sabato 12 maggio 2018

Mentre aspettate Salvini e Di Maio fare il governo


e panchine, in un numero enorme.
Io sono stato lì per una ventina di giorni, nei miei momenti liberi andavo spesso a Plaza Nueva a gustarmi dei meravigliosi pintox accompagnati da un sublime calice di vino e poi da lì andavo a piedi a vedere la cattedrale o prendevo il tram per andare al Guggenheim Museum.
Un meraviglioso museo bellissimo già nell’architettura e davanti si trova il famoso Puppy il cane di fiori, uno dei simboli più conosciuti della città, ordinata, pulita, vitale e dinamica, dove il ritmo della vita appare molto slow.
Sulla Gran Via tra negozi e grandi magazzini, sibilano gli avveniristici tram con l’aspetto di lunghi bruchi, mentre flotte di persone avanzano in silenzio come sospese nel tempo, mentre altre gustano distratte un dolcissimo gelato.
No! Non uscivo con Elena nei momenti liberi e non ci sono andato a letto se è questo che vuoi sapere, confesso che lavorando tutto il giorno insieme, qualche volta un pensierino ce l’ho fatto, ma era complicato e poi se non mi odiava poco ci mancava.
Comunque non è che faccio il cascamorto con tutte le donne, capita ogni tanto di avere una comune necessità di sesso, tutto qua, dopo tre settimane ho fatto un po' di soldi, ho preso la metropolitana e sono tornato a Getxo.
Getxo nasce come un paesino di pescatori, poi diventa una località turistica e si riempie di ville in riva al mare, la sua attrazione più nota è Puente Colgante, patriminio dell’Unesco.
Quaranta metri di travi e cavi in ferro, un ponte lungo centocinquanta metri che unisce le due sponde, costruito da
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un discepolo di Eiffel, io avevo fretta di andare via, volevo girare le colonne d’ercole prima che arrivasse l’autunno, l’oceano è già brutto in estate, figuriamoci in autunno.
Sono partito da Getxo per arrivare a Santader, durante la navigazione un moto ondoso costante, avanzava come la risacca in quel freddo tratto d’oceano verso la costa e poi si ritira, le onde ripartivano e toccavano le estremità rocciose colpendo gli scogli, poi diventano docili e improvvisamente ancora impetuose.
Come se non fosse già una situazione romanzesca, ad assistere alle operazioni dell’oceano è comparsa una balena, che prima guarda, sbuffa e poi se va con immenso sollievo da parte mia, era la prima volta che mi trovavo in questa situazione.
Le onde mi avevano portato al largo e avevo anche un po' di mal di mare, mi sono affrettato a raggiungere il porto di Santander, prima che fosse sopraggiunta l’oscurità o non sarei sopravvissuto.
Per quanto tu possa fare teoria e pratica nei corsi di nautica, quando ti trovi nell’oceano non sei mai abbastanza preparato, però devo dire che alla fine sono riuscito a gestire la situazione al meglio e senza intoppi.
Il mare ha le sue regole e una barca è sicura solo in porto, appena arrivato e ormeggiato, sono sceso a terra per andare in una osteria del porto, a bere un bel bicchiere di vino txakolì rosato.
In queste osterie noti lo spirito di libertà dei marinai, bere un bicchiere di txakolì per loro è un rito sociale e va consumato in compagnia, senti l’odore del pesce appena seccato tenuto nei
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magazzini e di quello arrostito sulle graticole per strada sulla banchina.
Nell’osteria dove mi sono fermato per mangiare e bere, si raccontava la storia di tre marinai naufragati davanti all’isola di Tristan da Cunha con altri tredici compagni di sventura.
Lì aspettarono che passasse una nave che li riportasse nel mondo civile e dopo quasi quattro mesi furono imbarcati da una nave che li ha portati a Città del Capo, in attesa poi di tornare in Europa.
Due di loro però vollero restare, perché durante l’incendio scoppiato a bordo e causa del naufragio, hanno fatto un voto alla madonna, che se si fossero salvati sarebbero rimasti sull’isola.
In realtà la madonna non c’entrava niente, in quei mesi passati sull’isola si erano innamorati di due isolane e avevano deciso di fermarsi e vivere l’amore su un’isola povera, impervia e faticosa.
Con loro anche un terzo naufrago si era innamorato, ma ha deciso di tornarsene in patria dove lo aspettava la madre ultra ottantenne, che poi è morta dopo qualche anno.
Lui raccontava sempre agli amici di questi tre mesi d’amore e lasciava trasparire quanto fosse ancora innamorato di quella donna, il grande rimpianto e l’invidia per gli altri due rimasti sull’isola.
In verità l’isolana sedotta e abbandonata, gli aveva scritto per confessargli di essere innamoratissima, ma la madre ne veniva in possesso, le leggeva e le bruciava, senza farne mai parola con il figlio, temendo che potesse tornare a Tristan e perderlo.
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Lui però sapeva attraverso le lettere degli altri naufraghi alle loro famiglie, delle struggenti lettere scritte dalla sua amata e che la madre le riceveva e le bruciava, ma l’attaccamento per la madre gli fece vivere una vita di rimpianti e infelicità.
Qual è la morale? Vivi la vita così come ti vieni, sicuramente non come la mia, comunque quella sera sono rimasto a dormire in barca e il giorno dopo siccome non era ancora previsto bel tempo, mi sono fatto un giro per Santander.
Per prima cosa ho deciso di dedicare la mattinata alla visita della penisola della Magdalena, uno dei posti più belli e speciali di Santander, dalla spiaggia prima di entrare nel parco e vicino le rocce si vedono le isole di La Torre e Horadada.
Il parco è grandissimo e all’ingresso c’è un trenino turistico per chi non vuole fare a piedi il percorso completo, si passa dall’imbarcadero Reale, il Faro della Cerda, fino alla spianata del palazzo della Magdalena.
Lungo la discesa si trovano tre caravelle autentiche che un marinaio ha donato a Santander e che dicono essere una riproduzione di quelle di Colombo, nel mini zoo invece ci sono molti animali marini, foche, pinguini e otarie, immersi nell’acqua che arriva direttamente dal mare.
Era già l’ora di pranzo, ho attraversato i giardini San Rogue per arrivare a piazza d’Italia, dove c’è il maestoso Gran Casinò con numerosi locali all’aperto che danno sulla spiaggia e dove ho pranzato accarezzato dalla brezza marina profumata di salsedine.
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Dopo pranzo ho fatto una sosta di relax al belvedere dei giardini di Piquio e poi una passeggiata fino alla fine del parco di Mesones all’estremità della città, dove c’è il faro di Cabo Mayor alto trenta metri.
Mentre tornavo al porto mi accompagnava uno splendido tramonto e dopo avere passato la sera in un’osteria del porto e prima di tornare in barca per la notte, ho chiesto notizie alla capitaneria che mi dava l’ok per potere salpare la mattina successiva per raggiungere La Coruna.
Sono partito all’alba sulla lunga rotta per La Coruna navigavo sotto costa, su quell’oceano immenso in balia delle correnti e delle onde, deve puoi smarrirti e ritrovarti ad ogni virata anche nell’era del Gps.
A prua tra le onde e il vento la solita compagnia dei delfini, mi hanno accompagnato fino al porto di La Coruna, dove sfinito per il lungo viaggio ho attraccato la barca e sono andato in cerca di un posto per mangiare.
Tornato in barca per la notte, la mia attenzione si è concentrata sulla luce del faro, era una curiosità strana e dire che di fari ne avevo visti, ma adesso ne ero particolarmente attratto, così la mattina appena sveglio mi sono portato sotto quell’imponente struttura che mi intrigava.
Appena arrivato il guardiano del faro mi ha invitato a salire, credo che passare tutte le giornate lassù da soli doveva essere affascinante e forse pure noioso.
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Ricordo che dopo i convenevoli sono uscito sulla passerella in cima al faro e mi è sembrato di volare, la torre si ergeva sull’oceano e guardavo l’ultimo galoppo dei riccioli delle onde insinuarsi tra i faraglioni ed infrangersi sulla scogliera.
Il mare non era in tempesta, sulla passerella il Libeccio arrivava come lamenti, poi verso mezzogiorno cominciò un fosco Scirocco di Levante, le onde orlate di spuma poi si trasformarono in un mare quasi piatto, che mattinata Marco!
Allora di pranzo io e Josè Luis siamo andati insieme a mangiare a casa sua, lui era scapolo e viveva da solo, ad accudirlo c’era una ragazza di ventotto anni che s’era lasciata con il marito e faceva questo lavoro per mantenere lei e una bimba di due anni.
Quanti anni aveva Josè Luis? Trentacinque, no! non vivevano insieme, Isabel e la bambina avevano una stanzetta tutta per loro e non so sé se la intendevano, la cosa non mi interessava, io ero preso da questa nuova “passione”: il faro.
Il pranzo era un piatto unico il lacon, che è un prosciutto ricavato dalle zampe anteriori del maiale, che viene salato e stagionato per un breve periodo, con i grelos, che sono i fiori delle cime di rapa, raccolte in inverno, con del pane locale davvero squisito e del vino della casa rosso e corretto con so cosa.
Io durante il viaggio dal faro a casa sua, mentre Isabel

