martedì 27 marzo 2018

Un'altra tappa della mia corsa ai cent'anni


Solitamente si dice 64 anni e non sentirli, anche per me forse fino a qualche tempo fa era così, adesso più che nel fisico e moralmente che me li sento e spesso penso a quando da giovane si diceva: il lavoro nobilita l'uomo, oggi mi accorgo della grande verità e non è per una questione di soldi, fare qualcosa che non sia fine a se stesso, ti rende parte della società dove vivi e questo dolce far niente di importante che ti da l'impressione di esserti invecchiato, perchè poi alla fine sono impegnatissimo in cazzate varie, ma ti senti vecchio, sempre lì a parlare del passato.
Certo se solo potessi imitare il personaggio di questo mio nuovo libro, che non a caso incarna il mio stesso desiderio, se potessi andare in giro per il mondo come lui, questi 64 anni sono sicuro che non me li sentirei,
Anche stavolta al mio compleanno c'era Giulio, lo scorso anno in una foto dell'ecografia e nella pancia di mia figlia, quest'anno in braccio al nonno nel tentativo di rubarmi il cellulare.
Come promesso, pubblico altre 4 pagine del libro e ne approfitto per farvi gli auguri di Pasqua.
SECONDA PUNTATA
I churros e i porras sono due varianti con forme diverse di pasta lunga e fritta spolverati di cannella, quindi abbiamo finito la colazione e lei era già pronta per il viaggio, aveva ammucchiato zainetti e attrezzature tutto già in un angolo.
Era di una tranquillità disarmante e parimente tacita, io sono andato a fare una doccia e a mettere insieme le mie cose, mentre Ula è rimasta a dare l’acqua alle innumerevoli piante sulla veranda, che in sua assenza sia alle piante chee al giardino, così come alla casa ci avrebbe pensato il suo vicino.
Appena finito sono tornato giù con il mio zaino e Ula era seduta sui gradini della veranda e parlava pacatamente con quello che poi ho capito essere il vicino, un simpatico vecchio tondeggiante, con due baffoni alla messicana e che era lì per accompagnarci 
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al bus che doveva portarci alla stazione dei treni.
Abbiamo sistemato sulla jeep anche il mio zaino e siamo partiti per questo viaggio fotografico, all’arrivo c’era già ad attenderci la corriera, il tempo di trasbordare i bagagli e siamo partiti per Hendaye, dove siamo arrivati dopo una mezzoretta, abbiamo fatto i biglietti e siamo andati ad attendere il treno per Bordeaux in un bar davanti alla stazione.
Li abbiamo bevuto un caffè pessimo e poco dopo è arrivato il treno, ma abbiamo dovuto aspettare che lo lavassero e lo rimettessero in ordine, nel frattempo si erano quasi fatte le due del pomeriggio e prima di partite abbiamo mangiato delle baguette veramente eccellenti.
Il treno è partito alle 14 e 30 in perfetto orario e alle 17 e 30 precise siamo arrivati a Bordeaux, in tutto questo tempo sia in treno che al bar, con Ula non c’è stato un minimo di conversazione, solo convenevoli e a me sinceramente non dispiaceva, preferivo restare da solo con i miei pensieri e chissà forse anche lei.
Ula ha letto un libro svogliatamente, lo guardava tenendolo aperto quasi sempre sulla stessa pagina, io cercavo svago al di fuori del finestrino, cogliendo i continui cambi del paesaggio e pensando a Fiorella.
All’arrivo a Bordeaux, abbiamo aspettato il bus che ci doveva portare al S’Chool Hostel, una struttura nel
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Cuore di Bordeaux, in pratica era un dormitorio universitario che in estate diventava un ostello, noi non eravamo giovani e neanche universitari, fatto sta che siamo rimasti a dormire là.
La Francia non è a buon mercato e dormire in centro a Bordeaux non è per niente economico, appena arrivati il ragazzo alla reception ci diede le chiavi delle stanze e una cartina, Ula la passò a me e il ragazzo mi ha indicato i luoghi dove dovevamo andare, le line dei tram e dei bus e i posti dove andare a mangiare, ora ero ufficialmente in servizio.
Siamo saliti nelle nostre camere, sullo stesso corridoio ma distanti una dall’altra, la camera era spaziosa e pulita, solo che la biancheria da letto era di carta, lì per lì l’ho presa con filosofia, per una notte poteva andare più che bene, ma il giorno dopo ci siamo comprati lenzuola e federe.
Posate le valige in camera ci siamo rivisti alla reception e con la cartina in mano siamo partiti all’esplorazione della città, a piedi e ci siamo fermati subito in un delizioso localino, il Gllm-Guillaume.
Abbiamo preso posto in un tavolo nell’angolo più sperduto del locale e abbiamo ordinato i macarons più buoni che io abbia mai mangiato e come si sa, a tavola si diventa loquaci, così l’algida e riservata Ula ha manifestato la sua anima umana.
Non siamo mai entrati nei particolari delle nostre vite, anzi siamo stati ben attenti a restarci fuori, lei ad un tratto era diventata un’altra persona, loquace, allegra e divertente, sembravamo due vecchi amici che si ritrovano dopo tanto tempo.

