Scusate l’assenza, ma sono
dovuto ricorrere a un piccolo ma quanto delicato intervento in testa, per
rimuovere un meningioma, che si era ingrandito e mi procurava qualche problema
di vista, per questo non ho potuto essere puntuale come mi capita, fisicamente
se pur con un occhio schiacciato sto bene, è solo l’occhio che al momento mi
crea qualche disturbo.
Ma Parliamo di
calcio e di Palermo, visto che nel lontano oramai 2010, mi sono preso questo
impegno, che vedo con mia grande soddisfazione, viene al quanto seguito e la
cosa mi spinge a continuare, tornato a casa, mi sono rimesso in linea con gli
incontri che non avevo potuto seguire all’ospedale, ed esattamente ho rivisto La
gara di Mantova ha confermato quella sensazione, che il Palermo non sia
ancora una grande squadra, ai rosa manca sempre l’ultimo passo per compiere il
salto di qualità definitivo e il pari beffardo contro i virgiliani ne è l’amara
dimostrazione, il problema però è che il campionato non aspetta, il Frosinone non
sta sbagliando una partita; il Venezia vola, macina gioco e
risultati; il Monza sembra in calo, ma gli equilibri cambiano in
fretta.
Il pareggio è
stata una mazzata difficile da digerire, già altre partite del campionato erano
stati degli indizi, una grande squadra può anche giocare male ma, dopo aver
ribaltato sorprendentemente il risultato nel finale di gara, deve tornare a
casa con i tre punti, la partita col Mantova è la prova che al Palermo sta
mancando qualcosa, perché dopo un dominio totale e incondizionato per 95 minuti
non può arrivare nei minuti di recupero con il minimo vantaggio.
Un buon Palermo, non ancora grande, nei primi venti minuti della partita i
rosanero hanno messo in campo una qualità che raramente si era vista, il gol di
Ceccaroni ne è l’esempio perfetto, con una costruzione verticale, semplice ed
efficace: Ranocchia va subito dal trequartista Palumbo, che di prima lancia
nello spazio l’altro trequartista, Vasic e a chiudere l’azione ci va il
braccetto di sinistra, sempre proiettato in fase offensiva.
A Mantova si è
vista qualità nel collettivo più che nei singoli giocatori ed è forse questa la
grossa differenza, l’errore poi è sempre lo stesso, quello di non aver chiuso
la partita, perché nel secondo tempo non c’è stato nemmeno un attimo di
sofferenza, Inzaghi ha una mentalità troppo conservativa, l’idea di calcio
dell’allenatore è questa, si conosce e ce lo siamo fatti piacere, ma non diciamo
che con questi principi, l’allenatore ha conquistato risultati importanti in
Serie B.
Perché alla
fine ha vinto solo due campionati, il Palermo non è ancora una grande squadra e
questo è un dato di fatto, è una buona squadra, che sta meritando il quarto
posto, con un’idea di gioco poco spettacolare, ben definita, ma che non porta
alla serie A, anche se l’allenatore ha lo spogliatoio in pugno e il gruppo che
crede in quello che fa.
È chiaro che
non si può vincere sempre, ma il pareggio di Mantova è un’occasione buttata al
vento, lasciamo stare il raffronto con le passate stagioni, dimentichiamo il
punto di partenza, perché di cose ne sono cambiate tante, 34 punti, frutto di
nove vittorie, sette pareggi e tre sconfitte, con 29 gol fatti e 14 subiti,
sono un buon risultato, ma non è quello per cui sta e deve lottare, Il quarto posto consente ancora di sperare
nella promozione diretta, un aspetto tutt’altro che banale considerando le scorie
della scorsa stagione, che avevano lasciato un quadro desolante, con un
patrimonio tecnico, tattico ed emotivo da ricostruire.
Inzaghi sta
facendo un buon lavoro se si considera che i punti in più, alla fine del
girone d’andata rispetto alla passata stagione, sono dieci. Sono due, invece,
se si fa il confronto con la stagione 2023/24, quella iniziata da Corini e
conclusa da Mignani. Per trovare un girone d’andata migliore in termini di
punti in Serie B bisogna tornare alla stagione 2018/19, quando i rosanero
chiusero con 37 punti, frutto di dieci vittorie, sette pareggi e una sola
sconfitta. Alla 19esima giornata erano primi, con cinque punti di vantaggio
sulle seconde.
Il mercato potrà aiutare il Palermo a compiere questo passetto, anche se la risposta non è scontata: basta guardare all’anno scorso, quando arrivarono tre top come Audero, Magnani e Pohjanpalo. Il Palermo era nono alla fine del girone d’andata e chiuse ottavo a fine campionato, la sessione invernale è molto complicata e solo operazioni davvero oculate possono risultare migliorative.
La dirigenza,
in concerto con lo staff tecnico, valuta l’organico competitivo così com’è e al
momento, stando alle dichiarazioni del d.s. Osti, sono in programma solo un
paio di operazioni, in attacco e forse in difesa, quindi l’organico vuol dire
che non è competitivo così com’è, serve e deve arrivare un attaccante in grado
di alzare il livello qualitativo tra le linee, magari un altro difensore
affidabile per favorire più rotazioni nel reparto arretrato, ma il Palermo deve
trovare la forza di compiere questo passo a prescindere dall’arrivo di uno o due
giocatori.


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