho già scritto di corsa un libro (il terzo) che sto portando in concorso e mentre lo stanno correggendo perchè devo fare bella figura, ho cominciato a scrivere il quarto libro che riprenderò a pubblicare a puntate. 
Intanto vi pubblico la presentazione e il resto a puntate e mi direte cosa ne pensate, questo è tutto un'altra cosa rispetto ai primi.
PRESENTAZIONE


Dicono che ogni uomo nutra tre grandi passioni nella sua vita, le mie sono le donne come tutti gli altri, il calcio come la stragrande maggioranza e i viaggi, realtà per molti e sogno per altri.

Come dicevo alla fine del “Un grande e breve amore”, farò percorrere al triste Giulio un viaggio per fuggire dall’amore, lungo le coste francesi, portoghese, spagnole ed italiane, inventandomi o scopiazzando delle storie, provando a legarle ai miei viaggi.
Credo che questo racconto sarà articolato in più libri, fino a quando non mi sarò stufato di scrivere e penso di partecipare ancora al concorso ogni anno, ammesso che le difficoltà non sia scoraggianti.
Dopo “Un grande e breve amore” spero vi piaccia pure questo.



Allora caro amico, oramai non mi aspetto più niente dalla vita e da nessuno, bisogna darsi forza e andare avanti, sorridere sempre se puoi, anche se dentro un vuoto immenso ti divora, devi continuare a vivere anche se la morte la porti sempre nel cuore.
Comunque come ti dicevo ho venduto tutto, raccolto quelle poche cose che mi sarebbero servite e me ne sono andato a San Sebastian dove mi aspettava la barca che avevo comprato, io non avevo nessun rudimento sulla navigazione e così un amico di Parigi mi aveva messo in contatto con Javier.
Lui era un pescatore ma si occupava di tutto, così oltre a spiegarmi un po' di cose sulla navigazione, si interessò per farmi avere la patente nautica, mi trovò un lavoro per non dissipare subito la riserva che avevo in banca e un posto dove dormire senza spendere troppo.
Appena ottenuta la patente, Javier mi ha fatto incontrare con Ula, una fotografa un po' avanti negli anni, magrissima, sportiva, elegante e per certi versi ancora piacente, doveva fare un servizio fotografico a Bordeaux, con delle tappe intermedie ed aveva bisogno di un accompagnatore-traduttore.
Tutto sommato non era un brutto lavoro, viaggiavo ed ero pagato pure bene, si trattava solo di rimandare l’inizio del mio viaggio per mare e così siamo andati a prendere le mie cose che avevo nella casetta dei

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pescatori e che mi aveva gentilmente messo a disposizione Javier e mi sono trasferito a casa da Ula.

Siamo arrivati in una villetta sulla collina, mi ha mostrato la stanza dove avrei dormito, il bagno e la cucina, io mi sono dato una bella ripulita, mentre lei ha preparato il pranzo a base di tapas.
Dopo avere pranzato mi ha spiegato un po' in che consisteva quello che dovevamo fare e si è seduta in veranda a leggere un libro, io seduto un po' più distante ho ingannato il tempo ammirando il paesaggio bellissimo, pensando sempre e solamente Fiorella.
Al tramonto Ula si è alzata ed è andata a preparare una gustosissima paella che abbiamo consumato alla frescura della veranda, sempre e rigorosamente senza parlare, non ci conoscevamo e anche lei come me sicuramente preferiva stare da sola con i suoi pensieri.
Siamo rimasti a guardare le stelle ed io dopo un po' ho deciso di andarmene a letto, gli ho augurato la buona notte e lei ha risposto senza guardarmi aggiungendo: “a domani” e l’ho lasciata immersa nei suoi pensieri.
L’indomani mi sono svegliato e sono sceso in cucina, Ula era già sveglia e aveva preparato la colazione, ci siamo seduti ancora in veranda a mangiare churros e porras fatti da lei, accompagnati da una tazza di cioccolata calda, una tipica prima colazione basca.
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sabato 10 febbraio 2018