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cucinava, durante e dopo il pranzo, non ho fatto altro che chiedere notizie sui fari e sui loro guardiani.
Ci siamo seduti fuori sotto una specie di pergola a bere una birra, mentre in casa Isabel continuava con il suo lavoro e la piccola giocava in braccio a Josè Luis, che continuava a parlarmi dei fari e poi mi disse:
Giulio! Stasera vieni al faro con me, voglio farti un regalo prima di partire per Noia.
Così prima del tramonto Isabel ci preparò dei take away con del polipo a feira, uno squisito modo di cucinare il polipo in Spagna e una fiaschetta con il vino rosso, ho salutato e ringraziato la bella Isabel e la piccola Maria e siamo andati a passare la notte alla “Torre di Hèrcules”.
Come cos’era? Il faro! Ah! Com’era Isabel? A ventotto anni le donne sono tutte belle, lei aveva i tratti somatici marcatamente spagnoli, tipo Penelope Cruz per intenderci, vuoi sapere anche di Josè Luis? Quello no, non ti interessa.
Piuttosto andiamo a fare una passeggiata che mi sgranchisco un po' le gambe mentre ti racconto il resto, allora dove eravamo? Si! Sul faro siamo arrivati al tramonto, il mare piatto sembrava di bronzo mentre il sole scompariva all’orizzonte.
Il sereno maestoso a sera lasciò il posto alla tramontana che soffiava da nord e frustava il mare dall’alto con raffiche serpeggianti e irregolari, attorno alla lanterna i gabbiani veleggiano immobili, così vicini a vetri che si potevano toccare.
La notte fu stellata e sul tardi ho potuto vedere le costellazioni dello Scorpione e di Orione, Josè Luis mi diceva che di fari oggi
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ne restano pochi e pochissimi con il guardiano, sono dei beni culturali protetti, molti sono stati adibiti a soggiorno turistico o a ristoranti.
Il regalo di Josè Luis è stata l’aurora del mattino seguente, appena cominciò a sorgere si spense il faro, come se si fossero passate le consegne per illuminare la terra.
L’aurora bucò la foschia ad oriente, uno squarcio sottile si agitava per farsi strada tra le nubi, poi scorse lenta come una sinfonia, salutata da centinaia di gabbiani, era stata la cerimonia necessaria del risorgere del sole.
Quella visione magica del mondo, mi fece capire cosa volevo fare da grande e del resto della mia vita, quella aurora mi riportava ai tempi di Venezia e inesorabilmente al ricordo di Fiorella, riempendomi comunque di gioia.
Ho salutato e ringraziato enormemente Josè Luis per tutto quello di materiale e di spirituale che mi aveva dato, era tardi per fare rotta verso Noia e siccome per il giorno seguente era previsto bel tempo, ho deciso di andare a visitare l’Aquarium.
Io non sono un appassionato di oceani o del mondo marino, sono uno curioso a cui piace conoscere e devo dirti che davanti allo straordinario Aquarium Finisterrae, che tradotto vuol dire: acquario alla fine del mondo, sono rimasto veramente colpito.
Questa struttura si trova sul bordo dell’oceano Atlantico, a due passi dal faro di Josè Luis e all’interno di questo imponente edificio ci sono varie sezioni tematiche, dalle foche grigie ai cavallucci marini, ai polipi, alle meduse e persino gli squali.
Sempre all’interno di questo acquario c’è la più grande sala d’osservazione sottomarina d’Europa, è nominata sala
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Nautilus ed è decorata tipo lo studio del capitano Nemo. L’acquario contiene quasi 5 000 000 di litri d’acqua e oltre 50 specie di pesci, se vuoi, puoi entrare nella piscina delle carezze, dove puoi toccare con le tue mani alcuni tipi di pesce, che so …. le stelle marine o i rombi per esempio.
L’acquario più grande è la sala dell’oceano Atlantico, li puoi vedere più di 500 specie marine provenienti da questo mare, la sala ha una capienza di circa 400 persone e funziona pure come sala da ballo.
Poi ci sono le piscine esterne collegate direttamente con l’oceano, ti permettono di osservare i movimenti del mare, molto suggestivo è il giardino del polipo, un acquario dedicato al pilastro della cucina galiziana.
Si! Il polipo in Spagna e in Galizia in particolare è come i tortellini in Emilia, comunque questo acquario è come il Louvre, è una delle più complete e grandiose strutture del genere al mondo e occorre un sacco di tempo per visitarla, sempre che ti voglia godere tutto quello che ha da offrirti.
Si ma a parlare di pesce e tortellini, vista l’ora, che ne dici di andarci a mangiare un bel risotto e una frittura di pesce alla Playa del Sol?
Perfetto, andiamo e continuo a raccontarti, come ti dicevo per vedere tutto ci sarebbero voluti tre giorni, sapevo che il giorno dopo ci sarebbe stato mare buono e così ho mangiato qualcosa e sono andato a dormire in coperta.
All’alba sono partito per Noia, il mare alternava onde più o meno alte a secondo da dove arrivava la brezza e alcune volte sono stato in vera difficoltà …. Paura? No! Vedi hai paura
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quando hai qualcosa da perdere, io dopo avere perso Fiorella non ho più niente da perdere …. La vita? Io non vivo, sopravvivo, sono cose complicate che non auguro a nessuno, ma cambiamo argomento.
Arrivato a Noia ho ormeggiato bene la barca, perché da diversi anni covavo il desiderio di fare il cammino di Santiago De Compostela, anche se non sono un camminatore o un escursionista.
Ne avevo voglia e anche se non c’era nessun motivo apparente, in realtà pensavo di darmi una specie di “punizione” per come era finita con Fiorella, come se sentissi mia la colpa, a San Sebastian, a Biarritz, a La Coruna, ovunque c’era sempre l’indicazione per il cammino per Santiago e così stavolta avevo deciso di farlo.
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Abbigliamento ed accessori adeguati, ho tirato un bel respiro e ho affrontato quest’avventura, prendo un autobus ed arrivo ad Astorga.
Arrivo in tarda serata, pernotto in un ostello con un bagno condiviso e qui ti lascio immaginare, al risveglio ero bello carico ma prima di imboccare il sentiero per il cammino, sono andato a vedere la cattedrale e il palazzo Gaudì, che sinceramente meritano.
Finita la visita sono tornato indietro è ho preso il sentiero segnalato dal cartello, parto a tutta birra e arrivo alla chiesetta dell’Ecce Homo, però sto andando troppo veloce e così mi fermo a Santa Catalina de Somoza, il primo paesino sul “cammino”.
Riempio la borraccia, faccio riposare bene i miei piedi e riparto per prendermi una pausa dopo una decina di chilometri ad El Ganso, un paese piccolo ma pulito, entro in una cantina/negozio e mangio un po' di frutta secca, qualche biscotto, dei sali minerali e riprendo il cammino.
Non faccio neanche cinque chilometri e comincio ad avvertire qualche fastidio ai piedi, avevo una vescica sotto la pianta del piede, provo a camminare ancora, ma le difficoltà aumentano, diciamo che oramai sono un uomo di mare e queste cose non sono per me, forse non sono mai state, ma oramai ero in ballo.
Mi fermo così a Rabanal, la mia prima tappa si conclude attorno all’una e decido di alloggiare al Guacelmo, un alberghetto ad offerta libera, gestito da
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un gruppo di accoglienti e gentilissime signore inglesi. Marco! Ma è possibile che tu debba ricondurre sempre tutto al sesso, le accoglienti e gentilissime signore inglesi, erano anche vecchie, brutte e grasse e poi il fatto di andare per mare da solo non mi fa un assatanato.
Vedi! Non so tu, ma anche per fare solo sesso deve esserci quel attimo speciale ….
Buon giorno siamo in due, si va bene lì in quell’angolo.
…. ma cosa c’entra che il marinaio ha una donna in ogni porto, Marco tu vedi troppi film, ecco assaggia quest’antipasto piuttosto, buon appetito, adesso pranziamo e poi se sei sempre convinto di continuare ad ascoltare le mie vicissitudini continuiamo.