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Abbiamo mangiato poco e chiacchierato molto, mi ha spiegato il lavoro che dovevamo fare, insomma alla fine è stata una bella serata e la fotografa mi era pure diventata simpatica.
Ula ha pagato e abbiamo fatto ritorno in albergo, nel patto di lavoro che avevamo concordato per questi cinque/sei giorni, le mie spese erano a carico suo e tornati a San Sebastian mi avrebbe dato duemila euro.
Durante il tragitto la conversazione continuò simpatica e leggera, mi è sembrato che ci conoscessimo da sempre e una volta arrivati in hotel al piano dove c’erano le stanze, ci siamo augurati cordialmente la buona notte e ci siamo dati appuntamento per l’indomani.
La mattina seguente dopo esserci rigenerati con una abbondante colazione, ci siamo avviati alla Cattedrale di Bordeaux che era la meta del nostro primo servizio fotografico, passando fra le ampie vie principali della città, durante il nostro passaggio Ula ha fotografato di tutto.
Arrivati alla cattedrale l’abbiamo fotografata di dentro e di fuori, lei sprizzava un’energia inconsueta per una donna di quasi settant’anni, mi dirigeva nelle mie operazioni di supporto con competenza ed autorevolezza, senza lasciarsi sfuggire un particolare, alla fine quello che all’inizio mi sembrava un antipatico modo per guadagnare dei soldi era diventato un piacere.
Stavo bene con lei, una donna forte, decisa, esperta e di classe, ma non me ne stavo innamorando, quel sentimento è tutto per Fiorella e per nessun’altro.

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sabato 17 marzo 2018

Sette anni in Tibet

In realtà i prossimi sette anni non saranno in Tibet ma in Veneto, la corte presieduta da mia moglie mi ha condannato ad altri sette anni in Veneto, qui tutto sommato sto bene a parte il freddo che non mi permette di fare alcune cose, però mi annoio da morire.
Per una persona iperattiva come me, che era al centro dell'attenzione tutto il giorno, al lavoro la mattina e agli allenamenti il pomeriggio, doversi inventare cosa fare per riempire le giornate è dura, credevo che una volta qua avessi trovato da fare qualche cosa, al mattino qualcosa tipo in un ufficio, in un sindacato, cose del genere e poi di pomeriggio mi sarei dedicato agli allenamenti.
Invece niente di tutto questo, qua non permettono a nessuno di entrare nelle loro cose, specie se sei bravo e meridionale e se non fai un lavoro o se no alleni una squadra, fare amicizia diventa difficile, così tra palestra e camioncini di legno non mi resta che scrivere.
Ho già scritto di corsa un libro (il terzo) che sto portando in concorso e mentre lo stanno correggendo perchè devo fare bella figura, ho cominciato a scrivere il quarto libro che riprenderò a pubblicare a puntate. 
Intanto vi pubblico la presentazione e il resto a puntate e mi direte cosa ne pensate, questo è tutto un'altra cosa rispetto ai primi.
PRESENTAZIONE


Dicono che ogni uomo nutra tre grandi passioni nella sua vita, le mie sono le donne come tutti gli altri, il calcio come la stragrande maggioranza e i viaggi, realtà per molti e sogno per altri.

Come dicevo alla fine del “Un grande e breve amore”, farò percorrere al triste Giulio un viaggio per fuggire dall’amore, lungo le coste francesi, portoghese, spagnole ed italiane, inventandomi o scopiazzando delle storie, provando a legarle ai miei viaggi.
Credo che questo racconto sarà articolato in più libri, fino a quando non mi sarò stufato di scrivere e penso di partecipare ancora al concorso ogni anno, ammesso che le difficoltà non sia scoraggianti.
Dopo “Un grande e breve amore” spero vi piaccia pure questo.