10 Febbraio 2018

E' un poco che non torno a scrivere, per scrivere di qualcosa bisogna aspettare che questo qualcosa si costruisca, quello che si costruisce più presto è il viaggio, ma non avendone fatto in questi sei mesi, l'unica cosa che è successa è la nascita di Giulio e tutti vi starete chiedendo; -ti pare niente? come mai sono passati tre mesi (oggi) e io no ne avevo ancora accennato niente?
Come vi dicevo una storia si deve costruire, occorre che fatti e persone, che eventi ed emozioni abbiano il tempo di crescere e verificarsi, sarebbe stato troppo presto prima, raccontare cosa prova ad essere "nonno", perchè in quel momento ho vissuto l'evento con la sua emozione e tutto il resto, ma diventare nonno, lo fai giorno dopo giorno sempre di più.
Quando nasce c'è la gioia del momento, una confusione se vogliamo anche mentale, è arrivato questo bel bambolotto, tutti a guardare, a disquisire sulle somiglianze, sai che è cambiata qualcosa ma non te ne rendi conto, non riesci a capire cosa, è con il tempo che ti cresce qualcosa dentro, ad un tratto non fai altro che pensare a lui.
Avrà mangiato?, starà bene? e poi cominci con i progetti, quando cresce gli regalo .... appena è grande lo porto con me ...... devo sbrigarmi a fare questa cosa perchè devo andare da Giulio, ieri non l'ho visto oggi caschi il mondo devo andare a vederlo, è questo quello che cresce e che ti da consapevolezza, ora cominci a sentirti nonno, adesso che hai un'altra persona (questa diventata primaria) a cui pensare.
Adesso dopo l'esperienza fatta con i tuoi figli, senti che con lui è diverso, non è che si vogliono bene di più, si vogliono bene meglio, ora sai come si fa e gli darai tutto quello che non hai dato ai tuoi figli perchè non lo sapevi.
Ora quando entri in un negozio di abbigliamento non vai più per prima cosa al reparto donna, subito vai al reparto bambino e se per strada vedi una cosa bella, anche una macchina per dire, subito pensi: questa poi gli e la compro.
Ti prende tutti i pensieri, poi quando dopo qualche mese ti accorgi che quando gli stai davanti ti guarda intensamente, poi ti sorride e ti segue con lo sguardo quando ti muovi o comincia a muoversi freneticamente perchè già ti riconosce, allora si che capisci che sei nonno e non ti interessa più nemmeno che questo vuol dire che ti stai facendo vecchio.
Ma le emozioni non si possono descrivere, uno stato d'animo non si può raccontare, come diceva Lucio Battisti: un amore non si prova (non è una cosa che la provi e poi se ti piace ....) si indossa direttamente (vedi una donna, vedi una cosa, vedi un animale e tac, l'amore c'è l'hai subito cucito addosso.

giovedì 20 luglio 2017

lunedì 17 luglio 2017

Tuoni e fulmini.

