domenica 11 agosto 2019

Totucci per sempre

Tutte le volte che vado in spiaggia a Isola per fare il bagno, la mia memoria spesso si sofferma su un motivetto degli anni 60 di Edoardo Vianello, che faceva: "per quest'anno non cambiare, stessa spiaggia, stesso mare" e si! come dice mio nipote Giulio, perché oramai da più di vent'anni, da quando sono sposato e vivo a Cardillo (località periferica di Palermo) a limitare con Sferracavallo a mare, la mia spiaggia di riferimento è quella di Isola delle femmine.
Non si chiama Sferracavallo a mare, ma detta così sembra essere in un posto da vip e a proposito di vip, vi volevo raccontare dei vit, very, important, totucci, il totuccio è un dinosauro, esiste fin dall'era preistorica, si chiamava totucciosauro rex e si è tramandato fino ai giorni nostri.
Una domenica di queste, trascorse a casa in vacanza, mi trovavo al mare sulla poca curata spiaggia libera di Isola, li il mare è stupendo, limpido, fresco e quasi mai agitato, le ombre dei numerosi e variopinti ombrelloni, si accorciava man mano che passava il tempo e il sole si alzava sempre più in alto.
La spiaggia era on-line, per chi non ha studiato ad oxford traduco: china fina a mucca, sarà mancata una mezz'oretta a mezzogiorno, quando sul marciapiedi in cima alla scaletta che porta in spiaggia, compare un tondeggiante e attrezzato totuccio, munito di ogni confort e seguito da uno stuolo di apprendisti totucci.
Lo sguardo potente come un'aquila, individua un metro quadrato di arenile tra gli ombrelloni, si trova sul bagnasciuga e lui spezzante nella sua canottiera unta, senza dare nessun segnale di turbamento, si avventa sull'ultimo pezzo di spiaggia, veramente libera rimasta, come Attila al suo passare, calpesta tutti i teli mare e spesso anche il suo occupante, inondando con le sue infradito tutto e tutti, pasta al forno compreso.
Arriva e come Hillary sul monte Everest, pianta il suo ombrellone e vi piazza sotto la sua poltroncina, gli occupanti il territorio circostante si stringono, spostano le loro cose e in quel momento gli apprendisti totucci al seguito, segnano il territorio piazzando altri 6/7 ombrelloni, ognuno con la sua comoda poltroncina pieghevole sotto.
Le donne tirano fuori dalle loro buste di plastica, dei copri divani che applicano sapientemente all'ombrellone, mentre gli uomini vanno a caccia di sassi, per rendere più stabile la struttura, sassi che lasceranno sul posto una volta andati via, a testimonianza insieme alla "monnezza" del loro passaggio.
La madre di tutti i totucci, come per magia tira fuori miriadi di birre ghiacciate e distribuisce a tutti, panini con panelle e crocchè ammataffati (intraducibile) e poi si rivolge al più piccolo dei titucci, quello che per quanto pesa si è incastrato nella poltroncina pieghevole ed è già al terzo panino: mancia picca curò, ca ora c'è l'acqua e gin, che non è una famosa bevanda fatta da tre parti di acqua e una di gin, ma la ben più nota ginnastica in acqua, conosciuta da tutti come acquagym.
Sono passati gli anni, non c'è più la seicento multipla, non c'è più la lira e la democrazia cristiana, ma il totuccio è sempre li, imperturbabile e immarcescibile.

giovedì 25 luglio 2019

Sarebbe proprio il caso di dire, era ora!