Allora caro amico, oramai non mi aspetto più niente dalla vita e da nessuno, bisogna darsi forza e andare avanti, sorridere sempre se puoi, anche se dentro un vuoto immenso ti divora, devi continuare a vivere anche se la morte la porti sempre nel cuore.
Comunque come ti dicevo ho venduto tutto, raccolto quelle poche cose che mi sarebbero servite e me ne sono andato a San Sebastian dove mi aspettava la barca che avevo comprato, io non avevo nessun rudimento sulla navigazione e così un amico di Parigi mi aveva messo in contatto con Javier.
Lui era un pescatore ma si occupava di tutto, così oltre a spiegarmi un po' di cose sulla navigazione, si interessò per farmi avere la patente nautica, mi trovò un lavoro per non dissipare subito la riserva che avevo in banca e un posto dove dormire senza spendere troppo.
Appena ottenuta la patente, Javier mi ha fatto incontrare con Ula, una fotografa un po' avanti negli anni, magrissima, sportiva, elegante e per certi versi ancora piacente, doveva fare un servizio fotografico a Bordeaux, con delle tappe intermedie ed aveva bisogno di un accompagnatore-traduttore.
Tutto sommato non era un brutto lavoro, viaggiavo ed ero pagato pure bene, si trattava solo di rimandare l’inizio del mio viaggio per mare e così siamo andati a prendere le mie cose che avevo nella casetta dei

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pescatori e che mi aveva gentilmente messo a disposizione Javier e mi sono trasferito a casa da Ula.

Siamo arrivati in una villetta sulla collina, mi ha mostrato la stanza dove avrei dormito, il bagno e la cucina, io mi sono dato una bella ripulita, mentre lei ha preparato il pranzo a base di tapas.
Dopo avere pranzato mi ha spiegato un po' in che consisteva quello che dovevamo fare e si è seduta in veranda a leggere un libro, io seduto un po' più distante ho ingannato il tempo ammirando il paesaggio bellissimo, pensando sempre e solamente Fiorella.
Al tramonto Ula si è alzata ed è andata a preparare una gustosissima paella che abbiamo consumato alla frescura della veranda, sempre e rigorosamente senza parlare, non ci conoscevamo e anche lei come me sicuramente preferiva stare da sola con i suoi pensieri.
Siamo rimasti a guardare le stelle ed io dopo un po' ho deciso di andarmene a letto, gli ho augurato la buona notte e lei ha risposto senza guardarmi aggiungendo: “a domani” e l’ho lasciata immersa nei suoi pensieri.
L’indomani mi sono svegliato e sono sceso in cucina, Ula era già sveglia e aveva preparato la colazione, ci siamo seduti ancora in veranda a mangiare churros e porras fatti da lei, accompagnati da una tazza di cioccolata calda, una tipica prima colazione basca.
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sabato 10 febbraio 2018