mercoledì 2 maggio 2018

Signori altre sei pagine del mio racconto


Nel frattempo si era fatto sera, a casa di Ula non c’era la televisione, c’era un computer ma era senza connessione internet, c’era un vecchio telefono appeso in cucina, non c’era un impianto di musica, ma c’era solo una vecchia radio, così annoiato di vedere piovere seduto in veranda, ho detto ad Ula di preparare da mangiare e che io gli avrei dato una mano.
Cosa gli sia passato quella sera per la testa non so dirtelo con esattezza, ma mentre stavamo in cucina per preparare da mangiare, ai sorrisi abbozzati si è aggiunta anche qualche strusciata apparentemente casuale tra il tavolo e i fornelli.
Ula sapeva far risaltare gli aspetti migliori della sua femminilità, sfoggiandoli a tavola prima e in veranda dopo, non era ancora tardissimo e lei mi disse che andava a letto, perché l’indomani dovevamo fare un servizio sulla spiaggia Donostia.
Io sono rimasto ancora il tempo di una sigaretta e sono salito per andare a letto anch’io, mentre mi stavo dirigendo verso la mia stanza, Ula è spuntata fuori dalla sua stanza, mi ha preso per un braccio e mi ha portato dentro.
Senza dire una parola l’ho presa tra le braccia e ci siamo lasciati andare in un bacio infinito, aveva delle labbra morbide e un corpo da favola nonostante gli anni, è stata una nottata di quelle che non dimentichi.
No! Non aveva proprio settant’anni, andava per i sessantotto, comunque dopo qualche ora di sonno beato, per non creare situazioni imbarazzanti al mattino seguente, alle cinque sgattaiolai nella mia
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stanza, dove sono rimasto sveglio a pensare fino alle sei e mezzo circa quando ho ripreso sonno.
Attorno alle nove sono sceso in cucina, con l’imbarazzo e il timore che quello che era successo tra di noi la sera prima, non fosse motivo di un inizio di relazione, io non ero innamorato di lei, mi inquietava, ma non ero innamorato e non volevo che potesse pensare all’inizio di un amore appassionato.
Ula ha risposto distaccata a mio buongiorno, tutto si è svolto nella solita maniera come se quella notte non ci fosse mai stata, abbiamo fatto colazione con torriias e bolas, discutendo cordialmente come sempre, senza mai fare un minimo cenno in nessun modo a quanto c’era stato tra di noi.
Non mi sento di avere tradito Fiorella, lei è e resta l’amore più grande della mia vita, nel mio cuore adesso non c’è posto per nessuna altra donna, certo che è possibile che incontri un’altra persona, anche un uomo come dici e che mi possa innamorare.
Vedi l’amore assoluto per me non esiste, noi ci innamoriamo di una persona su un campione ristretto di umanità, ma se potessimo avere la possibilità di conoscere tutte le donne del mondo, solo allora avremmo la certezza dell’amore assoluto.
Non vado in giro per cercare una donna che sostituisca Fiorella, vado per mare perché non riesco più a vivere con la gente, mi sono condannato a vivere da solo con il suo ricordo.
Ma torniamo a San Sebastian, anche quella mattina Ortiz ci ha accompagnato con la jeep, peccato per la pioggia caduta in nottata, perché la spiaggia che costeggia la Donostia è bella e suggestiva.
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Fatte le foto sulla spiaggia, siamo andati a completare il servizio fotografico alla Cattedrale, al teatro e alla chiesa di San Vincente, come si dice ….. amici come prima, con lo stesso atteggiamento degli altri giorni, godendoci il pranzo ridendo e scherzando per i gustosi pintox, una specie di patas.
Il lavoro era finito, Ula mi ha liquidato quanto avevamo convenuto e nel pomeriggio siamo andati a divertirci per la città, come una specie di saluto, San Sebastian è una cittadina piena di vitalità e in quel periodo c’erano concerti gratuiti un po' sparsi ovunque.
Ci siamo ritirati la sera sfiniti dal tanto camminare e dalla giornata terribilmente uggiosa e fredda, abbiamo fatto la spesa in un piccolo supermarket e abbiamo preferito cenare a casa di Ula.
Il copione si è ripetuto anche quella sera, solo che stavolta siamo finiti prima sul divano e poi a letto, lei mi piaceva ma sapevo che non c’era niente altro di più, non volevo deluderla e poi il ricordo di Fiorella mi divorava, ho capito che il mio se pur breve soggiorno a San Sebastian era finito.
Mi sono fatto una lunga e sana dormita, una doccia calda al risveglio, ho raccolto le mie cose e via lontano da tentazioni, volevo cominciare quella vita in mare che desideravo e che non avevo ancora fatto, Ula come sempre era già sveglia ad armeggiare in cucina, mi ha sentito arrivare e senza guardarmi mi ha detto:
So cosa provi per quella donna, provi le cose che provo ancora io per Ralph, non occorre che dici nulla, io come vedi ho scelto di stare qui come te da sola, se un giorno il destino ti porterà da queste parti, mi farà piacere dividere con te la mia solitudine. 
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Ho preso le mie cose e sono uscito in silenzio dalla sua vita, così come vi ero entrato, ho raggiunto la mia barca, il grande giorno era arrivato, piano piano ho fatto il rifornimento di tutto quello che mi occorreva e mi sono preparato a salpare per Getxo.
Si ma adesso si è fatto tardi, ti ringrazio per la bella serata e me ne vado a dormire in barca, ti racconterò il resto domani mattina dopo una bella dormita, sempre se ne avrai voglia.