Il calcio a Palermo riparte ancora, dopo 19 anni e l’ennesimo fallimento, la società torna nelle mani di un imprenditore palermitano, in questo caso addirittura gli imprenditori palermitani sono due: Dario Mirri e Tony Di Piazza, anche se quest’ultimo è solo originario di Palermo (provincia) e le sue imprese risiedono e operano nel mercato americano.
Diciannove anni fa, l’ultimo presidente palermitano squattrinato è stato Ferrara, perché diciamocela tutta, chi in passato ha avuto i soldi per gestire il Palermo, ha gestito altro (più remunerativo) o non ha voluto mettere in piazza (e a rischio) la propria ricchezza, fatto sta che siamo stati sempre e continuamente ostaggi di bilanci in rosso e avvicendamenti societari di convenienza.
Se non fosse finita com’è finita, oggi avrei voluto ringraziare Zamparini per questo suo interregno ma visto come sono andate le cose, invece devo costatare incazzatissimo, che dopo la dominazione arabo-normanna, spagnola e così via, ci siamo liberati a caro prezzo (come in tutte le dominazioni) del dominatore “attila” Zamparini, che come diciamo noi: ha fatto più danni di un vagone di babbaluci.
Credo anch’io che l’apporto di Di Piazza è stato e sarà fondamentale, le due cordate da sole mancavano di qualcosa, insieme invece si sono completate, a mio avviso ai soldi di Di Piazza mancava una dirigenza del territorio e a Mirri mancavano i soldi di Di Piazza, per costruire un progetto importante e duraturo nel tempo, ripeto questa è la mia opinione, quella di uno che aveva sentito “feto” di “imbroglione” già 5/6 anni fa.
La Herahora s.r.l. è l’unione delle risorse di Mirri e Di Piazza (forse a loro si aggiungerà Dragotto) e sappiamo che l’unione fa la forza, un’unione affidata a Sagramola, persona di tutto rispetto, esperienza e competenza, penso che Orlando abbia scelto bene, senza nulla togliere al gruppo Ferrero.
Ora entro giorno 29 (termine ultimo per l'iscrizione alla Serie D), si dovrà correre per realizzare tutto, sperando che questa possa essere l’ultima volta e che sia l'inizio di un nuovo percorso di crescita, se non come il Napoli, almeno come il Torino (anche loro fallite e ripartite) e avremo anche noi, la nostra squadra femminile come tutte le grandi società europee.
In pratica la squadra già c’è, bisognerà tesserare sotto la nuova denominazione, la squadra della Ludos, poi bisognerà provare a trovare per le migliaia di palermitani sparsi per l’Italia, un circuito visivo nazionale per le partite in diretta o almeno in differita, perché TRM trasmette entro un certo limite, avremo anche noi una "squadra legends", la squadra E-Sport, una web TV e l'azionariato popolare (il 10% del capitale).
Una squadra e una società, che Palermo merita di avere stabilmente in Serie A, con un nuovo progetto tecnico, societario e sportivo, con un nuovo logo e una nuova denominazione sociale, che sarà la “S.S.D. PALERMO CALCIO”, poi una volta tornati tra i professionisti, resterà la S.S. Palermo calcio, quindi non sarà più una società sportiva “dilettantistica” e tornerà il vecchio marchio, quello che c’era prima del 1986.
Adesso si deve passare alla costituzione della squadra, per la panchina si sta pensando al 49enne palermitano Bucaro, ex tecnico dell'Avellino con cui ha vinto il campionato e lo scudetto di Serie D, ha allenato anche: Pomigliano, Manfredonia, Juventus Primavera, Sorrento, Savoia, Arezzo e Monopoli, che testimoniano una buona esperienza per la categoria, mentre il direttore sportivo del nuovo Palermo potrebbe essere Laneri, ex ds di Siracusa ed Akragas, che ha sempre fatto bene ovunque sia stato.
Il sindaco ha ribadito, che l'Amministrazione farà tutto quanto di suo compito e nelle sue possibilità per sostenere la nuova società, ma fin qui non si è parlato di stadio e di centro sportivo, credo che “fare tutto quanto di suo compito e nelle sue possibilità”, debba proprio considerarsi: la costruzione dello stadio e del centro sportivo.
Io un’idea l’avrei, ristrutturiamo il vecchio “Barbera” a settori, così come hanno fatto Atalanta e Udinese, considerate società “virtuose”, un settore l’anno in maniera da non avere un impatto economico devastante, non avremmo il problema di dove costruire il nuovo stadio e renderemmo “monumentale” un altro pezzo di storia del Palermo, con i costi divisi tra: comune, società e sponsor, con lo stesso sistema nella zona del Velodromo farei il centro sportivo.