10 Febbraio 2018

E' un poco che non torno a scrivere, per scrivere di qualcosa bisogna aspettare che questo qualcosa si costruisca, quello che si costruisce più presto è il viaggio, ma non avendone fatto in questi sei mesi, l'unica cosa che è successa è la nascita di Giulio e tutti vi starete chiedendo; -ti pare niente? come mai sono passati tre mesi (oggi) e io no ne avevo ancora accennato niente?
Come vi dicevo una storia si deve costruire, occorre che fatti e persone, che eventi ed emozioni abbiano il tempo di crescere e verificarsi, sarebbe stato troppo presto prima, raccontare cosa prova ad essere "nonno", perchè in quel momento ho vissuto l'evento con la sua emozione e tutto il resto, ma diventare nonno, lo fai giorno dopo giorno sempre di più.
Quando nasce c'è la gioia del momento, una confusione se vogliamo anche mentale, è arrivato questo bel bambolotto, tutti a guardare, a disquisire sulle somiglianze, sai che è cambiata qualcosa ma non te ne rendi conto, non riesci a capire cosa, è con il tempo che ti cresce qualcosa dentro, ad un tratto non fai altro che pensare a lui.
Avrà mangiato?, starà bene? e poi cominci con i progetti, quando cresce gli regalo .... appena è grande lo porto con me ...... devo sbrigarmi a fare questa cosa perchè devo andare da Giulio, ieri non l'ho visto oggi caschi il mondo devo andare a vederlo, è questo quello che cresce e che ti da consapevolezza, ora cominci a sentirti nonno, adesso che hai un'altra persona (questa diventata primaria) a cui pensare.
Adesso dopo l'esperienza fatta con i tuoi figli, senti che con lui è diverso, non è che si vogliono bene di più, si vogliono bene meglio, ora sai come si fa e gli darai tutto quello che non hai dato ai tuoi figli perchè non lo sapevi.
Ora quando entri in un negozio di abbigliamento non vai più per prima cosa al reparto donna, subito vai al reparto bambino e se per strada vedi una cosa bella, anche una macchina per dire, subito pensi: questa poi gli e la compro.
Ti prende tutti i pensieri, poi quando dopo qualche mese ti accorgi che quando gli stai davanti ti guarda intensamente, poi ti sorride e ti segue con lo sguardo quando ti muovi o comincia a muoversi freneticamente perchè già ti riconosce, allora si che capisci che sei nonno e non ti interessa più nemmeno che questo vuol dire che ti stai facendo vecchio.
Ma le emozioni non si possono descrivere, uno stato d'animo non si può raccontare, come diceva Lucio Battisti: un amore non si prova (non è una cosa che la provi e poi se ti piace ....) si indossa direttamente (vedi una donna, vedi una cosa, vedi un animale e tac, l'amore c'è l'hai subito cucito addosso.

giovedì 20 luglio 2017

lunedì 17 luglio 2017

Tuoni e fulmini.