PASSATA LA NOTTE
Ciao amico, come va? Hai dormito bene? Io abbastanza, ma ora devo mettere però qualcosa sotto i denti, dai andiamo al bar, mettiamoci il quel tavolino lì all’angolo, io prendo un cornetto e un cappuccino, colazione all’italiana, lo vuoi anche tu? Bene ordino per due.
Allora! Sei proprio sicuro che ti va ancora di sentire le mie storie? Perfetto l’hai voluto tu, intanto facciamo colazione, uh …. Buonissimo, ci voleva …. Allora dove eravamo?
Ah sì! Mi stavo preparando per salpare, io sono stato a San Sebastian la prima volta nel 1989, dopo la laurea negli anni del terrorismo dell’Eta, c’era un clima di forte tensione sociale e un clima di declino, ma già allora le sere a San Sebastian erano dolci e misteriose.
Ecco perché questo nuovo inizio da San Sebastian, oggi è completamente cambiata, surfisti che riempiono l’oceano, turisti da ogni dove che si godono la spiaggia e gli assordanti locali dove puoi gustare calamari fritti e cozze e sentire tutto il sapore del mare.
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Sono voluto ripartire da lì, da quel popolo diverso di marinai e artigiani capaci di cavarsela da soli, l’immagine del marinaio che ha una donna in ogni porto e poi in realtà vive tutta la vita da solo, lui e il mare.
Finalmente posso parlarti di quando per la prima volta ho messo piede o meglio la barca sull’oceano e di come avventurarsi un viaggio possa semplificarti la vita, quando questa diventa ingombrante.
Non avevo nessuna esperienza di mare e procedevo lungo la costa a piccole tappe, la prima è stata Getxo, ad ogni porto che mi fermavo mi facevo vedere e consigliare dalle capitanerie, per dormire al riparo, mangiare qualcosa di caldo e conoscere un po' il posto, prima di ripartire.
Perché Getxo? Per tornare a Bilbao dove ero già stato nell’89, ho ormeggiato la barca nel porto nella baia di Biscaglia, il fiume per il primo tratto è navigabile, ma io ho preferito lasciare la barca a Getxo ed arrivare a Bilbao in metropolitana.
Di Bilbao ricordo la movida, passavo da un locale all’altro ad inseguire gli sguardi delle ragazze con gli occhi azzurri e i capelli neri, oggi saranno delle belle signore dai capelli bianchi. il
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sapore del pintxo fatto con prosciutto crudo e peperoni e il pacharan, un liquore fatto di bacche rosse.
Quando sono tornato ho trovato un neonato premio, con il quale l’associazione dei cuochi baschi ha premiato un venezuelano e in quel momento mi è venuta l’idea di provare a fare un po' di soldi per continuare il viaggio, come aiuto cuoco in qualche ristorante.
Prima sono andato a vedere lo splendido chiostro del convento di San Telmo e poi sono andato a pranzare come nell’89 da Arzak, che oggi lavora con la figlia Elena, un locale a tre stelle di cucina tradizionale e sperimentale.
In estate alberghi e pensioni hanno sempre bisogno di rinforzare il personale con lavoratori stagionali ed io poi da Arzak quando Elena era ancora una bambina, ci avevo già lavorato.
Anche stavolta la paga fu bassa e l’alloggio era ancora più stretto di quello di prima, si lavorava tantissimo ma per me era meglio, pensavo di meno a Fiorella.
Elena adesso avrà avuto quaranta due anni, formosa ma piacente e un carattere da sergente di ferro, ruvida, polemica, brontolona, però era una gran cuoca.
Io una certa competenza in cucina ce l’ho e gli facevo spesso qualche osservazione, qualche domanda, lei mi mandava sistematicamente a quel paese.
Devo dirti che ho fatto fatica a riconoscere Bilbao, oggi non vedi più le fabbriche in disarmo, la parte vecchia della città sembra sonnecchiare sulla collina, i grattaceli guizzare lungo le rive del fiume Nervion, le piazze, i viali, le calle sono costellati di aiuole
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domenica 15 aprile 2018