venerdì 12 luglio 2019

Non avevo ancora finito

Devo arrivare a Lavagna prima e a Rapallo poi, per trovare una strada (l'autostrada) dalla quale si vedesse il mare, usciti a Rapallo abbiamo percorso tutto il paese (non è male come paese, anzi) e alla fine ci siamo immessi nella litoranea, che ci ha portati subito a Santa Margherita Ligure, posto bellissimo, di alta classe, palazzi monumentali e hotel, porticciolo, spiaggia libera (ciottolata) e pochi stabilimenti balneari.
L'acqua non era delle più cristalline, ma la cornice era di tutto rispetto, per certi versi mi ricordava San Remo, ma quello che è più bello, è tutto il litorale che porta a Portofino, una scogliera di prestigio, che non ho potuto ammirare bene, perché a parte i lavori di ricostruzione della strada in parte inghiottita dalla mareggiata, era strettissima e non c'era modo di fermarsi a guardare.
Tutto quello che entrava dentro il parabrezza però era bellissimo, più ci si avvicinava a Portofino e più la scogliera con tratti di spiaggia ciottolata diventava incantevole, la meraviglia è stata la caletta di Paraggi, ancora più piccola e più bella di Portofino.
Bella veramente, noi abbiamo scelto di visitare questi posti di lunedì, perché pur essendo in luglio, avremmo trovato la giusta quantità di affluenza, per poterla gustare al meglio, è piccolissima, raccolta tutta in una baia stupenda, l'acqua nonostante la presenza di grandi imbarcazioni di lusso e super lusso, era cristallina, l'atmosfera rilassata e l'odore di VIP che si respirava, era così forte che me la sono sentita addosso, non mi è sembrata l'ora di arrivare a casa (B&) per andarmi a cambiare i vestiti, troppo inzuppati di VIP (sarà forse un profumo francese?).
Bello, tutto bello, peccato che nessuno mi abbia scambiato per qualcuno e non mi hanno chiesto l'autografo, se dovessi fare una classifica di bellezza, al primo posto metterei Paraggi, attenzione non ho detto Parigi e per ultimo Portofino, ma se dovessi scegliere dove fare le vacanze, sceglierei Santa Margherita ligure.
Ristorati da tanta bellezza e anche dal primo bagno stagionale, riprendiamo l'autostrada per Genova, appena arriviamo in città, una grande confusione di strade e lavori in corso, che mi hanno fatto girare attorno al B&B senza riuscirlo mai a trovarlo, si trovava in centro e appena sbagliavi un senso unico, un divieto di svolta, al B&B non arrivavo mai.
Una volta arrivati, non c'era posto per parcheggiare e li sono cominciati gli abili, ho lasciato mia moglie con tutti i bagagli a sbrigarsela da sola e dopo un giro di un ora, ho trovato un posteggio sulle strisce blu, che dovevo monetizzare ogni ora perché non dava il resto.
Meno male che eravamo a due passi da piazza Ferraris e così tra una monetina e l'altra ci siamo visitati il centro storico, bella anche Genova come tutte le città italiane, ognuna ha le sue caratteristiche e la sua storia, a Palermo abbiamo la spazzatura per le strade e i cartelli che segnalano i monumenti già a 15/ 20 chilometri prima di arrivare, a Genova manca la spazzatura e pure i cartelli, tanto che è faticosissimo arrivare ai monumenti, ma anche a riconoscerli, insomma, sono tirchi per davvero, risparmiano pure sui cartelli.
Si, perché anche per andare all'acquario l'indomani abbiamo fatto non so quanti giri, meno male che ci siamo partiti per tempo, a proposito, mentre sto scrivendo, ho sentito il sibilo di un qualcosa come il tram o la metro, per un attimo non sapevo se mi trovavo a Genova, a Tombolo o a Palermo, del resto in 15 giorni sono stato in un sacco di posti, tanto che faccio fatica a orientarmi.
Questa difficoltà di muoversi anche a piedi, con quella di trovare un posto dove parcheggiare e il caldo, ci ha fatto desistere dal continuare a visitare la città, il centro l'avevamo visto, ora dovevamo andare a vedere qualcosa un po più distante e per evitare di fare abili con quel caldo, abbiamo optato per un'attesa fresca e comoda dell'imbarco, al centro commerciale.
A parte la noia però, è stata un'ottima idea, ribadita poi quando siamo andati ad imbarcarci, sempre senza segnaletica, la zona del porto è fatta di viadotti e cavalcavia che si incrociano e si sovrastano, le uscite non segnalate) si trovano tra un pilone e l'altro del cavalcavia e se sbagli perché non te ne accorgi, devi andare da una parte all'altra e ricominciare, insomma, se non fosse stato per un motociclista che gentilmente ci ha accompagnato postu o mussu (li sul posto), staremmo ancora girando per la zona del porto di Genova.