Che culo, siamo tornati dalla vacanza a Marina di Ragusa ed è arrivato l’alluvione, dovevo andare a fare il bagno a Terrasini e poi restare a pranzo da Flora, ma credo che mi farò una bella boscaiola a casa mia, quindi visto che non devo correre al mare vi racconto di questi miei venti giorni a Palermo.
Cominciamo come sempre dall’inizio, dal trasferimento in macchina a Napoli per imbarcarci per Palermo, era la prima volta che facevo il viaggio verso giù, perché fin qui ero andato sempre da Palermo a Napoli, prima per portare l’Opel ad Ambra fresca di patente e poi la Fiesta a mia moglie fresca di nomina, il ritorno poi l’avevo fatto sempre in aereo.
Il viaggio è stato buono, non c’era molto caldo e poi con la Qashqai si viaggia come in aereo, io avevo un po’ di preoccupazione per l’ernia lombare, dopo due ore che sto seduto mi fa un male cane, l’ho provato sia quando ho portato la Ford, sia quando me ne sono salito definitivamente e quando sono andato in Croazia, fortunatamente al ritorno da Rovigno, ho visto un motociclista con una fascia lombare, l’ho comprata e ho risolto il problema con 10 euro.
L’altro cruccio, che non è il marito della cruccia ma un pensiero preoccupato, era quello di arrivare tardi all’imbarco non sapendo quello che potevamo incontrare per strada, fortunatamente a posto anche questo e alle sei siamo stati a Napoli pronti per l’imbarco, ci siamo sistemati, ci siamo riposati e rinfrescati sul ponte in attesa di salpare.
Partenza puntuale alle otto da Napoli e per la prima volta lasciando il porto ho visto il golfo, perché quando arrivavo mi svegliavo sempre quando eravamo già dentro il porto, così ho visto che da una parte ci sono tre isolette una dietro all’altra sempre più grandi: Nisida (tipo isola delle femmine), Procida e poi Ischia, che ricordano vagamente le isole Eolie, se non altro per la sequenza: Lipari, Vulcano e Salina, dall’altra parte ma molto più distante Capri.
A poppa si stava che era una meraviglia, quando ad un tratto mi è sembrato che la nave arrancasse, allora dissi a mia moglie che forse la nave aveva preso un tratto jn salita, lei decisamente mi ha detto di no, però tutto ad un tratto sono arrivati come se rotolassero una flotta di cinesi o giapponesi, gente con gli occhi a mandorla comunque e con le macchine fotografiche.
Io resto convinto che la nave fosse in salita e che tutti questi orientali erano rotolati a poppa, mia moglie insiste dicendo di no e io non voglio litigare proprio ad inizio vacanza, comunque erano tutti li a farsi i selfie con bastoni e telefonini, poi arrivati ad un certo punto hanno cominciato a farsi le foto di gruppo e uno di loro rivolgendosi a me che li guardavo mi disse:
Venile venile pule tu, fai fito con noi, io poi mettele foto in settimana enigmistica cinese e dile chi è l’intluso?, io chiaramente non ho accettato, ho resistito al fascino della notorietà internazionale, scherzo a parte siamo scesi in cabina, abbiamo consumato la cena a sacco e siamo andati a letto svegliandoci a Palermo dopo un viaggio bellissimo.
Appena arrivati e sbarcati, colazione con cornetto con ricotta e cappuccino, scarico bagagli, cambio costume, carico spiaggine e ombrellone e via a Terrasini dove mi aspettava Mery per il primo bagno siciliano, si perché il primo bagno in assoluto l’avevo fatto a Rovigno, questa è la prima volta che mi faccio le vacanze a casa mia.
La settimana e poi passata tra lavori per un pluviale rotto, la rottura del tubo dell’aria condizionata a causa del pluviale, lavare e stirare, ripristinare il giardino di pompa, terra e fiori, disinfestazione e trattamento anticogginiggia, avvocato io e avvocato Mary, insomma tutto quello che ti trovi da fare dopo che manchi da quasi un anno.
Finalmente dopo un paio di bagni a Isola, e una piscina a Villagrazia siamo partiti per Marina di Ragusa, cinque giorni di totale e completo relax, una vacanza con “V” maiuscola, abbiamo fatto il bagno in spiagge bellissime e mare pulitissimo, Donnalucata, Playa Grande, Casuzze e Punta Braccetto.
E’ inutile dirvi che tutto era organizzato, pulito e rilassante, niente “muluni e babbaluci” e nemmeno “chi ghiccasssi u sangu ru cuori”, docce ad ogni 30/40 metri, contenitori per la spazzatura, pochi lidi e molta, moltissima spiaggia libera, pochi “vu cumprà” e nessun posteggiatore, ne abusivo e ne autorizzato.
Perché Marina di Ragusa ….. perché ho deciso di visitare poco alla volta questa parte di Sicilia, la più lontana e mai vista, perché andiamo a vedere le cose degli altri e le nostre le snobbiamo, perché sono i luoghi di Montalbano e perché da ragazzo il mio compagno di classe Bruno, ci andava tutte le estati e mi faceva una testa così, tanto che ho voluto vedere e toccare con mano.
Ora, sarà perché ripeto ho già visto tanto, o per via della crisi economica, sarà per l’ISIS, o perché mi sto facendo vecchio, dai racconti di Bruno mi aspettavo di più, per carità un posto bello tipo Mondello ma non così elegante e nemmeno così mal frequentato, la stessa striscia di sabbia per larghezza e lunghezza, stesso lungomare ma senza quelle orribili barriere e gabine che ostruiscono la vista, pulito e piastrellato.
E allora? Non so avrei voluto “percepire altre sensazioni”, certo non sono più i tempi di “signorina la posso accompagnare” o “del culo che non ha visto mai camicia” (erano questi i tempi raccontati da Bruno), ora è tempo che tutti fanno le vacanze, tutti viaggiano oramai, oggi sono le ragazze ad accompagnarti senza neanche chiederlo, diciamo che si è perso un po’ di quella “magia” e questo nell’aria si sente, è tutto scontato, tutto terribilmente normale.
Però due vecchie cose le ho ritrovate, ragazzi che giocavano a tamburelli come ai miei tempi (pensavo non esistessero più e che i tamburelli fossero superati), ho contato ben 14 coppie che giocavano e lo facevano bene, giocavano come Dio comanda e l’altro è che mi sono abbronzato di nuovo il naso come ai tempi delle “clodet”, chi non ha prontezza della cosa basta leggere “Mi racconto”, ho il naso (una pista d’atterraggio per cui ci pago pure l’IMU) rosso e spellato ….  è come un peperone.
Del resto la grandezza delle persone si misura dalla grandezza del naso, Siranò de berjerak, Depardieu, io, u nonnu Turiddu, a noi persone dal grande fiuto, queste cose possono succedere, comunque tornando a Marina di Ragusa è un gran bel posto.