Che culo, siamo tornati dalla vacanza a Marina di Ragusa ed è arrivato l’alluvione, dovevo andare a fare il bagno a Terrasini e poi restare a pranzo da Flora, ma credo che mi farò una bella boscaiola a casa mia, quindi visto che non devo correre al mare vi racconto di questi miei venti giorni a Palermo.
Cominciamo come sempre dall’inizio, dal trasferimento in macchina a Napoli per imbarcarci per Palermo, era la prima volta che facevo il viaggio verso giù, perché fin qui ero andato sempre da Palermo a Napoli, prima per portare l’Opel ad Ambra fresca di patente e poi la Fiesta a mia moglie fresca di nomina, il ritorno poi l’avevo fatto sempre in aereo.
Il viaggio è stato buono, non c’era molto caldo e poi con la Qashqai si viaggia come in aereo, io avevo un po’ di preoccupazione per l’ernia lombare, dopo due ore che sto seduto mi fa un male cane, l’ho provato sia quando ho portato la Ford, sia quando me ne sono salito definitivamente e quando sono andato in Croazia, fortunatamente al ritorno da Rovigno, ho visto un motociclista con una fascia lombare, l’ho comprata e ho risolto il problema con 10 euro.
L’altro cruccio, che non è il marito della cruccia ma un pensiero preoccupato, era quello di arrivare tardi all’imbarco non sapendo quello che potevamo incontrare per strada, fortunatamente a posto anche questo e alle sei siamo stati a Napoli pronti per l’imbarco, ci siamo sistemati, ci siamo riposati e rinfrescati sul ponte in attesa di salpare.
Partenza puntuale alle otto da Napoli e per la prima volta lasciando il porto ho visto il golfo, perché quando arrivavo mi svegliavo sempre quando eravamo già dentro il porto, così ho visto che da una parte ci sono tre isolette una dietro all’altra sempre più grandi: Nisida (tipo isola delle femmine), Procida e poi Ischia, che ricordano vagamente le isole Eolie, se non altro per la sequenza: Lipari, Vulcano e Salina, dall’altra parte ma molto più distante Capri.
A poppa si stava che era una meraviglia, quando ad un tratto mi è sembrato che la nave arrancasse, allora dissi a mia moglie che forse la nave aveva preso un tratto jn salita, lei decisamente mi ha detto di no, però tutto ad un tratto sono arrivati come se rotolassero una flotta di cinesi o giapponesi, gente con gli occhi a mandorla comunque e con le macchine fotografiche.
Io resto convinto che la nave fosse in salita e che tutti questi orientali erano rotolati a poppa, mia moglie insiste dicendo di no e io non voglio litigare proprio ad inizio vacanza, comunque erano tutti li a farsi i selfie con bastoni e telefonini, poi arrivati ad un certo punto hanno cominciato a farsi le foto di gruppo e uno di loro rivolgendosi a me che li guardavo mi disse:
Venile venile pule tu, fai fito con noi, io poi mettele foto in settimana enigmistica cinese e dile chi è l’intluso?, io chiaramente non ho accettato, ho resistito al fascino della notorietà internazionale, scherzo a parte siamo scesi in cabina, abbiamo consumato la cena a sacco e siamo andati a letto svegliandoci a Palermo dopo un viaggio bellissimo.
Appena arrivati e sbarcati, colazione con cornetto con ricotta e cappuccino, scarico bagagli, cambio costume, carico spiaggine e ombrellone e via a Terrasini dove mi aspettava Mery per il primo bagno siciliano, si perché il primo bagno in assoluto l’avevo fatto a Rovigno, questa è la prima volta che mi faccio le vacanze a casa mia.
La settimana e poi passata tra lavori per un pluviale rotto, la rottura del tubo dell’aria condizionata a causa del pluviale, lavare e stirare, ripristinare il giardino di pompa, terra e fiori, disinfestazione e trattamento anticogginiggia, avvocato io e avvocato Mary, insomma tutto quello che ti trovi da fare dopo che manchi da quasi un anno.
Finalmente dopo un paio di bagni a Isola, e una piscina a Villagrazia siamo partiti per Marina di Ragusa, cinque giorni di totale e completo relax, una vacanza con “V” maiuscola, abbiamo fatto il bagno in spiagge bellissime e mare pulitissimo, Donnalucata, Playa Grande, Casuzze e Punta Braccetto.
E’ inutile dirvi che tutto era organizzato, pulito e rilassante, niente “muluni e babbaluci” e nemmeno “chi ghiccasssi u sangu ru cuori”, docce ad ogni 30/40 metri, contenitori per la spazzatura, pochi lidi e molta, moltissima spiaggia libera, pochi “vu cumprà” e nessun posteggiatore, ne abusivo e ne autorizzato.
Perché Marina di Ragusa ….. perché ho deciso di visitare poco alla volta questa parte di Sicilia, la più lontana e mai vista, perché andiamo a vedere le cose degli altri e le nostre le snobbiamo, perché sono i luoghi di Montalbano e perché da ragazzo il mio compagno di classe Bruno, ci andava tutte le estati e mi faceva una testa così, tanto che ho voluto vedere e toccare con mano.
Ora, sarà perché ripeto ho già visto tanto, o per via della crisi economica, sarà per l’ISIS, o perché mi sto facendo vecchio, dai racconti di Bruno mi aspettavo di più, per carità un posto bello tipo Mondello ma non così elegante e nemmeno così mal frequentato, la stessa striscia di sabbia per larghezza e lunghezza, stesso lungomare ma senza quelle orribili barriere e gabine che ostruiscono la vista, pulito e piastrellato.
E allora? Non so avrei voluto “percepire altre sensazioni”, certo non sono più i tempi di “signorina la posso accompagnare” o “del culo che non ha visto mai camicia” (erano questi i tempi raccontati da Bruno), ora è tempo che tutti fanno le vacanze, tutti viaggiano oramai, oggi sono le ragazze ad accompagnarti senza neanche chiederlo, diciamo che si è perso un po’ di quella “magia” e questo nell’aria si sente, è tutto scontato, tutto terribilmente normale.
Però due vecchie cose le ho ritrovate, ragazzi che giocavano a tamburelli come ai miei tempi (pensavo non esistessero più e che i tamburelli fossero superati), ho contato ben 14 coppie che giocavano e lo facevano bene, giocavano come Dio comanda e l’altro è che mi sono abbronzato di nuovo il naso come ai tempi delle “clodet”, chi non ha prontezza della cosa basta leggere “Mi racconto”, ho il naso (una pista d’atterraggio per cui ci pago pure l’IMU) rosso e spellato ….  è come un peperone.
Del resto la grandezza delle persone si misura dalla grandezza del naso, Siranò de berjerak, Depardieu, io, u nonnu Turiddu, a noi persone dal grande fiuto, queste cose possono succedere, comunque tornando a Marina di Ragusa è un gran bel posto.

Così come è un bel posto il B&B dove ero alloggiato, era in collina a un kilometro dal lungomare, in un profondo silenzio e con un panorama mozzafiato, stanze fresche ed accoglienti, veranda-solarium e cucina –soggiorno però in comune, solo che non c’era nessuno ed era tutto per noi, così non abbiamo dovuto litigare per niente e con nessuno.