giovedì 4 luglio 2019

Sempre meglio a sapersi

Quest'anno ho deciso di visitare le cinque terre, un territorio che mi ha sempre affascinato e per il quale stavo anche diventando invidioso, perché tutti mi incontravano dicendo d'esserci andati, che erano una meraviglia e quasi a volermi sfottere, finivano sempre con la frase: "vacci! ne vale la pena, vedrai che non te ne pentirai".
Che ne valesse la pena non avevo dubbi, era tutta una questione di incastrare questa visita tra le tante che non ho ancora fatte e dargli una priorità, quest'anno è arrivato finalmente il fine, solita programmazione a febbraio, perché noi viaggiatori con poche risorse economiche, oramai siamo in tanti e gareggiamo su internet alla ricerca dell'offerta di viaggio migliore o dell'ultimo B&B a buon mercato.
A febbraio era già tutto pieno, prima cosa sempre meglio a sapersi: sui siti per farti acquistare, ti dicono sempre che ci sono gli ultimi due biglietti o l'ultima stanza e che li stanno guardando con te altre venticinque persone, non è vero niente, ma siccome non hai una riprova e rischi poi veramente di non trovare niente, li prendi.
Stavolta ho pagato i B&B più cari delle altre volte, perché solitamente individuo dove andare in vacanza in funzione dei B&B, stavolta ho fatto al contrario, avevo da visitare le cinque terre e ho pagato qualcosa in più, ma non è quello che è sempre meglio sapere, non vorrei che chi mi ha "istigato" ad andare alle cinque terre, per sadico divertimento si sia dimenticato di parlarmi di un piccolo particolare e cioè, che da Portovenere a Santa Margherita ligure non c'è una strada litoranea.
Direte voi va be! la strada passerà qualche chilometro più dentro, no ne che deve per forza passare sul mare, snodarsi sulla costa, vero, esatto, ma il fatto è che la strada che congiunge Riomaggiore, Manolara, Corniglia, Vernazza e Monterosso (le cinque terre), scorre sulle "prealpi apuane", vuol dire, che per andare da Riomaggiore e Manolara, unite dal sentiero dell'amore lungo un paio di chilometri, ne dovevi fare 6/7 per salire sulla statale, 6/7 di statale e poi altri 6/7 per scendere.
Chiaramente, tutti rigorosamente, su stradine piccole di montagna, dissestate e senza la pulizia del fogliame e delle ramaglie a bordo strada, con il pericolo (realmente vissuto) di trovarti in curva un'altra macchina difronte o di vedere scorrere la ruota della macchina a qualche centimetro dal ciglio della strada, per non parlare che quando arrivavi, dovevi posteggiare a un paio di chilometri dal paese, perché il transito delle auto era praticamente impossibile e dovevi farteli a piedi con il caldo, a mo di pellegrinaggio.
Nessuno mi aveva mai detto che sarebbe stato così stancante visitare le cinque terre, l'unica cosa vera che mi hanno detto è che sono meravigliose, quindi è sempre meglio sapere che conviene prendere un B&B a La Spezia (non è niente di che), la mattina alle 9 e 15 prendere il vaporetto per il "tour" e visitarsele comodamente e meravigliosamente in barca, con rientro nel pomeriggio, giusto in tempo per una doccia, una passeggiata e una cena con spaghetti cozze vongole e una frittura di pesce per niente male e poi ripartire la mattina seguente.
Sempre meglio a sapersi che le cinque terre si possono visitare anche con il treno, non so se è meno costoso o più difficoltoso (il treno fa la litoranea e arriva proprio in piazza), sicuramente meno affascinante del battello, già a ripensarci mi sento stanco di nuovo, tanto che il resto ve lo racconto un'altra volta.