Godetevi queste sei pagine


onde le bagnavano i piedi. 
Io ero accanto a lei, mi ha preso la mano e l’ha tenuta dolcemente nella sua per qualche minuto, lasciandomi in un imbarazzo pazzesco, poi l’ha lasciata ha aperto gli occhi e siamo andati via tornando indietro.
Abbiamo fatto una lunga passeggiata sul lungo costa, verso Rocher de la Vierge, arrivando fino alla Grand Plage, abbiamo parlando piacevolmente tra il rumore e l’odore dell’oceano, senza un minimo riferimento a quella stretta di mano.
Ci siamo seduti su una panchina per riposarci un poco, oramai si era fatta sera e dietro di noi brillavano le luci della città, così siamo andati a cenare al L’èquinoxe un locale che era vicino al nostro albergo.
Il ristorante ha dei tavolini con vista sull’oceano, abbiamo preso un quarto di vino ciascuno e poi ci siamo divisi un piatto di cozze alla basca, una porzione di frittura di totani e una paella basca fatta in casa, tutte porzioni abbondanti e per finire il dolce e il caffè.
Biarritz è una località marittima francese, presa d’assalto anche da turisti spagnoli e inglesi, è piccolina e la sera si anima di localini dove puoi bere, ballare, ascoltare musica dal vivo, fare karaoke e Ula è voluta andare.
Oramai eravamo entrati in sintonia, no, non credo si
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fosse innamorata, o forse, non lo so, però quella sera abbiamo ballato, bevuto e ci siamo divertiti un sacco.
La mattina siamo usciti per il nostro …. veramente il suo servizio fotografico, io ero solo assistente, ci siamo fermati per una crèpes in un chioschetto sulla strada verso la Grand Plage, mentre andavamo a fotografare la spiaggia rocciosa la vicino.
Giunti a destinazione abbiamo visto i famosi ombrelloni caratteristici di Biarritz che si vedono in molti dipinti e fotografie, in pratica erano lo scopo del nostro lavoro.
Lì il vento, così come le correnti cambiano sempre e succede spesso che dove poco prima c’era un pezzo di spiaggia, rapidamente poi diventa oceano.
Anche stavolta finito il servizio, abbiamo messo tutto da parte e Ula mi ha quasi scongiurato di fare il bagno con lei, non avevamo il costume e fermamente gli ho detto di no, lei invece come una ragazzina capricciosa ha fatto il bagno vestita.
L’acqua dell’oceano non è calda e Ula è tornata subito, mi veniva incontro ed era stupenda, meravigliosa con quel suo corpo da ventenne fasciato dagli abiti inzuppati, una fantastica ed emozionante visione, in poche parole era bellissima, nonostante l’età.
No! non mi stavo innamorando, tu hai proprio una
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fissa, ricordati sempre che siamo degli animali e anche se pensanti la natura ti attrae sempre verso l’altro sesso.
Si è sdraiata accanto a me su di una roccia ad asciugarsi, per fortuna era una giornata di pieno sole, ci saranno stati 25/26 gradi, nell’oceano non puoi fare il bagno classico, puoi solo giocare con le onde o fare il bagno o nuotare ma con la muta o con maglie termiche.
Appena si è asciugata e non ti nascondo di avere avuto una certa l’attrazione per lei in quei momenti, siamo tornati in albergo e dopo aver pranzato e fatto un riposino, siamo tornati vicino alla Còte des Basques a fare il nostro lavoro.
Li vicino a quella piccola spiaggia formata tra le due coste, c’è una casa che domina il promontorio, da dove affacciandoti dalla finestra, sembra ci si possa lanciare in mare, dicono che sia stregata, ma Ula voleva impressionare nelle sue foto, proprio l’emozione che si provava a vedere l’oceano e Biarritz da quelle finestre.
Quando siamo tornati, abbiamo sistemato tutta l’attrezzatura in albergo, abbiamo fatto una doccia e siamo usciti a passeggiare per le vie di Biarritz gustandoci un fantastico gelato in cerca di un posto dove mangiare.
Uffa! non passeggiavamo come due innamorati, amico! Tu hai voglia di prendermi per il naso, andavamo in
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giro come due vecchi amici, dici che non esiste l’amicizia tra un uomo e una donna? Forse è così, ma devi credermi, il desiderio mi prendeva in determinate e particolari occasioni, poi finiva lì, niente di più.
Quella sera abbiamo cenato in un ristorantino con vista sulla Grand Plage, la cena non ci ha entusiasmato per nulla, la qualità e la quantità di cibo era scarsa e il prezzo esorbitante.
Però, forse perché non avevamo argomenti di discussione sul cibo, quella sera a tavola al ristorante Ula mi ha parlato di lei, ha cominciato dicendo: Non voglio conoscere la tua storia, la so già e il tuo triste sguardo perso nel nulla mi ha confermato tutto, voglio parlarti di me, così sappiamo qualcosa uno dell’altro.
Così mi ha raccontato che da giovane faceva la modella, poi con gli anni non ha più sfilato ed ha cominciato a posare per alcune in foto di copertina per le riviste, spot e calendari, poi si è innamorata di Ralph il suo fotografo, che l’ha iniziata a questo lavoro e che dopo qualche anno è morto.
Niente altro tutto qua, io non mi sono sentito di aggiungere altro ed abbiamo continuato come prima, credo che sia stato Javier a raccontargli tutto, lui conosceva la mia storia e Ula si sarà voluta mettere in pari con me.
Siamo tornati in albergo. Il giorno dopo dovevamo andare ad Arcachon e alla Duna du Pilat, prima di tornare a San
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Sebastian a Donestia, Arcachon è una piccola cittadina che si affaccia all’interno di una grande baia sull’oceano Atlantico, grandi spiagge e dune altissime tra i 100 e i 120 metri, le isolette di sabbia che appaiono con la bassa marea, ti danno l’impressione di essere ai tropici, la riserva ornitologica è il fascino esclusivo di Cap Ferret, con i suoi 26 porti dove si degustano le ostriche migliori del mondo.
Al centro del bacino si trova l’isola degli uccelli che non ha corrente elettrica, ci sono soltanto alcune palafitte e case in legno usate dagli ostricoltori, l'estensione dell'isola aumenta considerevolmente con la bassa marea.
Nel centro di Arcachon c’è un mercato coperto con prodotti tutti rigorosamente della zona, con un immancabile spazio per degustare ostriche e tapas.
Ci siamo rilassati per un poco sulla Plage de l’Horizon, prima di raggiungere il Faro per fare le foto e poi con un trenino che parte dal faro abbiamo raggiunto Cap Ferret e da lì le Dune de Pilat, un posto veramente pazzesco.
Si può salire facilmente in cima con una scalinata attrezzata e godere così di una vista spettacolare, con davanti un oceano d’acqua e alle spalle una distesa di verde incredibile.
Ula ha scattato tante foto, ma nessuna potrà mai rappresentare l’emozione che si prova in questo punto, finto il nostro lavoro siamo tornati a Cap Ferret, il lato che si affaccia sul bacino è disseminato di piccoli villaggi “ostricoli”, viuzze accoglienti di sabbia e gusci d’ostriche tra le “cabane” di legno.
Si era già fatto tardi e ci siamo fermati nel piccolo Port de
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Pirallan per una bella degustazione di ostriche assieme a pane di segale, burro, gamberi e patè, sorseggiando dell’ottimo vino e ammirando il tramonto sulla baia, con i piedi quasi nell’acqua e seduti sui minuscoli tavolini di legno.
Eravamo stanchi e non avevamo ancora un posto dove dormire, così chiediamo ad una ragazza dove potevamo trovare un posto per dormire e lei stessa ci ha accompagnato dal proprietario di una delle casette gialle, rosse, azzurre del villaggio di Le Canon.
Prima di andare a letto, abbiamo passeggiato tra le viuzze e in riva al mare, il giorno dopo appena svegli abbiamo fatto colazione con delle piccole tapas.
Al porto abbiamo noleggiato una piccola imbarcazione per raggiungere l’Isola degli uccelli, riserva ornitologica visitabile, che dà la possibilità di osservare da vicino e per noi di fotografarli nel loro habitat naturale, una grande quantità di uccelli marini e non, stanziali e migratori.
Tornati al villaggio di Le Canon, abbiamo preso i bagagli e fatto un frugale pasto ci siamo diretti alla stazione per tornare a San Sebastian - Donestia, che era la nostra ultima tappa.
A San Sebastian siamo stati accolti da un temporale ed abbiamo trovato Ortiz il vicino di Ula ad aspettarci con la sua jeep per portarci a casa, il clima era veramente freddo e non smetteva di piovere, facendoci rimpiangere le giornate di Bordeaux, Biarritz e Arcachon.
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martedì 3 aprile 2018

