Per raccontare Palermo-Avellino e dare un senso compiuto alla partita dei rosa, che poi in linea di massima è il trend di tutto il campionato dei rosanero, ho dovuto prendere a prestito la frase cult della serie televisiva “Casa Vianello”, la dinamica è sempre la stessa: Palermo eterno sornione, cinico, con i successi dei rosa, che non risiedono in trame complesse o speciali, ma nella ripetitività rassicurante dei suoi schemi senza gioco.
il tifoso sa esattamente cosa aspettarsi,
l’equivoco è quello iniziale, l’assenza di un piano di gioco, che poi presenta
una squadra dal gioco goffo, prevedibile e di routine, con il solito intervento
risolutore di Pohjanpalo e meno male che c’è, una monotonia, che se non fosse
per la fede, sarebbe veramente dura stare davanti al televisore per 90 minuti.
Io resto un convinto assertore, che il
gioco del calcio è e resta uno spettacolo, che in questi ultimi 4 anni a Palermo
si è visto poco, “che noia, che barba, che barba, che noia”, con questo
movimento ritmico basso, ricambiato da un affetto profondo e inscindibile,
dall’amore immenso per questi colori, più che per i protagonisti.
Guardando anche
le partite delle squadre che ci stanno davanti, è difficile riuscire a
immaginare il Palermo tra le prime due a fine campionato, credo che il Palermo
debba puntare a chiudere nella miglior posizione possibile, un terzo posto, per
poi giocarsi tutto nei playoff, che sono sempre complicati e imprevedibili, la
squadra ha subito profondi cambiamenti, ma non sono bastati, perché non
sono stati inseriti in un impianto di gioco propositivo e funzionale, per
raggiungere l’obiettivo del Palermo.
Le aspettative dei rosanero,
dovevano essere di un campionato
più arrembante, con una classifica migliore, tra le prime due, abbiamo perso
punti importanti durante il campionato e adesso la situazione si è complicata,
perché delle prime tre in classifica, il Venezia
è la squadra più completa, il Monza sta
mostrando grande carattere e ha tutte le carte in regola per salire
direttamente, ma anche lo stesso vale per il Frosinone.
Al Barbera abbiamo visto un bell’Avellino,
è piaciuto molto per l’atteggiamento, lo spirito e la generosità, da qui alla
fine del campionato, dobbiamo incontrare: Frosinone, Cesena, Reggiana,
Catanzaro e Venezia, e dobbiamo fare delle grandi partite per meritare il
nostro obiettivo, play off a parte, dobbiamo essere più bravi a dare soluzioni
di gioco a chi ha la palla.
Mettere in condizione il
nostro marcatore principe, di ricevere più palloni e magari possibilmente più
giocabili, non dobbiamo essere troppo sbilanciati, perché quando si perde la palla
dobbiamo sbagliare pochissimo, dobbiamo sbagliare il meno possibile, il Barbera
emoziona, è un ambiente che ti esalta, che si merita indiscutibilmente la serie
A, ma da solo non può bastare.
Ora testa allo spareggio di Frosinone, il
Palermo contro l’Avellino ha fatto il suo dovere, senza incantare, ma la
vittoria era l’unico obiettivo e la squadra l’ha centrato, mantenendo viva la
rincorsa se pur complicata, alla seconda posizione, i rosanero hanno gestito la
gara senza correre grandi rischi, anche se l’Avellino si è rivelato più
pericoloso del previsto, anche in dieci dopo l’espulsione.
Ospiti in inferiorità numerica per oltre un tempo e il Palermo non è riuscito a chiudere subito i conti, anzi, nella parte centrale del secondo tempo è emersa qualche ombra: squadra confusa, ritmi bassi e poca incisività, a 10 minuti dalla fine è arrivato il gol della sicurezza, su una giocata verticale ben costruita, un lampo nel gioco monotono del Palermo, che ha definitivamente spento le speranze degli avversari.
Resta però la
sensazione di una squadra che occupa una posizione di classifica coerente con
quanto espresso finora: solida ma non dominante, concreta ma raramente
brillante, una squadra che allo stato attuale, ha una condizione che non basta
per la promozione diretta, soprattutto considerando la continuità del Frosinone
e del Monza, in casa i rosa hanno fatto dieci vittorie nelle ultime undici gare
casalinghe, ma venerdì si va a Frosinone, però le dieci vittorie in casa, restano
un segnale importante in ottica playoff.
La trasferta
di Frosinone rappresenta il momento della verità, un vero spartiacque della
stagione: servirà una prova di forza, caratteriale prima ancora che tecnica,
per dimostrare di poter ambire davvero al salto in Serie A, anche perché non è
da escludere che proprio i ciociari possano ritrovarsi sulla strada dei
rosanero negli spareggi promozione.
A Frosinone poi
c’è la situazione Joronen, l’eventuale assenza del portiere, potrebbe pesare
sull’equilibrio di una squadra, che continua a vivere su un sottile filo tra
solidità e fragilità, la sfida contro il Frosinone dirà molto e adesso arrivano
le partite che pesano, quelle che determinano una stagione.


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