giovedì 20 giugno 2019

Tra borghi e mare.

Anche quest'anno come gli ultimi, l'anniversario delle nozze che coincide con quello di Toni e Cettina, lo abbiamo passato insieme, lo scorso anno a Legnago in una trattoria del Polesine, mentre quest'anno abbiamo voluto rivedere Asolo, ma di giorno visto che le nostra precedente visita era stata in occasione del capodanno e quindi di sera (notte).
Già allora addobbata a festa, Asolo ci era piaciuta, ma eravamo sicuri che di giorno il borgo avrebbe meritato altrettanto e così abbiamo programmato il 30° anniversario di Toni e Cettina, coincidente con il nostro, da passare ad Asolo, rigorosamente di giorno, come la pasta De Cecco.
Stesso parcheggio, stesso itinerario e stesso ristorante, perché cambiare quando ti sei già trovato bene? di diverso c'erano: la luce del sole contro le luminarie, c'era Greta e mancavano Mario e Chica, Giulio dopo sei mesi è ancora cu curnutu e in piazza al posto dell'albero, c'era il mercatino delle cose da buttare, che oramai "spacciano" per antiquariato.
Bello! il borgo di domenica e in questo periodo è ancora più bello, abbiamo passato una bella giornata e contiamo di tornarci ancora, perché il cameriere del ristorante "napoletano", ci ha riconosciuti (oh! ni facemu canusciri unniegghè) e si è pure ricordato che mancavano Mario e Chica, quindi dobbiamo portarci Mario e poi diciamocelo, il vino sfuso di lì è buono.
Un'altra bella giornata l'abbiamo passata la domenica successiva sulle isole della laguna, io sono come i babbaluci, appena esce il sole sono in giro per l'Italia, anche questa è stata una domenica calda, meno male che almeno ventilava e poi è stata comodissima, fatto salvo tutti quei ponti che ci hanno "rubato" l'anima, per portare il passeggino di Giulio da una parte all'altra.
Hai voglia di mettere il navigatore per provare ad evitarne qualcuno, ma con le "calli" strettissime si perdeva spesso il segnale e li abbiamo presi tutti, come i semafori a Palermo, poi per il resto, viaggio comodo e con l'aria condizionata in treno, almeno all'andata, perché al ritorno Giulio doveva fare le prove d'equilibrio e rischiava di battere la testa, noi stanchi tutti li a stargli attento, con lui che ci prendeva per i fondelli.
Poi faticaccia per le stradine di Venezia, senza i ponti per il passeggino, sarebbe stata una bella passeggiata, per arrivare dalla stazione a piazza San Marco, per poi andare all'imbarco e per finire le passeggiate tra queste isolette caratteristiche, il soffiatore di vetro e un bel giro in barca panoramico e ventilato.
Alla fine eravamo tutti soddisfatti, anche Giulio che ha conosciuto per la prima volta il treno, il vaporetto e tutte le imbarcazioni che gli sfrecciavano attorno, il mare e i paesaggi, non è stata per niente monotona e particolarmente stancante, dico! è inutile dirvi che ve la consiglio.

mercoledì 5 giugno 2019

E' arrivata la prova costume.