Un tuffo a Palermo


E' stata così breve e intensa questa breve vacanza a Palermo, che la posso paragonare veramente ad un tuffo, un tuffo com'è? breve! tranne se non ti tuffi da 200 metri il tuffo è un attimo e poi c'è l'impatto, intenso, ti senti qualcosa di spessore che ti avvolge, che volete, oramai faccio lo scrittore pure per compilare la lista della spesa.
SENSAZIONI? Per certi versi c'è abitudine, per me anche un certo fastidio, la tensione di non scordarsi qualcosa, la paura di trovare al ritorno la multa sul parabrezza della macchina lasciata al parcheggio dell'aeroporto, i sediolini dell'aereo sempre più piccoli e stretti, bagagli a mano o da stiva, chi ti viene a prendere e chi ti viene a lasciare e poi ......
...... e poi, hai quattro giorni (di relax) e devi fare cose per una settimana, tutti pretendono di vederti ma devi andarci tu che sei senza macchina, quando arrivi hai: l'amministratore da vedere, l'IMU da pagare, le cose da comprare e poi non capisci come mai ..... che quando sei arrivato hai svuotato le valige e ora le cose che hai comprato non ci stanno.
Insomma vai via più stanco di quando sei arrivato, stressato, pentito e amareggiato, però forse tutto questo "copre" la malinconia di partire e andare via.

Ora vi beccate altre quattro pagine del mio IV° libro e leggetele se non no ne scrivo più, non è un consiglio, è proprio una minaccia.

La seconda tappa era la Basilica di San Michele, siamo passati e ci siamo persi in un mercato stagionale che si snodava per tutte le vie del centro, dove era possibile acquistare cibo, vestiario ed era anche un set fotografico naturale di primordine.
Qui ci siamo gustati un bel pranzo a base di tapas ma con i sapori della cucina francese, aquitania e basca, il tutto accompagnato da un bel calice di vino Bordeaux eccezionale, non per niente è la città del vino e li abbiamo comprato anche lenzuola e federe, prima di recarci a fotografare la Basilica.
Appena finito siamo tornati in albergo per una doccia e poi siamo usciti ancora per andare al le Miroir d’Eau, uno specchio d’acqua che si spiana davanti al Place de la Bourse e al Place du Parlement, dove nelle belle giornate non è insolito attraversarlo a piedi e giocare con i suoi getti d’acqua.
Ula si è persa nell’ammirare e fotografare la piazza creata dai due palazzi, intanto calava il buio e complice la stanchezza, alla fine non siamo riusciti a vedere le Miror d’Eau, così ci siamo accomodati in un bistrot al palazzo del parlamento e ci siamo gustati un tagliere misto di formaggi e salumi tipici francesi e bevuti stavolta un’immensa birra ghiacciata.
Il secondo giorno dopo avere fatto colazione, siamo tornati a le Miroir d’Eau a fare il servizio fotografico che non eravamo riusciti a fare il giorno prima, fermandoci ancora alla Gllm-Guillaume a prendere un caffè, quel
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posto ci aveva rapiti, aveva cibo fresco e di qualità, ottimi prezzi e la possibilità di mangiare dolce e salato, seduti comodamente e senza per questo pagare un sovrapprezzo, che è invece una cattiva abitudine delle pasticcerie francesi.
Arrivati al Miroir d’Eau che dire, è un posto che ti rimane nel cuore, una fontana che fontana non è, che riflette il cielo e la piazza, un luogo perfetto da fotografare, un luogo dove i bambini e gli adulti giocano e scorrazzano felici nell’acqua, li ti dimentichi di tutto e così dopo il servizio fotografico abbiamo riposto tutto in angolo ben sorvegliato, Ula mi ha afferrato la mano dopo essersi tolta le scarpe e nonostante fosse così esile mi trascino con lei.
Sono rimasto meravigliato dalla ragazzina che c’era in lei, mi ha tirato dentro e poi mi ha schizzato scalciando con i piedi l’acqua, ad un tratto è partita per impegnarsi in una corsa sfrenata e urlando tornò verso di me a tutta velocità per poi frenare di botto e ricoprirmi d’acqua.
Eravamo fracidi, lei ansimava e sorrideva, la camicia bagnata appiccicata addosso lasciava intravedere tutto, Ula aveva ancora un bel corpo e mi eccitava, mi sono girato e gli ho detto di andarci ad asciugare che avevamo ancora da lavorare.
Ci siamo seduti nell’angolo dove c’era l’attrezzatura, quasi distesi con la faccia verso il sole per asciugarci,
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era fine luglio e c’erano 26 gradi, io non riuscivo a togliere gli occhi dalla camicia di Ula spalmata sul seno piccolo ma ancora turgido.
Appena asciutti abbiamo raccolto tutto e prima di tornare in albergo, ci siamo diretti in stazione per controllare gli orari del treno per Biarritz e acquistare i biglietti, da lì siamo andati ancora a mangiare al Gllm-Guillaume, prima di tornare all’albergo per fare i bagagli e liberare la stanza.
In Francia muoversi in treno è comodo, veloce, poco costoso, puntuale e pulito, Ula ha pagato il conte e siamo tornati alla Gare Saint-Jean a prendere il treno per Biarritz in partenza nel tardo pomeriggio, un tragitto di 200 chilometri con treno ad alta velocità.
Dalla stazione abbiamo prenotato due stanze e abbiamo lasciato Bordeaux, stavolta con Ula abbiamo parlato del più e del meno, di tutto ciò che il paesaggio ci offriva, i vigneti dell’Aquitania, i campi e le tipiche casette rurali.
Io amo viaggiare in treno, per me è la maniera più bella di viaggiare, vedi il cambiare veloce e continuo dei paesaggi, dei colori, dei luoghi ed è anche il posto dove puoi intavolare delle belle conversazioni, rimorchiare!?
La stazione di Biarritz è un poco distante dal centro, il taxi è costoso e così noi abbiamo preso il bus, abbiamo impiegato meno di un’ora per arrivare in uno dei posti
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più belli al mondo.
Biarritz è un paese Basco, con l’architettura e la cucina tipicamente basca, si trova proprio dietro ai Pirenei e davanti l’Oceano Atlantico, un posto stupendo.
Il centro di Biarritz è quasi tutto pedonale e il nostro hotel era proprio in pieno centro, così ci siamo fatti un bel pezzo di strada a piedi e in salita, ma ne valsa la pena per quello che abbiamo visto, è stato bellissimo.
Davanti all’albergo c’è una grande spiaggia di sabbia dorata, in mare tanti ragazzi con il surf, erano già passate le sei del pomeriggio e c’era tanta gente che stava gustandosi un aperitivo davanti all’oceano, le famiglie facevano shopping e altri tornavano a casa con i costumi ancora bagnati.
Le nostre stanze erano all’Hotel le Saphir, posate le valige in camera e fatta una meravigliosa doccia, Ula ha voluto dirigersi verso la Còte des Basques perché voleva vedere l’oceano da quel punto.
Siamo passati da una piccola spiaggia che si forma fra le due coste, riparata dal vento e dalle prepotenti dell’oceano, la Còte des Basques è una spiaggia grandissima e Ula ha insistito per farmi arrivare con lei fino al bagnasciuga.
Adorava chiudere gli occhi e sentire il vento accarezzargli il viso e scompigliargli i capelli, mentre le
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martedì 27 marzo 2018