Così come è un bel posto il B&B dove ero alloggiato, era in collina a un kilometro dal lungomare, in un profondo silenzio e con un panorama mozzafiato, stanze fresche ed accoglienti, veranda-solarium e cucina –soggiorno però in comune, solo che non c’era nessuno ed era tutto per noi, così non abbiamo dovuto litigare per niente e con nessuno.

mercoledì 7 giugno 2017

lunedì 5 giugno 2017

Finalmente

Avete visto che scrivo più spesso !? perchè vuol dire che mi capitano più cose da raccontare e quando mi capitano più cose da raccontare ? quando con la bella stagione (insomma quasi quasi meglio in inverno) mi muovo in giro per il mondo e posso raccontare cose nuove.
Finalmente ! finalmente dopo tanti tentativi sono stato a Trieste, era un mio obiettivo di viaggio e l'ho vista, niente di particolare anche per via della giornata uggiosa, ma ho arricchito il mio bagaglio di conoscenze, mia moglie mi dice di non allargarlo assai questo bagaglio, perchè la casa è piccola e non abbiamo dove metterlo.
Trieste comunque è graziosa, stile "borbonica" per intenderci, sa molto di Austria solo che c'è il mare ed è un pò sporchina, in questo somiglia tanto alle città dell'Est, devo dirvi che abituato al foro italico a Palermo, la strada principale che costeggia il golfo può impressionare qualche altro e anche dalla piazza Italia mi aspettavo di più, bella indubbiamente ma non mi ha riempito il cuore.
Al ritorno e non era previsto, ci siamo fermati a "Redipuglia", che non è un rinomato ristorante pugliese, ma uno di quei luoghi al confine dove morirono migliaia di italiani e anche stranieri nella guerra, difatti c'è un sacrario enorme che raccoglie le tombe di tutti i caduti, un grande sarcofago in marmo ai piedi della collina dove giace il generale Lamarmora e dietro di lui tutte le tombe in ordine alfabetico dei soldati.
A Trieste sono andato con mia nipote Carmen e di conseguenza sono stato due giorni da loro a Poredenone, due giorni piacevoli, in compagnia e con gli affetti di sempre che la vita a seminato al nord, soli noi (si fa per dire), solo loro, soli Cettina, sola la zia Anna, sola Rossana, Raffaele no, lui è sempre circondato di belle e tante "jolande".
A proposito di Carmen e di finalmente, finalmente il 2 giugno sono andato in Croazia, qualche 5 o 6 anni fa quando ero ancora un cittadino della repubblica della "munnizza" (quello che c'è a Palermo non lo vedo in nessun posto), mia cognata Nunzia mi disse: appena salgo a trovare mia figlia in estate e voi siete da Ambra, con Daniela ce ne andiamo a passare una settimana in Croazia.
Mia cognata qua d'estate non c'è mai venuta perchè è sua figlia che in estate va a Palermo, così mi misi u pucciu ntiesta e voi lo sapete, io la notte non ci dormo e non appena mi è capitata l'occasione via in Croazia.
Lo scorso anno a causa del matrimonio di Ambra (ve ne parlo del nuovo arrivo, ve ne parlo ....) e del mio trasferimento, il nostro 35° anniversario di nozze e per la prima volta lo abbiamo passato distanti e da soli, così per rifarci a natale i miei figli ci avevano regalato dei soldi per un anticipo per la crociera, in inverno mia moglie lavora sempre, in estate siamo a Palermo e nei ponti primaverili non si poteva fare e allora ?
In un primo momento avevamo pensato di posticipare i festeggiamenti del 35° andando a Cannes a trovare mio nipote Domenico, era una vacanza ben articolata che passava pure per Torino, per questioni logistiche l'abbiamo rimandata ad un'altra volta e così per Pasqua un mio amico mi ha detto di essere stato a Rovigno (Croazia) e mi sono fatto venire l'idea, se aspetto a Nunzia ...... ora ci vado da solo e così è stato.
E' stata una breve e bella vacanza, rilassante tranne il viaggio perchè mi perdo sempre, ma la mia "anziana" si è riposata un poco, sempre lavare e stirare e spolverare e spazzare, anche qua ha voluto lasciare tutto pulito, ma meno male che erano solo 16 metri quadri.