Dopo le piogge del mese scorso, l'inverno ha ceduto il posto all'estate, perché sarà pure un modo di dire per introdurre la discussione tra persone che non si conoscono o non hanno niente da dire, ma alla fine è vero, si passa da acqua "pisole, pisole", a caldo asfissiante da 32 gradi, a Terrasini si approfitta di uno spicchio di sole, per vedere se il costume dell'anno scorso "tiene" ancora le nostre forme e si constata che l'acqua è ancora fredda.
Qui da noi facciamo invece la prova vacanze, il costume lo andiamo a comprare già più grande, perché dopo una settimana che stai a Palermo è sicuro che non ti viene più, quindi quando esci dal camerino per fartelo guardare dici: come cade?, ma no nel senso come mi sta, ma proprio che se ti cade per terra subito vuol dire che è perfetto, se non ci vuole una taglia più grande.
Io e mia moglie abbiamo fatto invece proprio la prova "lettu straniu", abbiamo cominciato a dormire un po' qua ( a Torino) e un po' la (a Legnago), la vacanza a Torino esclusa la pioggia che non ci ha permesso di farci una passeggiata per le vie del centro, è stata bella, a cominciare dal treno ad alta velocità (mai preso) comodo e confortevole, sembrava di viaggiare in aereo.
La vacanza è stata breve, non siamo riusciti a vedere molto, però in compenso abbiamo mangiato molto, la compagnia era gradevolissima e non sono io a scoprirlo, sinceramente nonostante siamo stati molto in casa, è stato piacevole lo stesso, la domenica abbiamo visto il paesino di Giaveno, a me andare per borghi piace e quindi è stato un anticipo dei borghi che conto di vedere quest'estate, tra poco in realtà.
La seconda prova è stata quella più ardua, il letto di Legnago già lo conoscevamo, così come conoscevamo la buona cucina, la novità è stata la visita del santuario della madonna della corona, primo perché ci sembrava più vicina e invece ci siamo fatti 120 chilometri andata e ritorno e poi perché (anche Spiazzi meritava a 990 metri sul livello del mare), per raggiungere il santuario, vera meta di pellegrinaggio, siamo dovuti scendere per 2 o 3 chilometri a piedi in una scarpata (non è un colpo di scarpa, guardate nel vocabolario) e poi chiaramente risalire sempre a piedi è un vero pellegrinaggio, perché all'andata tutti i santi aiutano e al ritorno che li devi "evocare" (parola più fine di bestemmiare).
Comunque è veramente un bel posto, durante tutta la discesa c'erano le stazioni della crucis, veramente c'erano pure durante la salita, ma non c'è ne siamo accorti per quanto eravamo stanchi, la chiesa sembra quella di Monte Pellegrino, con un lato appoggiato sulla parete rocciosa e un panorama mozzafiato, sembrava di stare in aereo.
L'introduzione alle imminenti vacanze estive non è andata male, ora se tutto va bene domenica siamo a pranzo ad Asolo per l'anniversario di matrimonio, ci scriviamo.

Per chi non conosce cos'è la "buatta", traduco: pisole, pisole = acqua a catinelle e inceve lettu staniu= un letto che non è il tuo. 

domenica 19 maggio 2019

Questa mi mancava.