Un'altra tappa della mia corsa ai cent'anni


Solitamente si dice 64 anni e non sentirli, anche per me forse fino a qualche tempo fa era così, adesso più che nel fisico e moralmente che me li sento e spesso penso a quando da giovane si diceva: il lavoro nobilita l'uomo, oggi mi accorgo della grande verità e non è per una questione di soldi, fare qualcosa che non sia fine a se stesso, ti rende parte della società dove vivi e questo dolce far niente di importante che ti da l'impressione di esserti invecchiato, perchè poi alla fine sono impegnatissimo in cazzate varie, ma ti senti vecchio, sempre lì a parlare del passato.
Certo se solo potessi imitare il personaggio di questo mio nuovo libro, che non a caso incarna il mio stesso desiderio, se potessi andare in giro per il mondo come lui, questi 64 anni sono sicuro che non me li sentirei,
Anche stavolta al mio compleanno c'era Giulio, lo scorso anno in una foto dell'ecografia e nella pancia di mia figlia, quest'anno in braccio al nonno nel tentativo di rubarmi il cellulare.
Come promesso, pubblico altre 4 pagine del libro e ne approfitto per farvi gli auguri di Pasqua.
SECONDA PUNTATA
I churros e i porras sono due varianti con forme diverse di pasta lunga e fritta spolverati di cannella, quindi abbiamo finito la colazione e lei era già pronta per il viaggio, aveva ammucchiato zainetti e attrezzature tutto già in un angolo.
Era di una tranquillità disarmante e parimente tacita, io sono andato a fare una doccia e a mettere insieme le mie cose, mentre Ula è rimasta a dare l’acqua alle innumerevoli piante sulla veranda, che in sua assenza sia alle piante chee al giardino, così come alla casa ci avrebbe pensato il suo vicino.
Appena finito sono tornato giù con il mio zaino e Ula era seduta sui gradini della veranda e parlava pacatamente con quello che poi ho capito essere il vicino, un simpatico vecchio tondeggiante, con due baffoni alla messicana e che era lì per accompagnarci 
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al bus che doveva portarci alla stazione dei treni.
Abbiamo sistemato sulla jeep anche il mio zaino e siamo partiti per questo viaggio fotografico, all’arrivo c’era già ad attenderci la corriera, il tempo di trasbordare i bagagli e siamo partiti per Hendaye, dove siamo arrivati dopo una mezzoretta, abbiamo fatto i biglietti e siamo andati ad attendere il treno per Bordeaux in un bar davanti alla stazione.
Li abbiamo bevuto un caffè pessimo e poco dopo è arrivato il treno, ma abbiamo dovuto aspettare che lo lavassero e lo rimettessero in ordine, nel frattempo si erano quasi fatte le due del pomeriggio e prima di partite abbiamo mangiato delle baguette veramente eccellenti.
Il treno è partito alle 14 e 30 in perfetto orario e alle 17 e 30 precise siamo arrivati a Bordeaux, in tutto questo tempo sia in treno che al bar, con Ula non c’è stato un minimo di conversazione, solo convenevoli e a me sinceramente non dispiaceva, preferivo restare da solo con i miei pensieri e chissà forse anche lei.
Ula ha letto un libro svogliatamente, lo guardava tenendolo aperto quasi sempre sulla stessa pagina, io cercavo svago al di fuori del finestrino, cogliendo i continui cambi del paesaggio e pensando a Fiorella.
All’arrivo a Bordeaux, abbiamo aspettato il bus che ci doveva portare al S’Chool Hostel, una struttura nel
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Cuore di Bordeaux, in pratica era un dormitorio universitario che in estate diventava un ostello, noi non eravamo giovani e neanche universitari, fatto sta che siamo rimasti a dormire là.
La Francia non è a buon mercato e dormire in centro a Bordeaux non è per niente economico, appena arrivati il ragazzo alla reception ci diede le chiavi delle stanze e una cartina, Ula la passò a me e il ragazzo mi ha indicato i luoghi dove dovevamo andare, le line dei tram e dei bus e i posti dove andare a mangiare, ora ero ufficialmente in servizio.
Siamo saliti nelle nostre camere, sullo stesso corridoio ma distanti una dall’altra, la camera era spaziosa e pulita, solo che la biancheria da letto era di carta, lì per lì l’ho presa con filosofia, per una notte poteva andare più che bene, ma il giorno dopo ci siamo comprati lenzuola e federe.
Posate le valige in camera ci siamo rivisti alla reception e con la cartina in mano siamo partiti all’esplorazione della città, a piedi e ci siamo fermati subito in un delizioso localino, il Gllm-Guillaume.
Abbiamo preso posto in un tavolo nell’angolo più sperduto del locale e abbiamo ordinato i macarons più buoni che io abbia mai mangiato e come si sa, a tavola si diventa loquaci, così l’algida e riservata Ula ha manifestato la sua anima umana.
Non siamo mai entrati nei particolari delle nostre vite, anzi siamo stati ben attenti a restarci fuori, lei ad un tratto era diventata un’altra persona, loquace, allegra e divertente, sembravamo due vecchi amici che si ritrovano dopo tanto tempo.