Rovigno è bello, un posto frequentatissimo e rilassante allo stesso tempo, per darvi un'idea sembrava La Zise, Sirmione, Scopello, per certi versi spiaggia esclusa naturalmente, anche Balestrate con la sua pineta a ridosso del mare, piena piena di isolette tutte la davanti, piccole e più grandi un bel posto, ma per chi ha casa a Palermo preferisce venire in Sicilia.
Era pieno zeppo di veneti e friulani, un pò meno milanesi e tedeschi e poi piccolissime percentuali di altre razze, era pieno come l'uovo ma era rilassante, il mare bello, pulito e poco salato, peccato non c'era la spiaggia, ma almeno tornavi a casa pulito, c'erano gli scogli e come Scopello le pietre e poi la sabbia, poi c'erano un paio forse tre moli che con la scaletta ti facevano superare le pietre e scendevi direttamente sulla sabbia.
Perfetto direte voi, insomma niente è perfetto, c'è sempre qualcosina che non va, il mare era pulitissimo, c'erano dei pesci belli grossi che non ti davano fastidio e c'era la paura delle meduse, sulle pietre se ne erano "spiaggiate" alcune belle grosse, ma il pericolo maggiore erano le lappane, no, non è il pesce lappana, è quell'ammasso di carne morta che penzola tra le gambe dei vecchi (per fortuna io ancora no).
Esatto nel posto migliore dove fare il bagno c'erano un sacco di nudisti, tutti vecchi guerrieri con le "scimitarre" morte "legate" in mezzo alle gambe, quando scendevano la scaletta sembrava calassero prima l'ancora, un penoso spettacolo di "walter" uccelli morti come li chiama la Litizetto.
Per non dirvi del vasto assortimento di "Jolande", jolande arrivitticati tri e quattru vuoti, con e senza barba, tutte disposte sulla "spiaggia" come sul banco di un mercatino dell'usato, ma no di seconda mano, proprio cose da rottamazione, peccato, perchè non ce ne era una bella da vedere, a parte lo stupore di mia moglie che in un primo momento non ne aveva capito niente.
Una mattinata poi sono stato a Pola, anche qui sono rimasto deluso mi aspettavo di più, forse sto diventando vecchio, oppure ho già visto tante cose belle (jolande escluse) che ora mi lasciano un pò così, ma è la seconda volta che mi capita, forse è arrivato il momento di smettere di viaggiare, anche perchè sbaglio sempre strada.
Ora vediamo, intanto vado a Palermo, poi al ritorno se ho tempo passo da Arezzo e Livorno, prima o poi vado a Cannes e poi voglio vedere La Zise di giorno (l'ho vista solo di sera) e chi lo sa anche Riva del Garda, a Lugano ci voglio andare e anche a Hinsbruch e poi Cortina che è da un pezzo che ci voglio andare e in Sardegna a trovare Stefano e poi va bene, in Irlanda a Dublino che è il sogno di mia moglie e poi smetto e mi dedico al nipotino.
No non è maschio, ancora non si sa, però si conosce già il nome del baby sitter, io ncacerto, a settembre mi iscrivo a lezioni, Leonardo e Ambra sono d'accordo a condizione che la vizio, perchè io penso che sia femmina, come il film, "speriamo che sia femmina", volete sapere come me l'hanno detto ?
La sera del mio 63° compleanno sono andato da Ambra a mangiare e poi mi hanno detto, ora prima della torta andiamo giù in taverna per il regalo, scendo le scale e trovo appeso ad un palloncino una casetta con una specie di foto dentro, io senza occhiali non vedo bene e così loro mi guardavano sorridenti senza dire niente, mia moglie compreso, ma io non capivo che cosa fosse.
Ad un certo punto mi hanno tolto dall'impaccio è mi hanno detto auguri papà hai capito cos'è ? io a tutto pensavo tranne che si trattasse dell'ecografia e così poi: ..... è la prima fotografia del tuo o tua nipotina, voi sapete che io sono "glacialmente" inglese, ma dentro di me ho notato qualcosa, farfalle nelle stomaco !? non ve lo so spiegare, però ho realizzato il perchè vivevo a Tombolo e non a Palermo.
Ambra sta bene e Leonardo pure, tutto procede bene e appena conosco il sesso vi giuro che ve lo dico, a proposito molto probabilmente il 10 giugno festeggio i 36 anni di matrimonio con Cetty a Bologna e poi a luglio 4 giorni a Marina di Ragusa, detto tra noi spero che li le Jolande siano migliori.