Dopo quasi tre anni dalla presentazione una mia richiesta di sgravio al comune di Palermo e il continuo arrivo di cartelle esattoriali lievitate nel frattempo da interessi e more per il mancato pagamento, ho deciso di andare a Palermo per risolvere la cosa di persona.
Nonostante avessi rinunciato a trascorrere le vacanze di Pasqua con "ponte" incluso per via degli alti costi del viaggio, sono stato costretto a spendere un sacco di soldi, per farmi dare una risposta personalmente, dopo tre anni d'attesa e tutta una serie di mail e raccomandate, a cui non sono mai seguite risposte.
Non ho fatto la Pasqua a Palermo, ma ho fatto il primo maggio, sono dovuto andare al comune tre volte per ottenere solo, un sollecito allo sgravio richiesto quasi tre anni fa, comportandomi oltre ad un impiego imprevisto di denaro, anche un assenza di 17 giorni dalla mia vita veneta, che in un momento post trasloco, mi ha messo un po' in difficoltà.
Avevo una visita al ginocchio sinistro il 9 maggio, dovevo ritirare la risonanza magnetica l'8, festa della mamma e quindi mi ero fatto fare da mia figlia il biglietto di ritorno per il 7 maggio, data in cui mi presento puntualmente, anzi prima all'aeroporto, visto che all'andata il volo è partito con mezz'ora di anticipo e appena sono arrivato all'aeroporto di Treviso, avevano annunciato l'ultima chiamata per il passeggero Crisà Salvatore.
Mi presento al che-in di Punta Raisi e passando il codice a barre del biglietto le porte non si aprono, ripeto più volte l'operazione imprecando ai terroristi e alla tecnologia delle app e con un certo disagio mi rivolgo agli assistenti per avere spiegazioni, il disagio si è tramuto, prima in vergogna e poi in angoscia.
La vergogna perché volevo partire da Palermo con un volo in partenza da Treviso e già mi hanno preso per scemo o diversamente intelligente come si dice adesso e poi l'angoscia di non capire che cosa fare in quel momento, un altro biglietto? un cambio di partenza? un cambio di giorno? e poi con il ritiro della risonanza? e la visita?
Certo non sono uno che si perde d'animo, ho visto che per quella sera non esisteva nessun volo per Treviso, mi sono fatto riprendere dai miei figli all'aeroporto, ho disdetto la visita (non so ancora se pagherò comunque il ticket), ho rifatto un altro biglietto e riprogrammato la visita.
Per la gioia di mio nipote, sono tornato a Treviso con lui e mia figlia che erano anche loro a Palermo, era un bel pomeriggio di sabato, il Palermo aveva pareggiato con il Cittadella, il Milan giocava durante il volo con la Fiorentina, io sarei arrivato per le 9 e 25 e alle 10 e un quarto sarei stato a casa per vedervi le fasi salienti della partita, partenza in orario e via.
Io non sono scaramantico, ma il 17 dei giorni passati a Palermo, si prestavano a qualche sospetto, mia figlia mi diceva che alla fine avere perso il volo, mi aveva dato modo di tornare in compagnia con lei e Giulio, anche se mi è costato altre 115 euro, più gli altri sfogli con ricotta, diplomatiche, pane e briosce che avevo già comprato, ma che ho dovuto ricomprare perché nel frattempo me li ero mangiati, per evitare che andassero a male, però…….
…… il volo è stato perfetto, Giulio si è comportato da grande, per tutto il volo ha fatto il filo ad una giovane signora seduta vicina, il pilota ci ha pure annunciato che saremmo atterrati con dieci minuti di anticipo, dopo qualche minuto lo stesso pilota, ci avvisa che per il maltempo saremmo atterrati a Bologna.
Un ragazzo si fa prendere dal panico, si slaccia la cintura e scappa verso l'uscita gridando che un'ala dell'aereo stava prendendo fuoco, io con la mia oramai grande esperienza di volo e con un vigile del fuoco lo abbiamo rincuorato, poi una signora e una hostess lo hanno sostenuto fino all'atterraggio.
Si era impressionato per il cambio d'atterraggio e dalle luci delle ali, che con le nuvole davano l'impressione della fiammata, appena a terra abbiamo dovuto aspettare quasi due ore, per capire se tornavamo a Treviso in aereo o in bus,
La scelta è stata obbligata per la chiusura dell'aeroporto di Treviso, ed è stata quella del bus, siamo partiti a mezzanotte e alle due passate siamo arrivati a Treviso, da li mio genero e mia moglie che ci attendevano dalle 9 ci hanno riportato a casa distrutti e tra un racconto e l'altro sono andato a letto alle 4 del mattino, del resto quando viaggi così spesso, un imprevisto te lo devi aspettare.