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Abbiamo mangiato poco e chiacchierato molto, mi ha spiegato il lavoro che dovevamo fare, insomma alla fine è stata una bella serata e la fotografa mi era pure diventata simpatica.
Ula ha pagato e abbiamo fatto ritorno in albergo, nel patto di lavoro che avevamo concordato per questi cinque/sei giorni, le mie spese erano a carico suo e tornati a San Sebastian mi avrebbe dato duemila euro.
Durante il tragitto la conversazione continuò simpatica e leggera, mi è sembrato che ci conoscessimo da sempre e una volta arrivati in hotel al piano dove c’erano le stanze, ci siamo augurati cordialmente la buona notte e ci siamo dati appuntamento per l’indomani.
La mattina seguente dopo esserci rigenerati con una abbondante colazione, ci siamo avviati alla Cattedrale di Bordeaux che era la meta del nostro primo servizio fotografico, passando fra le ampie vie principali della città, durante il nostro passaggio Ula ha fotografato di tutto.
Arrivati alla cattedrale l’abbiamo fotografata di dentro e di fuori, lei sprizzava un’energia inconsueta per una donna di quasi settant’anni, mi dirigeva nelle mie operazioni di supporto con competenza ed autorevolezza, senza lasciarsi sfuggire un particolare, alla fine quello che all’inizio mi sembrava un antipatico modo per guadagnare dei soldi era diventato un piacere.
Stavo bene con lei, una donna forte, decisa, esperta e di classe, ma non me ne stavo innamorando, quel sentimento è tutto per Fiorella e per nessun’altro.

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sabato 17 marzo 2018

Sette anni in Tibet

In realtà i prossimi sette anni non saranno in Tibet ma in Veneto, la corte presieduta da mia moglie mi ha condannato ad altri sette anni in Veneto, qui tutto sommato sto bene a parte il freddo che non mi permette di fare alcune cose, però mi annoio da morire.
Per una persona iperattiva come me, che era al centro dell'attenzione tutto il giorno, al lavoro la mattina e agli allenamenti il pomeriggio, doversi inventare cosa fare per riempire le giornate è dura, credevo che una volta qua avessi trovato da fare qualche cosa, al mattino qualcosa tipo in un ufficio, in un sindacato, cose del genere e poi di pomeriggio mi sarei dedicato agli allenamenti.
Invece niente di tutto questo, qua non permettono a nessuno di entrare nelle loro cose, specie se sei bravo e meridionale e se non fai un lavoro o se no alleni una squadra, fare amicizia diventa difficile, così tra palestra e camioncini di legno non mi resta che scrivere.
Ho già scritto di corsa un libro (il terzo) che sto portando in concorso e mentre lo stanno correggendo perchè devo fare bella figura, ho cominciato a scrivere il quarto libro che riprenderò a pubblicare a puntate. 
Intanto vi pubblico la presentazione e il resto a puntate e mi direte cosa ne pensate, questo è tutto un'altra cosa rispetto ai primi.
PRESENTAZIONE


Dicono che ogni uomo nutra tre grandi passioni nella sua vita, le mie sono le donne come tutti gli altri, il calcio come la stragrande maggioranza e i viaggi, realtà per molti e sogno per altri.

Come dicevo alla fine del “Un grande e breve amore”, farò percorrere al triste Giulio un viaggio per fuggire dall’amore, lungo le coste francesi, portoghese, spagnole ed italiane, inventandomi o scopiazzando delle storie, provando a legarle ai miei viaggi.
Credo che questo racconto sarà articolato in più libri, fino a quando non mi sarò stufato di scrivere e penso di partecipare ancora al concorso ogni anno, ammesso che le difficoltà non sia scoraggianti.
Dopo “Un grande e breve amore” spero vi piaccia pure questo.



Allora caro amico, oramai non mi aspetto più niente dalla vita e da nessuno, bisogna darsi forza e andare avanti, sorridere sempre se puoi, anche se dentro un vuoto immenso ti divora, devi continuare a vivere anche se la morte la porti sempre nel cuore.
Comunque come ti dicevo ho venduto tutto, raccolto quelle poche cose che mi sarebbero servite e me ne sono andato a San Sebastian dove mi aspettava la barca che avevo comprato, io non avevo nessun rudimento sulla navigazione e così un amico di Parigi mi aveva messo in contatto con Javier.
Lui era un pescatore ma si occupava di tutto, così oltre a spiegarmi un po' di cose sulla navigazione, si interessò per farmi avere la patente nautica, mi trovò un lavoro per non dissipare subito la riserva che avevo in banca e un posto dove dormire senza spendere troppo.
Appena ottenuta la patente, Javier mi ha fatto incontrare con Ula, una fotografa un po' avanti negli anni, magrissima, sportiva, elegante e per certi versi ancora piacente, doveva fare un servizio fotografico a Bordeaux, con delle tappe intermedie ed aveva bisogno di un accompagnatore-traduttore.
Tutto sommato non era un brutto lavoro, viaggiavo ed ero pagato pure bene, si trattava solo di rimandare l’inizio del mio viaggio per mare e così siamo andati a prendere le mie cose che avevo nella casetta dei

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pescatori e che mi aveva gentilmente messo a disposizione Javier e mi sono trasferito a casa da Ula.

Siamo arrivati in una villetta sulla collina, mi ha mostrato la stanza dove avrei dormito, il bagno e la cucina, io mi sono dato una bella ripulita, mentre lei ha preparato il pranzo a base di tapas.
Dopo avere pranzato mi ha spiegato un po' in che consisteva quello che dovevamo fare e si è seduta in veranda a leggere un libro, io seduto un po' più distante ho ingannato il tempo ammirando il paesaggio bellissimo, pensando sempre e solamente Fiorella.
Al tramonto Ula si è alzata ed è andata a preparare una gustosissima paella che abbiamo consumato alla frescura della veranda, sempre e rigorosamente senza parlare, non ci conoscevamo e anche lei come me sicuramente preferiva stare da sola con i suoi pensieri.
Siamo rimasti a guardare le stelle ed io dopo un po' ho deciso di andarmene a letto, gli ho augurato la buona notte e lei ha risposto senza guardarmi aggiungendo: “a domani” e l’ho lasciata immersa nei suoi pensieri.
L’indomani mi sono svegliato e sono sceso in cucina, Ula era già sveglia e aveva preparato la colazione, ci siamo seduti ancora in veranda a mangiare churros e porras fatti da lei, accompagnati da una tazza di cioccolata calda, una tipica prima colazione basca.
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